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SiteArticles

mons liessi con giovanni paolo ii 2007 2Papa Giovanni Paolo II arriva sottobraccio al Mons. Liessi.

 

Don Giorgio ha raccontato ai bambini e ragazzi la "storia dei tre alberi" alla scoperta dell'Albero che ha visto la Pasqua di Gesù, l'Albero della Croce.

Guardando alla Croce del Signore vediamo fino dove è arrivato il suo amore, fino a condividere e portare con amore ogni male e sofferenza anche la più ingiusta. Con il suo amore il Signore ha vinto il male e trasformato la Croce in albero luminoso, segno del suo amore.

La Croce fiorita e colorata che ci dona speranza e gioia ecco il simbolo più bello della Pasqua. I nostri bambini e ragazzi hanno accettato l'invito e hanno rappresentato con tutta la fantasia e il cuore la croce colorata e fiorita.

Guardando alla Croce Pasquale in ogni casa affidiamo a Dio i nostri sogni e desideri perché lui continui a darci luce e coraggio! Seguendo lui e rispondendo sì alla sua chiamata di amore e dono faremo cose grandi che più grandi non potremmo neanche sognare!

Guardate e stupitevi ...

 

 

 

 

concorsi presepe

 

Presepe di Irene Zampin

Ogni anno faccio un presepe nuovo sempre fatto di materiale di recupero, eccetto le statuine. E' principalmente fatto di cartone e piccoli avanzi di stoffa. Tutto è iniziato per coinvolgere i miei 2 nipoti di 8 e 10 anni. Loro hanno messo tutto il loro impegno per costruire i tetti, sfogliando il cartone. Vi ringrazio e auguro buone feste.

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Presepe di Venturini Giada

Per prima cosa ho preso la base, cioè il legno poi un po' di tappi di sughero e con questi ho fatto tutti i personaggi e la stalla. Dopo per fare i personaggi per prima cosa li ho pitturati con la tempera e dopo ho fatto gli occhi a tutti i personaggi e ai Re Magi ho messo il velo di stoffa verde. Per fare le ali degli angeli e il velo a Maria ho usato la carta. Per fare le pecore ho usato del cotone bianco e ho colorato loro un po' il viso con i pennarelli. Poi ho messo la Stella e per decorazione ci ho messo i petali di ciclamino e dei sassolini. Infine ho attaccato tutto con la colla a caldo e anche altre cose con la colla vinilica. QUESTO CAPOLAVORO L'HO FATTO IO E MI HANNO AIUTATO ANCHE LE MIE SORELLE.

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Presepe di Alessandro Pellizzari

Presepio fatto da Alessandro Pellizzari 10 anni. Ama le lego e Gesù e questo è il risultato!

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Presepe di Simone Zamperin

Il video inizia con il censimento di Giuseppe e Maria a Betlemme,e con la nascita di Gesù in un casolare Veneto dell'800. E' stato realizzato con polistirolo, legno e cartone.

 

Presepe di Mattia Daminato

Ciao, sono Mattia Daminato, ho 11 anni. Come ogni anno io faccio il presepe tradizionale. Quest'anno mi sono fatto aiutare dai genitori a fare il "telaio" poi per il resto ho fatto da solo chiedendo a volte consiglio. Quest'anno ho realizzato una casetta con mulino ad acqua e una fontana. Usando polistirolo cartone e la stella cometa realizzata con canne di bambù.

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Presepe di Mattia Libralato

Ciao, sono Mattia Libralato di anni 8 e voglio illustrarvi il mio presepe realizzato in taverna con papà. La particolarità del mio presepe è l’utilizzo di statuine provenienti da più parti del mondo: la Sacra Famiglia è Peruviana, i Magi sono realizzati a mano da un artigiano marocchino, una casetta l’ho comperata a Napoli nella via di San Gregorio e le rimanenti statuine rappresentano dei personaggi della nostra quotidianità. Altra caratteristica è l’utilizzo di conchiglie di cappe lunghe per la costruzione della capanna e di un ponte. Per le rocce ho utilizzato delle cortecce di alberi mentre il muschio l’ho raccolto nel giardino di casa. Spero vi piaccia. Buone feste a tutti.

