Iscrizione al bollettino settimanale

San Pio X e i Cappuccini Veneti

 

 

Quello di Pio X era un cuore d’oro, dall’espansione universale come il Cuore di Cristo. C’era un posto per tutti e per i singoli.

Che amasse i Frati Cappuccini lo documenta la semplice lettura dell’elenco dei suoi atti pontifici. Forse, terziario francescano fin dal 1870, era portato a preferirli per quella povertà, semplicità e serenità che riscontrava in loro e alla quale si sentiva portato per costituzione, per educazione e soprattutto per impegno spirituale.

Dichiarò Beati due cappuccini; quattro elevò a dignità arcivescovile; diciannove collocò su troni episcopali; tredici nominò Prefetti Apostolici; dieci consultori di Sacre Congregazioni; cinque ufficiali della Curia Romana; cinque Visitatori Apostolici e uno Amministratore Apostolico; affidò ai cappuccini nove Prefetture Apostoliche e tre Vicariati Apostolici (1).

Le parole più elogiative della loro fisionomia francescana le scrisse particolarmente in due occasioni: nella ricorrenza dei 700 anni di vita dell’Ordine Francescano (lett. apost. Septimo jam pleno saeculo del 4 ottobre 1909) (2) e nell’approvazione delle rivedute Costituzioni dei Cappuccini (lett. apost. Vicarium Pastoris aeterni dell’8 settembre 1909) (3).

Relazioni e incontri di Pio X con Cappuccini se ne raccontano a bizzeffe con delizioso sapore di ‘Fioretti’. Ci limitiamo ad alcuni, riguardanti i Cappuccini veneti.

 

Un guardiano dalla «poca generosità»

Il primo documento rivelatore di amichevole relazione con un cappuccino veneto è una lettera che egli, Vescovo di Mantova, scrisse al superiore dei Cappuccini di Villafranca Veronese, p. Geminiano da Bassano. È datata: Mantova, 9 marzo 1886.

Dopo avergli concesso le facoltà pastorali richieste, data la limitrofia del convento di Villafranca con la diocesi mantovana, mons. Sarto, sul serio sebbene in modo amichevolmente scherzoso, scrive:

“Oh quanto desidero di venir a passare un giorno a Villafranca, quantunque nella sua poca generosità Ella non me ne faccia invito! … Verrò anche a dispetto di chi non mi invita”. Conclude in tono più serio: “Mi raccomandi intanto e mi faccia raccomandare al Signore da codesta ven.da famiglia, perché ne ho tanto bisogno, ed Ella m’abbia sempre quale godo confermarmi con vera stima ed affetto suo obbl. affez. Come fratello … Giuseppe Vescovo” (4).

 

Andrea Giacinto LonghinP. Andrea Longhin ‘Suo’ Vescovo

Patriarca di Venezia, card. Sarto vide con benevolenza e apprezzò con affetto figure e opere dei Cappuccini del SS Redentore.

Una sua foto-ritratto, esposta ancor oggi nel refettorio del convento, ricorda con un’iscrizione in calce che card. Giuseppe Sarto si compiacque sedere a mensa con i religiosi.

Prediligeva il direttore dei chierici cappuccini, p. Andrea da Campodarsego. Lo scelse quale predicatore di ritiri mensili per i chierici del suo seminario; più volte lo additò quale competente predicatore e illuminato direttore di spirito a monasteri e istituti religiosi femminili del patriarcato; nel sinodo diocesano del 1898 lo costituì esaminatore sinodale; indirizzava a lui per consiglio i suoi preti nei casi più intricati; egli stesso lo richiese più volte in difficili quesiti dottrinali. Svelò l’ammirazione che ne aveva al proprio nipote Don Giambattista Parolin: “Quel frattino non pare che la sappia lunga?”.

Dopo aver accettato piangendo il peso della tiara papale, Pio X seguì sempre con ininterrotto affetto i Cappuccini della sua regione natale. Appena eletto Pontefice, tra gli innumerevoli telegrammi di felicitazione, gradì quello che p. Andrea, allora provinciale, gli inviò, protestante “filiale amore obbedienza” a nome della “Provincia veneta Cappuccini” (5).

Tra i primi atti del pontificato, Pio X si trovò impegnato a scegliere un vescovo per la sua diocesi natale di Treviso, rimasta sede vacante. Puntò gli occhi su quell’esile padrino della Giudecca, p. Andrea. Gli si offerse, neanche a cercarla apposta, un’occasione propizia: p. Andrea, assolutamente ignaro di tutto, il 12 aprile 1904, trovandosi a Roma per impegni di provincialato, si presentò al Santo Padre per una visita di cortesia.

