Tra i 6 nuovi Venerabili, anche uno scelto da Pio X

Provenienti da Italia e Spagna, tra loro figurano 4 sacerdoti, una religiosa e una donna laica  

Miguel Costa y LloberaIl Venerabile Servo di Dio Miguel Costa y Llobera

Papa Francesco, nel corso dell’udienza odierna al cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, ha autorizzato la promulgazione dei Decreti riguardanti il riconoscimento delle virtù eroiche di sei Servi di Dio che così diventano Venerabili. Si tratta di Miguel Costa y Llobera, Gaetano Francesco Mauro, Giovanni Barra, Vicente López de Uralde Lazcano, Maria Margherita Diomira del Verbo Incarnato e Bertilla Antoniazzi.

 

Miguel Costa y Llobera: adorazione eucaristica e devozione mariana

Canonico della Chiesa Cattedrale di Maiorca per volere di San Pio X, Miguel Costa y Llobera è vissuto in Spagna tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi vent’anni del secolo scorso. Nato da famiglia nobile e facoltosa, divenne sacerdote nonostante l’iniziale opposizione del padre. Predicatore appassionato e confessore, uomo di preghiera e poeta, fu anche professore di archeologia sacra e storia della letteratura. Chi lo conobbe lo descriveva come «hombre muy piadoso e ilustrado».

Adorazione eucaristica e devozione mariana furono i pilastri della sua vita spirituale. Visse con distacco il possesso dei beni terreni che considerava un mezzo per aiutare i poveri. Particolare attenzione dedicò ai malati. Morì improvvisamente, in fama di santità, nel 1922, mentre pronunciava dal pulpito della chiesa delle Carmelitane Scalze di Maiorca il panegirico in occasione del terzo centenario dalla canonizzazione di Santa Teresa d’Avila.

 

Gaetano Francesco Mauro: evangelizzatore tra i contadini

Il calabrese Gaetano Francesco Mauro, fondatore nel 1928 della Congregazione dei Pii Operai Catechisti Rurali, fu invece sacerdote diocesano e visse tra la fine del 19mo e l’inizio del 20mo secolo. Negli anni della Prima Guerra Mondiale fu cappellano militare in Friuli e, catturato, trascorse un periodo di prigionia in vari campi di concentramento austriaci, dove si ammalò di tubercolosi. Rientrato in Calabria si dedicò ad alleviare con opere di evangelizzazione e promozione umana la miseria, l’ingiustizia e l’ignoranza religiosa dei contadini, dando vita nel 1925 all’Associazione Religiosa degli Oratori Rurali (A.R.D.O.R.), per l’insegnamento della dottrina cristiana nelle campagne, la cui sede stabilì presso l’ex convento di San Francesco di Paola a Montalto Uffugo che qualche anno prima aveva restaurato.

Nel 1943 la Santa Sede decise di accorpare alla giovane Congregazione dei Catechisti Rurali quella dei Pii Operai, fondata da Carlo Carafa nel 1602: nacquero così i Pii Operai Catechisti Rurali che dopo la Seconda Guerra Mondiale intensificò l’opera missionaria nelle zone rurali della Calabria e di cui il Servo di Dio nel 1956 fu nominato Superiore generale. Nei suoi diari racconta la “notte oscura”, una forma di depressione, vissuta sempre saldo nella fede e con speranza: una prova spirituale che lo accompagnò fino agli ultimi giorni.

 

Giovanni Barra: un prete felice

Da una famiglia contadina di Riva di Pinerolo, in provincia di Torino, invece era nato nel 1914 il Servo di Dio Giovanni Barra. Sacerdote diocesano, assistente dell’Associazione Giovanile di Azione Cattolica, istituì nel 1943 a Pinerolo una sezione della Federazione Universitari Cattolici Italiani (FUCI) della quale si occupò fino al 1965. Liturgia e carità animarono sempre il suo impegno in altre associazioni cattoliche. Aprì la “Casa Alpina” per la gioventù a Pragelato, luogo di preghiera e incontro per giovani e famiglie durante l’estate.  Visse sempre il sacerdozio in unione a Cristo come dono del Signore e dal 1969 fu Rettore del Seminario Vocazioni Adulte di Torino dove mise la preghiera al centro della formazione dei seminaristi.