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Presepe di Famiglia Fanzolato

Presepio costruito da Matilde e Adele assieme al papà e alla mamma. La capanna è stata costruita da noi e addobbata con corteccia ed edera, muschio del "Curiotto" e statuine in gesso. Buon Natale e buone feste a tutti.
Matilde, Adele, Lorna e Massimo Fanzolato

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Presepe di Alessia e Mia Busato

Abbiamo realizzato questo presepe con l'aiuto del nonno Pietro che ha costruito le parti in legno. Abbiamo raccolto con la mamma il muschio attorno a casa nostra.Quest'anno, il presepe è un po' più grande dell'anno scorso perché abbiamo aggiunto delle nuove statuine che ci ha donato una nostra vicina e che non utilizzava più.Un saluto da Alessia e Mia

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Presepe di Anna Zanolla

Salve sono Anna Zanolla e abito a Spineda in via Cendrole il mio presepe è fatto di corteccia, muschio, trucioli di legno. Mi piace sempre creare borghi con scene di artisti x far trasparire la mia passione e il mio lavoro ... grazie

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Presepe di Chiara Bonato

Mi chiamo Chiara Bonato ho 10 anni e questo presepe è fatto sul mio progetto. Realizzato con l'aiuto di mio papà questo presepe è fatto con materiali poveri e di riciclo tipo, legno, muschio e altri materiali.

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Presepe di Angelo, Mario e Noè Pivato

Con l'aiuto di Mamma e papà abbiamo realizzato questo presepio interamente artigianale. Quest'anno abbiamo pensato di utilizzare vari legni trovati in spiaggia. È bello vedere come la natura ci regali tante forme diverse e varie (Vedi  l'angelo). Ogni volta ci chiediamo da quale parte del pianeta possano venire quei rametti o quei tronchetti,  diversi e modellati dal mare, dal sole e dalla sabbia; così come genti di tutto il mondo, diverse, nei loro stili e colori arrivino per adorare il Bambin Gesù!

{gallery}Presepi/2019-12-31-Fratelli-Pivato{/gallery}

 

Presepe di Caterina Camata

Sono Caterina Camata ed ho otto anni. Vi invio delle foto ed un breve video del mio presepe. Quest'anno ho comprato delle nuove statuine ed accessori in legno, come il ponte e la gabbietta delle galline, mentre ho utilizzato dei sassolini per fare i sentieri, della granella per il mangime degli animali, dei sassi che ho trovato ed ho realizzato lo stagno con un vecchio specchietto. La mamma mi ha aiutato con le lucine e ad appendere il cielo stellato. Mi piace molto fare il presepe. Scusate il ritardo nell'invio, ma abbiamo avuto dei problemi con il computer. Vi auguro Buon Anno!

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Presepe di Noemi Tieppo

Ciao, sono Noemi, ho 9 anni e ho fatto questo presepe con mia mamma.

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Presepe di Vittoria Le Foche

Presepe realizzato con carta, scatole di cartone, muschio, legno. Sullo sfondo le città di Gerusalemme e Damasco.

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 Rino Martignago con parenti e amici di RieseRino Martignago con parenti e amici di Riese

Un bambino che sognava di fare il muratore, diventato missionario e arricchito dal dono della sofferenza: Padre Rino Martignago nel quarantesimo del suo sacerdozio.

 

Rino, un bambino magrolino, generoso, simpatico, semplice, alquanto schivo! Proveniva da Maser (località famosa per la sua prestigiosa Villa, capolavoro dell'arch. A. Palladio), contrada Muliparte. Era venuto ad abitare a Riese Pio X nel 1957 coi genitori, i fratelli Linda, Antonio e Armando, e i due nonni.

Una famiglia di contadini numerosa e povera, ma ricca di valori che i suoi genitori Egidio e Bruna, vivevano nella fede cristiana, insieme a tanti sacrifici, e che cercavano di trasmettere ai loro figli con la costante collaborazione della nonna. Rino aveva frequentato, la quarta elementare ad Altivole, perchè più vicina, ma in quinta ci siamo trovati insieme a scuola ai Riese, sotto la valida guida del maestro Ferdinando Carraio.

