Benedetto XVI, il papa cultore della musica

Benedetto xvi al piano

«Voi siete custodi della bellezza; voi avete, grazie al vostro talento, la possibilità di parlare al cuore dell’umanità, di toccare la sensibilità individuale e collettiva, di suscitare sogni e speranze, di ampliare gli orizzonti della conoscenza e dell’impegno umano. Siate perciò grati dei doni ricevuti e pienamente consapevoli della grande responsabilità di comunicare la bellezza, di far comunicare nella bellezza e attraverso la bellezza!». Così papa Benedetto XVI si rivolgeva agli artisti nell’incontro tenutosi in Cappella Sistina il 21 novembre 2009.


In queste parole, pronunciate il giorno prima della Festa di Santa Cecilia, patrona della musica, si racchiude la visione di Joseph Ratzinger sull’arte. In questi giorni scorrono le immagini di repertorio del vecchio papa che da poco ha lasciato questo mondo, tra le quali ricorrono quelle che lo vedono seduto al pianoforte, intento a suonare Mozart, compositore che adorava anche per motivi biografici, dal momento che il suo villaggio natale è a pochi chilometri dal confine con l’Austria. Un papa musicista, quindi, o comunque cultore della musica. In verità, specie in passato, tutti gli ecclesiastici in qualche modo lo erano. La ratio studiorum dei seminari prevedeva l’insegnamento del canto gregoriano e figurato. Tutti sapevano leggere la musica, e tra questi più di qualcuno emergeva per talento compositivo.


Tra i pontefici degli ultimi due secoli che si occuparono della materia, si ricorda in particolare san Pio X, papa dal 1903 al 1914 e compositore dilettante in gioventù, che con animo di pastore (fu di fatto l’unico papa a essere stato parroco durante la sua carriera) disciplinò la musica da eseguire durante le liturgie in modo che fosse “depurata” da stilemi profani allora imperanti, con il Motu Proprio Inter Sollicitudines del 1903. Poco prima del Concilio Vaticano II, l’enciclica di Pio XII Musicae Sacrae Disciplina del 1955 ne richiama i contenuti. Con il Concilio si tornò a legiferare in materia, sia con la costituzione Sacrosanctum Concilium (1963) che con la successiva istruzione Musicam Sacram (1967), che confermarono i concetti di fondo stabiliti da Pio X, adattandoli alla liturgia riformata. Nel centenario di Inter Sollicitudines ecco il chirografo di san Giovanni Paolo II.


Quelli elencati sono atti ufficiali, normativi. Di Benedetto XVI, in materia, non annoveriamo nessun provvedimento del genere. Benedetto fu, come riconosciuto anche dagli “avversari”, un grande pensatore, che sapeva parlare di teologia e filosofia in modo sublime, ma per carattere non era uomo di grandi atti d’imperio e di governo. Preferiva persuadere con la parola, il ragionamento, la testimonianza. E, infatti, di Ratzinger-Benedetto rimangono tanti e tanti scritti riguardo la musica, sempre caratterizzati da un anelito verso l’Alto, ma che possono essere fatti propri anche da chi si occupa di musica profana. Nella sua personalità così complessa e variegata, al di là delle semplificazioni giornalistiche che lo definivano come un arcigno conservatore, la passione per l’arte e la musica era una componente fondamentale, fin da bambino.


Ricevette una prima educazione musicale già in famiglia, come da tradizione d’Oltralpe, e nella parrocchia d’origine. L’armonium regalato dal padre ai figli permise poi in particolare all’amato fratello Georg di coltivare una passione che lo portò a dirigere il prestigioso coro della Cattedrale di Ratisbona. Joseph invece rimase un “dilettante”, nel senso più nobile del termine, della musica, prediligendo lo studio e l’insegnamento della teologia. Questa predilezione, però, non gli impediva di spaziare e di intendere il fenomeno religioso in senso globale. Già nel 1974 affermava: «La Chiesa dev’essere ambiziosa; dev’essere una casa del bello». La desolante situazione musicale che si è venuta a creare dopo la riforma della liturgia successiva al Concilio Vaticano II fu per Ratzinger una continua fonte di amarezza. Già negli anni ’80 constatava lo «spaventoso impoverimento che si verifica nella Chiesa là dove si mette alla porta la bellezza non finalizzata e ci si sottomette invece esclusivamente all’“uso”» che «non ha reso le liturgie davvero più comprensibili, più aperte, ma solo più povere. Liturgia “semplice” non significa misera o a buon mercato: c’è la semplicità che viene dal banale e quella che deriva dalla ricchezza spirituale, culturale, storica».


Troppo spazio richiederebbe scorrere tutto ciò che Ratzinger-Benedetto ha detto sulla grande musica e i grandi musicisti. Tra le sue più belle citazioni riportiamo solo quanto disse nel 2015 riguardo la grande esperienza della musica occidentale: «Nell’ambito delle più diverse culture e religioni è presente una grande letteratura, una grande architettura, una grande pittura e grandi sculture. E ovunque c’è anche la musica. In nessun altro ambito culturale c’è una musica di grandezza pari a quella nata nell’ambito della fede cristiana: da Palestrina a Bach, a Händel, sino a Mozart, Beethoven e Bruckner. La musica occidentale è qualcosa di unico, che non ha eguali nelle altre culture. Certo, la musica occidentale supera di molto l’ambito religioso ed ecclesiale. E tuttavia essa trova comunque la sua sorgente più profonda nell’incontro con Dio». E infine, riguardo l’educazione musicale dei giovani, nel 2010 ebbe a dire: «Lo studio della musica riveste un alto valore nel processo educativo della persona, in quanto produce effetti positivi sullo sviluppo dell’individuo, favorendone l’armonica crescita umana e spirituale. Le condizioni attuali della società richiedono uno straordinario impegno educativo in favore delle nuove generazioni».


Ora Joseph Ratzinger è morto. Rimangono i suoi scritti, la forza dei suoi argomenti. Il Vangelo dice che “se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”. Speriamo che la sua dipartita possa portare più frutto di quanto non abbia potuto fare in vita, quando molte volte si è avuta la sensazione che sia stato lasciato, appunto, solo.

 

 

 


Fonte: Federico Michielan in Connessi all'Opera

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