Fu in quell’udienza che p. Andrea si sentì imporre da Pio X la croce dell’episcopato. Lacrime, difficoltà, obiezioni, scongiuri del frate non mossero il Papa dalla sua decisione. Cinque giorni dopo, dal Segretario di Stato di Pio X, card. Merry del Val, p. Andrea veniva consacrato vescovo.

Vesti, suppellettile liturgica, croce pettorale, anello, orologio gli furono regalati dallo stesso Pio X che predilesse questo Vescovo della sua diocesi, del quale assicurava: “Ho scelto uno dei fiori più belli dell’Ordine dei Cappuccini per la mia diocesi”; “È uno dei miei figli primogeniti …, veramente santo, dotto, un vescovo dei tempi antichi”; “il vero Pastore secondo il cuore di Dio” (6).

Numerose lettere autografe di Pio X a mons. Longhin documentano la predilezione del Papa santo per il Vescovo cappuccino che, alla morte del suo Papa, potrà confessare con sincerità: “noi che … fummo tanta parte del suo dolcissimo cuore” (7).

 

s anna asoloFacciata della Chiesa di S. Anna e, a destra, l'entrata del convento dei Padri CappucciniChe i Cappuccini tornino ad Asolo!

Pio X, nei suoi anni di fanciullo trascorsi a Riese, più volte ammirò, non lontani dalla sua cas natale (aprendo le finestre di casa, se li vedeva di fronte), i Colli Asolani. Sul verde di quei colli, oltre la Rocca preromana, oltre la cattedrale della sua cresima e le classiche ville dei signori, s’era accorto di un vecchio convento, ormai abbandonato dai frati, ai margini del cimitero di S. Anna. Più tardi venne a sapere che quel convento era appartenuto ai Cappuccini, allontanati forzatamente dalla soppressione del 1769.

Dal trono di Pietro ricordò quel francescano luogo di pace e ne desiderò il ritorno dei Cappuccini. Fu proprio all’appena eletto vescovo Longhin che intimò: “Andando a Treviso, ricordatevi di chiamare i Cappuccini ad Asolo” (8).

Il desiderio di S. Pio X fu compiuto a distanza di 24 anni, nel novembre 1928, dopo mille difficoltà.

 

P. Serafino da Udine «diletto figlio»

Il 12 maggio 1905. I Cappuccini veneti elessero loro provinciale p. Serafino da Udine. Era una figura nota a San Pio X che, proprio il 16 dello stesso mese, gli inviò questo cordiale autografo:

“Al diletto figlio p. Serafino da Udine col voto ardentissimo che il suo governo come Ministro Provinciale sia coronato dai più soavi conforti e a tutti gli egualmente diletti figli Padri e Fratelli cappuccini della Veneta Provincia impartiamo con effusione di cuore l’Apostolica Benedizione” (9).

Pio X aveva conosciuto a Venezia quel cappuccino friulano. Era stato p. Serafino, dopo molte e pazienti pratiche, che aveva deciso il card. Sarto a costituire il Tribunale Ecclesiastico per il Processo Ordinario Informativo per la beatificazione del cappuccino veneto p. Marco d’Aviano. Ciò era avvenuto il 20 gennaio 1903 (10).

Fu a p. Serafino, ormai eletto definitore generale nel 1908, che Pio X chiese il nome di un cappuccino veneto che fosse di aiuto al predicatore apostolico p. Pacifico da Seggiano, eletto Generale dell’Ordine.

 

P. Luca Pasetto «Suo» predicatore

Battuta iniziale di una gustosa botta e risposta in dialetto veneto tra Pio X e p. Serafino: “No ghe xè tra i Padri della vostra Provinsia qualcun che el podaria darghe sto agiuto al p. Generale?”.

P. Serafino presentò alcuni nomi di oratori validissimi: p. Roberto da Nove, p. Ippolito da Venezia, p. Luca da Padova. Benché fosse giovane di trentasette anni, questo p. Luca Pasetto da Padova fu da Pio X scelto e nominato, il 13 gennaio 1909, quale pro-predicatore apostolico. Il 5 agosto 1914, in seguito all’elezione episcopale di p. Pacifico da Seggiano, Pio X nominò p. Luca predicatore apostolico definitivo (11).