Ho fatto da subito amicizia con Rino, perché, a cavalcioni delle nostre sgangherate biciclette, dovevamo percorrere assieme un buon tratto di strada, che allora era un viottolo di campagna, delimitato da ruscelli con numerosi alberi, sotto i quali ci siamo spesso fermati, senza preoccupazione di orario, a condividere problemi e sogni circa il futuro.

Allora, infatti, per la stragrande maggioranza dei ragazzi, la quinta elementare era l'ultimo anno di scuola. Poi si doveva pensare al lavoro, e se pur molto giovani, a cosa fare della propria vita. Rino, me l'aveva ripetuto spesso, che voleva fare il muratore. Lo diceva con cipiglio di ragazzo responsabile e concreto da cui traspariva una certa qual sicurezza di decisione. Io, entusiasmato dal catechista e dall'esempio di qualche compagno, avevo espresso la mia intenzione di entrare in seminario.

Rino, un paio di giorni dopo la confidenza del mio segreto, mi disse di averci ripensato e di voler entrare anche lui in seminario per diventare prete. Occorreva far presto. Eravamo a giugno, e dovevamo prepararci agli esami di "ammissione" per settembre (come si usava allora), per poi cominciare il ginnasio. Infatti gli anni che seguirono ci videro sempre assidui compagni di studio e di formazione (per me tuttavia il Signore ha disposto diversamente e ora, dentro una vita di famiglia, sono disponibile a prestare diversi servizi alla mia parrocchia).

Rino, dopo la quinta ginnasio nel seminario a Treviso, sentì l'impegnativo invito a diventare missionario e, nella sua generosa disponibilità, entrò nella Congregazione dei Missionari Oblati di Maria Immacolata (OMI). Le sue tappe formative furono: un primo breve soggiorno estivo ad Andrich di Vallada Agordina (BL), poi la comunità del Centro Giovanile di Marino (Roma), il Noviziato a Frascati e I'Università del Laterano a Roma.

Padre Rino, quando c'incontravamo nelle pause di studio o di impegno missionario, mi ripeteva una frase che era il suo programma di vita: "Io ho dato tutto al Signore e qualunque cosa accada, sono sereno, ci pensa lui". Ordinato Sacerdote nella chiesa arcipretale di Riese Pio X, santuario di San Pio X, il 17 maggio 1975, fin da subito fu solerte e instancabile sacerdote missionario, la cui storia si può così riassumere: 18 anni in Uruguay, 5 anni in Paraguay e 5 in Guatemala e il resto di "missionario... in croce".

Durante uno dei suoi numerosi viaggi missionari arditi e solitari, percorsi a cavallo o con altri mezzi di fortuna, improvvisamente venne colpito da ictus cerebrale e, pur non avendo mai perso conoscenza, questo gli provocò gravi e permanenti danni fisici. Ora si trova, da diversi anni ormai, a san Giorgio Canavese (Torino) presso un Istituto dei Missionari Oblati, dove è costantemente seguito da Padre Giorgio Scopellini e accudito da altro personale.

Per interessamento di Mons. Giorgio Piva, arciprete di Riese Pio X, aiutato dalla sorella di P. Rino, Linda, ai quali va tutto il nostro plauso per la puntuale organizzazione, curata con tanto amore e finezza in tutti i dettagli, con il contributo anche della Comunità degli Oblati e della Comunità parrocchiale di Riese Pio X, si è voluto festeggiare il 40° di sacerdozio di Padre Rino, assieme a tante persone, amici e parenti che gli sono state vicine nel tempo, provenienti da Maser, (suo paese natale), da Riese Pio X, da Loria, da Altivole, da Fonte, Valeggio sul Mincio (VR)…

Così il 6 giugno scorso, circa una quarantina di persone in pullman, si è recata a San Giorgio Canavese; sono partite di buon mattino, unite in spirito di fraternità e solidarietà, per abbracciare in modo cordiale e festoso Padre Rino, con cui si è condivisa la celebrazione eucaristica attivamente partecipata da tutti. Anche Padre Rino, nonostante le sue infermità, ha concelebrato assieme al parroco di Riese Pio X, e ad un confratello, Padre Mario Amedeo.