Acuto osservatore dell’animo umano, aveva una parola di speranza per tutti, come educatore fu un anticipatore di comportamenti ecclesiali che sarebbero maturati con il Concilio Vaticano II.  Prete giornalista, fondò anche alcune riviste e si pose in dialogo con diversi intellettuali. Nel suo testamento spirituale, scrisse: “Se guardo al passato sento in me un’ondata di gioia e di riconoscenza salirmi dal cuore. Sono veramente un prete felice del mio sacerdozio”. Neanche nella malattia perse mai la gioia, vissuta come espressione della pienezza di vita in Dio.

 

Vicente López de Uralde Lazcano: testimone di pace e speranza

Tra i nuovi Venerabili c’è poi il Servo di Dio Vicente López de Uralde Lazcano, sacerdote professo della Compagnia di Maria, vissuto in Spagna tra il 1894 e il 1990. Uomo di preghiera, in profonda unione con il Signore, fu insegnante, cappellano e confessore apprezzato da alunni, ex alunni, sacerdoti e altri fedeli del Collegio “San Filippo Neri” di Cádiz, dove rimase per 62 anni.

Molto amato dagli studenti a cui sapeva donare pace e speranza, mai interruppe l’attività di docenza, neppure nel corso della guerra civile quando non esitò a difendere i ragazzi del collegio dall’occupazione dei miliziani e a mettere in salvo l’Eucaristia. Dopo la pensione si dedicò assiduamente al sacramento della Riconciliazione trascorrendo fino ad otto ore al giorno nel confessionale e divenendo un punto di riferimento spirituale per la città di Cadiz.

 

Maria Margherita Diomira: partecipe dei dolori della Passione di Cristo

Di indole quieta e docile, dedita alla preghiera e alla vita ritirata, a un amore particolare per l’Eucarestia e la Vergine Maria fu la Serva di Dio Maria Margherita Diomira del Verbo Incarnato, al secolo Maria Allegri, religiosa professa della Congregazione delle Stabilite nella Carità del Buon Pastore che visse una breve esistenza terrena, tra il 1651 ed il 1677 in Toscana. Per riparare i peccati si sottoponeva a penitenze e mortificazioni. Resistendo alla forte opposizione del padre entrò prima nel monastero fiorentino delle Camaldolesi di San Giovanni Evangelista di Boldrone, poi, sempre a Firenze, nel Monastero delle Stabilite nella Carità di Gesù Buon Pastore, dedite all’educazione delle fanciulle povere e all’accoglienza dei pellegrini.

Maria Margerita Diomira fu arricchita da Dio con doni spirituali straordinari, come profezie, visioni, estasi, la capacità del consiglio e la partecipazione ai dolori della Passione di Cristo, ricevendo anche le stimmate. Non le mancarono periodi di tormenti interiori. Molte persone, tra nobili, sacerdoti e Vescovi si recavano da lei per chiedere consiglio e conforto spirituale. Ammalatasi di tisi, si offrì vittima d’amore al Signore e morì a Firenze all’età di soli 26 anni.

 

Bertilla Antoniazzi: l'offerta della vita e dell'infermità

Tra i nuovi venerabili c’è anche un’altra donna: una laica. Si tratta della Serva di Dio Bertilla Antoniazzi vissuta appena vent’anni, tra 1944 e il 1964 in Veneto. Ricoverata ad appena nove anni nell’ospedale di Vicenza per una grave dispnea dovuta ad endocardite reumatica, fu accompagnata dalla malattia che la costrinse a stare sempre in casa: dotata di grande forza d’animo, comprese quindi che la sua missione era quella di consolare chi soffriva e di riavvicinare i peccatori e le anime a Dio attraverso l’offerta della vita e dell’infermità.

Mai si chiuse in sé stessa: con i medici e gli infermieri stabilì rapporti di amicizia e con le altre ammalate un’intensa corrispondenza epistolare. In totale affidamento a Dio nella preghiera, non si lamentava mai, neanche negli ultimi due anni di vita trascorsi a letto quando comparvero le piaghe da decubito, il cuore andò in insufficienza valvolare e i polmoni in edema. In pellegrinaggio a Lourdes nel 1963, alla Madonna non chiese la guarigione, ma la santità.

 

 

 


Fonte: Paolo Ondarza in VaticanNews.va

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