È deliziosa la lettera che Pio X scrisse in data 13 gennaio 1909 al “caro Padre” Luca, istruendolo sul modo di tenere i sermoni quaresimali alla corte pontificia (12).

 

Odorico da pordenoneP. Odorico da PordenoneP. Odorico da Pordenone – Il Provinciale di Venezia

È questi un altro cappuccino veneto, conosciuto e apprezzato da Papa Sarto.

Fu a lui, allora guardiano del SS. Redentore in Venezia, che Pio X, ricevendo un gruppo di pellegrini veneziani nell’ottobre 1903, chiese notizie di p. Andrea da Campodarsego.

A p. Odorico, ministro provinciale, in un’altra udienza, Pio X espresse la più viva soddisfazione per la predicazione di p. Luca; anzi gli raccontò che il predicatore apostolico aveva tenuto un mirabile discorso su S. Giuseppe e che tanto a lui era piaciuto che aveva manifestato all’oratore il desiderio di averne lo scritto; scritto che p. Luca (tanto era umile!) non si decise affatto di presentargli, scusandosi col dire che era stato scritto male e con correzioni (13).

P. Odorico, nel Processo Diocesano di Venezia per la beatificazione di Pio X, dette preziose testimonianze sul Papa che aveva conosciuto e venerato.

 

padre Cornelio Sebastiano Cuccarollopadre Cornelio Sebastiano CuccarolloP. Cornelio Cuccarollo – Il Parroco della Tomba

Prima di morire, Pio X al vescovo di Adria mons. Anselmo Rizzi espresse il desiderio che la Parrocchia di S. Maria Assunta, basilica della Tomba, in Adria, fosse affidata ai Cappuccini; il loro arrivo – assicurava – “sarebbe una benedizione per Adria”.

Pregato di pensare ad altri, con un autografo al provinciale p. Odorico da Pordenone, Pio X ribadiva la sua volontà (14). A parrocchia accettata, a mezzo del segretario particolare mons. Giovanni Bressan, Pio X il 2 aprile 1914 vivamente ringraziava “per la carità fatta alla diocesi di Adria” (15).

P. Cornelio Cuccarollo da Mussolente entrava nella Tomba, quale primo parroco, la mattina del 30 agosto 1914; in Roma, nella Cappella Sistina, si stava svolgendo l’ultima ufficiatura funebre di Pio X, che scendeva nelle Grotte Vaticane per l’ultimo riposo.

Non batteva più quel grande cuore del Papa di Riese. Pio X fu davvero «affettuosissimo padre» per i Cappuccini della sua natale terra veneta.

 

 

 


Note:

  1. Analecta Ordinis Minorum Capuccinorum, 1914, vol. XXX, pag. 255.
  2. Id., 1909, vol XXV, pag. 305-313.
  3. Ibid., pag. 313-314.
  4. Lettera inedita, Archivio Convento Cappuccini di Villafranca Veronese.
  5. Annali dei Cappuccini veneti, mscr., vol. VII, fol. 66-67.
  6. P. Fernando da Riese Pio X. Il Vescovo di Pio X, Verona, 1961, capitoli iV e XXII.
  7. Id., pag. 413. Bollettino Ecclesiastico, Treviso, 1914, pag. 202.
  8. P. Gio Crisostomo da Cittadella, I Cappuccini in Asolo, Padova, 1940, pag. 92.
  9. Emilio Patriarca, Padre Serafino da Udine, Verona, 1942, pag. 39-40.
  10. Annali dei Cappuccini veneti, mscr. cit., (Arch. Prov. Cap. Mestre), fol. 55.
  11. Cfr. Mons. Luca Ermenegildo Pasetto (In memoriam), Padova, 1955, pag. 229-231.
  12. S. Pio X, Lettere, (raccolte da Nello Vian), Roma, 1954, lettera n. 275.
  13. Mons. Luca Ermenegildo Pasetto, op. cit., pag. 31-32.
  14. Datato: 17 marzo 1914 (si conserva in Arch. Prov. Cap. Mestre).
  15. (Si conserva in Arch. Prov. Cap. Mestre). Cfr. Un Arcivescovo che solo la morte ha fermato: Cornelio Sebastiano Cuccarollo, Verona, 1964, pag. 35.

 


Fonte: P. Fernando Tonello, cappuccino, da Ignis Ardens novembre-dicembre 1964

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