È seguito il saluto a Padre Rino di ogni convenuto, con offerte di vari doni; un dono particolare gli è stato dato dal Gruppo Missionario di Riese Pio X rappresentato da Diana Berno; gli è stata pure consegnata una pergamena con la benedizione di Papa Francesco. Pur nella sua infermità, Padre Rino appariva felice, estasiato. Abbiamo poi condiviso il pranzo, come coronamento della festa di questo importante traguardo: i quarant'anni di sacerdozio.

Rino Martignago con parentiPadre Rino Martignago con parentiPer comprendere, tuttavia, l'attuale situazione di Padre Rino, il quale anche nella sua infermità, continua a fare il missionario, mi sembra indispensabile riportare le parole, stilate dalla sensibilità cristiana della sorella Linda, con la collaborazione di una sua cara amica. Un messaggio che è stato letto dal sottoscritto, con emozione, al termine della santa Messa, e che solo una vera mentalità di fede lo si può apprezzare, condividere e farne tesoro di vita.

 

“Perché, Padre Rino, siamo convenuti qui, numerosi, accanto a te? Per festeggiare i tuoi 40 di sacerdozio e ringraziare il buon Dio per questo grande dono che, con te, ha fatto a ciascuno di noi. 40 anni preziosi, lungo i quali abbiamo potuto sperimentare, attraverso la tua testimonianza viva, che cosa significhi essere incontrati da Gesù, colmati del Suo Spirito e, con l’odore delle pecore addosso, come dice Papa Francesco, raggiungere le più lontane periferie del mondo, in particolare del Sud America, perché nessuno manchi della Sua Parola vitale, del Suo Amore misericordioso, della Sua Bontà infinita.

Perché nessuno manchi ai pascoli del Cielo. Grazie, Padre Rino! E grazie ancor di più, per aver aperto il tuo cuore - ora sono più di 12 anni - all’inattesa, imprevedibile, ulteriore visita di Nostro Signore, che ti invitava a “riposarti”, dopo tanto camminare, in una nuova “terra”, in un nuovo “pianeta”: il pianeta della sofferenza.

Una chiamata nella chiamata. E tu l’hai accolta, dapprima con smarrimento (il prezzo era troppo alto) poi con un SÌ pieno, mettendo la tua povertà nelle Sue mani, nella consapevolezza che la tua missione sarebbe continuata, in un modo diverso, certamente, forse più sofferto, ma più profondo, più puro, trasformandoti in un pastore più vicino al cuore della gente, al nostro cuore.

Un pastore capace di condividere e di compatire il nostro dolore, la nostra fatica, portandoli nel cuore e trasformandoli in preghiera…

E un nuovo orizzonte di luce si è aperto, in un mondo malato di tristezza e di angoscia. Grazie, grazie, Padre Rino!

Un grazie gioioso e riconoscente che affidiamo a Maria, la vergine del Magnificat. I tuoi familiari, parenti e amici tutti, le parrocchie di Maser e di Riese Pio X.”

 

 

 


Fonte: Nazzareno Petrin su Ignis Ardens Maggio-Giugno 2015


 

 

 

 

 

Il giuramento antimodernista imposto da Papa Pio XActa Apostolicæ Sedis, 1910, pp. 669-672

 

IO (NOME). fermamente accetto e credo in tutte e in ciascuna delle verità definite, affermate e dichiarate dal magistero infallibile della Chiesa, soprattutto quei principi dottrinali che contraddicono direttamente gli errori del tempo presente.

Primo: credo che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza e può anche essere dimostrato con i lumi della ragione naturale nelle opere da lui compiute (cf Rm 1,20), cioè nelle creature visibili, come causa dai suoi effetti.

Secondo: ammetto e riconosco le prove esteriori della rivelazione, cioè gli interventi divini, e soprattutto i miracoli e le profezie, come segni certissimi dell'origine soprannaturale della religione cristiana, e li ritengo perfettamente adatti a tutti gli uomini di tutti i tempi, compreso quello in cui viviamo.

