San Pio X nella storia del pensiero contemporaneo

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Massimo riformatore interno della Chiesa dopo il Concilio Tridentino e prima del Vaticano II, distruttore del Modernismo, Pio X, senza essere né un intellettuale né un teologo, si collocò pienamente nel contesto neoscolastico e neotomista dal quale attinse mezzi e metodi per la lotta all’eresia che alla fine estirpò e per la promozione della vita spirituale che fece prosperare. Di intelligenza più robusta che sottile, si differenziò da Leone XIII e lo completò sotto svariati punti di vista.


Giuseppe Melchiorre Sarto nacque a Riese presso Treviso nel 1835. Studiò nel Seminario di Padova tra il 1850 e il 1858. Sacerdote in quell’anno, fu fino al 1867 vicario a Tombolo e fino al 1875 curato a Salzano. Cancelliere vescovile di Treviso e direttore del Seminario diocesano da quell’anno al 1884, divenne poi Vescovo di Mantova e vi rimase fino al 1893, quando Leone XIII lo elesse Patriarca di Venezia e lo creò Cardinale. Visse sempre in modo santo e austero. Nel 1903 fu eletto Papa alla morte di Leone.


Assunto il nome dei grandi Papi perseguitati degli ultimi secoli, Pio X si dedicò solamente alla vita interna della Chiesa, essendo del tutto disinteressato alla politica e non avendo altro da aggiungere all’ammodernamento fatto da Papa Pecci. Il suo magistero si ricorda innanzitutto per l’estirpazione del Modernismo. Dopo svariati ammonimenti e prescrizioni all’Indice di diversi testi modernisti, Pio X promulgò il decreto Lamentabili con cui condannò sessantacinque proposizioni moderniste nel 1907, l’enciclica Pascendi Dominici Gregis nello stesso anno che lo contestava dottrinalmente e il motu proprio Sacrorum Antistitum con cui imponeva al clero un giuramento antimodernista, nel 1910.


La condanna di quella che Pio chiamò la sintesi di tutte le eresie era la condanna della resa quasi a discrezione allo storicismo, al soggettivismo, al relativismo e all’evoluzionismo di certa teologia e cultura che cercavano una conciliazione con la modernità. Essi volevano adattare la Fede ai mutamenti dello spirito umano trasformando i principi della Rivelazione e mettendo al centro della religione una generica forma di intimismo religioso, mentre rigettavano intellettualismo e soprannaturalismo, prospettando una apologetica che considerasse l’aspirazione naturale al divino in chiave immanentistica e che insistesse sull’evoluzione dei dogmi.


Pio X denunciò queste storture a cominciare dalle loro applicazione in esegesi biblica, per poi estendere la sua censura a tutti gli aspetti di questa eresia, contro la quale prese energici provvedimenti di contenimento. Ma non fu solo il Papa dell’antimodernismo e il suo magistero è anch’esso importante nei svariati suoi aspetti come quello dei suoi Predecessori.


Nell’enciclica Fermum Propositum additò ai gruppi sociali cattolici l’obiettivo di far regnare Cristo in ogni ambiente e sciolse quei movimenti che sembravano inclinare ad una sorta di modernismo politico. Pio X condannò il movimento Le Sillon che cercava di conciliare Cristianesimo e socialismo. Il Papa inoltre riformò la Curia Romana con la costituzione apostolica Sapienti Consilio del 1908, avviò la compilazione del Codice di Diritto Canonico, riorganizzò il Conclave, innalzò il livello morale e spirituale del clero promuovendone l’efficienza pastorale, riorganizzò i seminari migliorandone gli studi, ristrutturò il programma catechistico e promulgò il Catechismo che porta il suo nome. Favorì la collaborazione dei laici col clero, inculcò la Comunione frequente e vi ammise i bambini in età di ragione e la facilitò agli ammalati; riformò la musica liturgica e ripristinò il Canto Gregoriano; diede una nuova struttura al Breviario e avviò la revisione del Messale.

 

 

 


Fonte: Vito Sibilio in Nuovo Giornale Nazionale

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