Terzo: con la stessa fede incrollabile credo che la Chiesa, custode e maestra del verbo rivelato, è stata istituita immediatamente e direttamente da Cristo stesso vero e storico mentre viveva fra noi, e che è stata edificata su Pietro, capo della gerarchia ecclesiastica, e sui suoi successori attraverso i secoli.

Quarto: accolgo sinceramente la dottrina della fede trasmessa a noi dagli apostoli tramite i padri ortodossi, sempre con lo stesso senso e uguale contenuto, e respingo del tutto la fantasiosa eresia dell'evoluzione dei dogmi da un significato all'altro, diverso da quello che prima la Chiesa professava; condanno similmente ogni errore che pretende sostituire il deposito divino, affidato da Cristo alla Chiesa perché lo custodisse fedelmente, con una ipotesi filosofica o una creazione della coscienza che si è andata lentamente formando mediante sforzi umani e continua a perfezionarsi con un progresso indefinito.

Quinto: sono assolutamente convinto e sinceramente dichiaro che la fede non è un cieco sentimento religioso che emerge dall'oscurità del subcosciente per impulso del cuore e inclinazione della volontà moralmente educata, ma un vero assenso dell'intelletto a una verità ricevuta dal di fuori con la predicazione, per il quale, fiduciosi nella sua autorità supremamente verace, noi crediamo tutto quello che il Dio personale, creatore e signore nostro, ha detto, attestato e rivelato.

Mi sottometto anche con il dovuto rispetto e di tutto cuore aderisco a tutte le condanne, dichiarazioni e prescrizioni dell'enciclica Pascendi e del decreto Lamentabili, particolarmente circa la cosiddetta storia dei dogmi.

Riprovo altresì l'errore di chi sostiene che la fede proposta dalla Chiesa può essere contraria alla storia, e che i dogmi cattolici, nel senso che oggi viene loro attribuito, sono inconciliabili con le reali origini della religione cristiana.

Disapprovo pure e respingo l'opinione di chi pensa che l'uomo cristiano più istruito si riveste della doppia personalità del credente e dello storico, come se allo storico fosse lecito difendere tesi che contraddicono alla fede del credente o fissare delle premesse dalle quali si conclude che i dogmi sono falsi o dubbi, purché non siano positivamente negati.

Condanno parimenti quel sistema di giudicare e di interpretare la sacra Scrittura che, disdegnando la tradizione della Chiesa, l'analogia della fede e le norme della Sede apostolica, ricorre al metodo dei razionalisti e con non minore disinvoltura che audacia applica la critica testuale come regola unica e suprema.

Rifiuto inoltre la sentenza di chi ritiene che l'insegnamento di discipline storico-teologiche o chi ne tratta per iscritto deve inizialmente prescindere da ogni idea preconcetta sia sull'origine soprannaturale della tradizione cattolica sia dell'aiuto promesso da Dio per la perenne salvaguardia delle singole verità rivelate, e poi interpretare i testi patristici solo su basi scientifiche, estromettendo ogni autorità religiosa e con la stessa autonomia critica ammessa per l'esame di qualsiasi altro documento profano.

Mi dichiaro infine del tutto estraneo ad ogni errore dei modernisti, secondo cui nella sacra tradizione non c'è niente di divino o peggio ancora lo ammettono ma in senso panteistico, riducendolo ad un evento puro e semplice analogo a quelli ricorrenti nella storia, per cui gli uomini con il proprio impegno, l'abilità e l'ingegno prolungano nelle età posteriori la scuola inaugurata da Cristo e dagli apostoli.

Mantengo pertanto e fino all'ultimo respiro manterrò la fede dei padri nel carisma certo della verità, che è stato, è e sempre sarà nella successione dell'episcopato agli apostoli (1), non perché si assuma quel che sembra migliore e più consono alla cultura propria e particolare di ogni epoca, ma perché la verità assoluta e immutabile predicata in principio dagli apostoli non sia mai creduta in modo diverso né in altro modo intesa (2).

Mi impegno ad osservare tutto questo fedelmente, integralmente e sinceramente e di custodirlo inviolabilmente senza mai discostarmene né nell'insegnamento né in nessun genere di discorsi o di scritti.

Così prometto, così giuro, così mi aiutino Dio e questi santi Vangeli di Dio.

 

 

 


Note:

  1. Ireneo, Adversus haereses, 4, 26, 2: PG 7, 1053.
  2. Tertulliano, De praescriptione haereticorum, 28: PL 2, 40.

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26. giugno 2022 : XIII Domenica del Tempo Ordinario
S. Josemaría Escrivá, sac. e fondatore Opus Dei (1902-1975)
Primo libro dei Re 19,16-21.

In quei giorni, disse il Signore ad Elia: " Ungerai Eliseo figlio di Safàt, di Abel-Mecola, come profeta al tuo posto."
Se uno scamperà dalla spada di Hazaèl, lo ucciderà Ieu; se uno scamperà dalla spada di Ieu, lo ucciderà Eliseo.
Io poi mi sono risparmiato in Israele settemila persone, quanti non hanno piegato le ginocchia a Baal e quanti non l'hanno baciato con la bocca.
Partito di lì, Elia incontrò Eliseo figlio di Safàt. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il decimosecondo. Elia, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello.
Quegli lasciò i buoi e corse dietro a Elia, dicendogli: "Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò". Elia disse: "Và e torna, perché sai bene che cosa ho fatto di te".
Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con gli attrezzi per arare ne fece cuocere la carne e la diede alla gente, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elia, entrando al suo servizio.

Salmi 16(15),1-2.5.7-8.9-10.11.

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto a Dio: "Sei tu il mio Signore,
senza di te non ho alcun bene".
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio cuore mi istruisce.
Io pongo sempre innanzi a me il Signore,
sta alla mia destra, non posso vacillare.

Di questo gioisce il mio cuore, esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro,
né lascerai che il tuo santo veda la corruzione.

Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena nella tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.

Lettera di san Paolo apostolo ai Galati 5,1.13-18.

Fratelli, Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù.
Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri.
Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso.
Ma se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri!
Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne;
la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste.
Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete più sotto la legge.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 9,51-62.

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui Gesù sarebbe stato tolto dal mondo, egli si diresse decisamente verso Gerusalemme
e mandò avanti dei messaggeri. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per fare i preparativi per lui.
Ma essi non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme.
Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?».
Ma Gesù si voltò e li rimproverò.
E si avviarono verso un altro villaggio.
Mentre andavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada».
Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre».
Gesù replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu và e annunzia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa».
Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».

« Ti seguirò dovunque tu vada »

« Quando viene la sera, dà a noi la luce. » Signore, giungiamo alla sera. Sono nel settantaseiesimo anno di questa mia vita, che è stata un gran dono del Padre celeste. Tre quarti dei miei contemporanei sono passati sull'altra riva. Occorre quindi che, anch'io, mi tenga pronto per il gran momento. Il pensiero della morte non mi preoccupa. (...) La mia salute è eccellente e ancora robusta, ma non devo fidarmi di questo; voglio tenermi pronto a rispondere « presente » ad ogni chiamata, anche improvvisa. La vecchiaia – che è anch'essa un gran dono del Signore – deve essere per me motivo di silenziosa gioia interiore, e di abbandono quotidiano al Signore, verso il quale sono rivolto come un bambino verso le braccia aperte di suo padre.

La mia umile e ora lunga vita è trascorsa come una matassa, all'insegna della semplicità e della purezza. Non mi costa niente riconoscere e ripetere che sono e valgo soltanto un bel nulla. Il Signore mi ha fatto nascere da povera gente e ha pensato a tutto. Io, ho lasciato fare a lui. (...) È proprio vero che « la volontà di Dio è la mia pace ». E la mia speranza sta interamente nella misericordia di Gesù. (...)

Penso che per la mia completa mortificazione e purificazione, per ammettermi alla sua gioia eterna, il Signore mi riservi qualche grande pena o afflizione del corpo e dello spirito prima di morire. Ebbene, accetto tutto e di buon cuore, purché tutto serva alla sua gloria e al bene della mia anima e dei miei cari figli spirituali. Temo la debolezza della mia resistenza, e lo prego di aiutarmi, perché ho poca, anzi nessuna fiducia in me stesso, ma ho una fiducia totale nel Signore Gesù.

Ci sono due porte per il paradiso: l'innocenza e la penitenza. Chi può pretendere, come uomo povero e fragile, di trovare spalancata la prima? Invece la seconda è del tutto sicura. Gesù è passato da quella, con la croce in spalla, in espiazione per i nostri peccati e ci invita a seguirlo.

Fonte: Vangelo del Giorno

 


 

Anno Liturgico


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Stemma e firma del Mons. Lino ZaniniS.Ecc. mons. Lino Zanini. Nato a Riese Pio X (diocesi di Treviso) il 6 maggio 1909, negli anni in cui il piccolo paese era sulla bocca di tutti perché paese natio del Papa Pio X allora regnante.

Fu ordinato presbitero a Venezia dal Servo di Dio patriarca Pietro card. La Fontaine il 2 luglio 1933 (il padre era moribondo). Dopo un breve periodo di ministero pastorale svolto nelle parrocchie di San Giovanni Battista di Jesolo e di Chirignago, nel 1938 entrò nel servizio diplomatico della Santa Sede.

Il 3 marzo 1939 Papa Pio XII lo nominò monsignore Cameriere Segreto Soprannumerario di Sua Santità. Prestò la propria opera presso le Rappresentanze Pontificie (Nunziature) in Equador, Cile, Perù, Belgio, Lussemburgo e Libano.

Dopo un periodo trascorso nella Segreteria di Stato Vaticana, Il 25 febbraio 1957 Papa Pio XII lo nominò Incaricato d'Affari e poi internunzio apostolico in Iran. Il 16 giugno 1959 il Beato Papa Giovanni XXIII lo nominò Arcivescovo titolare di Adrianopoli di Emimonto e Nunzio Apostolico nella Repubblica Dominicana, Puerto Rico e Antille, ricevendo la consacrazione episcopale il 3 settembre 1959, festa di San Pio X, nel chiesa arcipretale del paese natale Riese Pio X, dal Patriarca di Venezia Giovanni card. Urbani (co-consacranti il Vescovo di Treviso mons. Antonio Mistrorigo e il Vescovo Ausiliare di Venezia mons. Giuseppe Olivotti).

Il suo motto episcopale fu: "Per ignem et aquam". Partecipò al Concilio Ecumenico Vaticano II. Fu poi Officiale della Segreteria di Stato della Santa Sede (1961); Delegato Apostolico in Giordania, Cipro, Gerusalemme e in Palestina (dal 1962 al 1965), dove, il 4 gennaio 1964, accolse Papa Paolo VI, il primo pontefice pellegrino in Terra Santa; Internunzio e poi pro-Nunzio Apostolico nella Repubblica Araba Unita d'Egitto dal 1966 al 7 maggio 1969, quando fu nominato Nunzio Apostolico in Argentina.

Il 20 dicembre 1973, dopo 35 anni di servizio diplomatico alla Santa Sede nei luoghi più diversi e in tempi mai facili, fu nominato Delegato Apostolico della Basilica di San Pietro in Vaticano, Delegato e Presidente della Fabbrica di San Pietro e Presidente dello Studio del Mosaico. Dal 1986 al 1989 fu anche Presidente della Commissione Permanente per la Tutela dei Monumenti Storici ed Artistici della Santa Sede, nominato dal Beato Papa Giovanni Paolo II.

Mons. Zanini con Giovanni XXIIIMons. Zanini con il Papa Giovanni XXIIILavorò con molte preoccupazioni in funzione del massimo tempio della cristianità: per il suo splendore, contro il pericolo di un invecchiamento, per guarire da malattie che potevano incrinare la bellezza della costruzione all'esterno e dello spazio interno. Mise a profitto del lavoro come Presidente della Fabbrica di San Pietro, quella preparazione tecnica che aveva ricevuto nelle scuole superiori veneziane da giovane.

Se oggi i pellegrini possono scendere nelle grotte Vaticane e sostare allo stesso livello della tomba di San Pietro, se i sacerdoti possono celebrare sulla stessa tomba dell'Apostolo, se tanti hanno la possibilità di entrare nelle differenti cappelle: la Polacca, la Cappella Lituana, quella dei Santi Patroni, la Cappella Ungherese, tutti devono essere riconoscenti a mons. Zanini. Lui ha dato la possibilità di sostare vicino alle tombe dei Papi Paolo VI e Giovanni Paolo I, deposti vicino ai pontefici dei secoli passati. Se le grotte Vaticane hanno assunto la fisionomia attuale, e formano "un pietoso consorzio d'uomini grandi", da dove ripetono parole ed esempi di fede, ciò lo si deve a S.E. mons. Zanini.

Tanti lavori fatti da S.E. mons. Zanini negli anni della sua presidenza, tante provvidenze, quali gli ascensori, che hanno facilitato la salita alla cupola e ai piani della basilica, ci informano di una attenzione tempestiva, con cui mons. Zanini coglieva i problemi e si impegnava con tenacità e sollecitudine a risolverli.

Fu servo della Chiesa: ad essa servì con fedeltà. Ebbe sempre piena e costante consapevolezza del proprio dovere e delle proprie responsabilità. Ebbe fermezza nel guidare e nel correggere. La giustizia in lui era nutrita da prudenza. Fu cortese con tutti nel discorso e nel suo tratto. Fu inalterato anche in mezzo a opposizioni vivaci. Negli anni del lungo declino, dava la sua risposta luminosa di fede all'eternità, che chiamava con voce arcana e insistente: "So che il mio Redentore è vivo... lo vedrò io stesso, e i miei occhi lo contempleranno..." (cfr Gb 19, 25-27).

Si preparò meticolosamente a quel passo. Accentuò la sua presenza alle solenni celebrazioni presiedute dal Beato Papa Giovanni Paolo II, prese parte a pratiche spirituali offerte alla Curia Romana, come gli esercizi spirituali annuali, le prediche d'Avvento e di Quaresima, rese frequenti visite alla tomba di San Pietro, e poi quella devozione a Maria, legata specialmente al Rosario. Quante siano state le corone del rosario di quegli anni lo potrebbero attestare gli angeli che, per dirla con Leone XIII, raccoglievano "ex his rosas mysteriis et pulchri amoris inclitae Matri coronas nectite".

Mons Lino ZaniniPrecisa fu pure la preparazione di S.E. mons. Zanini sul piano pratico, del suo domani. Volle provvedere mezzi sufficienti perché futuri sacerdoti e seminaristi potessero perfezionare i loro studi, secondo le indicazioni dei loro vescovi. Non dimenticò la sua parrocchia di Riese Pio X, che fu sempre come la sua patria dell'anima. Per essa, ogni anno, provvedeva già una piccola elargizione, che attestava i legami fra la basilica di San Pietro, che fu il suo grande amore, e la sua parrocchia di origine, e i primi anni veneziani del suo sacerdozio.

Morì ad 88 anni nelle prime ore del 25 ottobre 1997. La Santa Messa esequiale fu celebrata il 27 ottobre 1997 all'altare della Cattedra della Basilica di San Pietro in Vaticano, presieduta dal cardinale Virgilio Noè, Arciprete della Basilica di San Pietro, Presidente della Fabbrica di San Pietro e Vicario Generale di Sua Santità per la Città del Vaticano. Con il card. Noé concelebrarono, tra gli altri, il Presidente della Pontificia Accademia dell'Immacolata Concezione cardinale Andrzej Maria Deskur, il Presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali e della Filmoteca Vaticana cardinale John Patrick Foley (poi Gran Maestro dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme) con il Vescovo segretario mons. Pierfranco Pastore, l'Arcivescovo Vicegerente del Vicariato di Roma mons. Remigio Ragonesi, il Vescovo segretario della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede mons. Luigi Sposito, il Vescovo Vice Presidente della Pontificia Commissione per l'America Latina mons. Cipriano Calderòn Polo e i canonici della Basilica di San Pietro.

Al termine del rito esequiale la salma fu traslata al paese natale Riese Pio X per essere tumulata nel locale cimitero. [Ndr: la salma è ora nel Santuario delle Cendrole].

 

Fonte: Parrocchia di Chirignago

 

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