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Beatificazione e Canonizzazione

 

 

I processi canonici (1923-1946)

La fama di Pio X come santo è sempre stata sulla bocca di tutti. Gli agiografi di Pio X assicurano la fama della sua santità in vita, in morte e dopo la morte.

Quasi nove anni dopo la sua morte, il 14 febbraio 1923, 28 cardinali domandarono al papa la glorificazione di Pio X ed incaricarono come postulatore della causa don Benedetto Pierami dei Benedettini Vallombrosani, abate di S. Prassede.

Questi organizzò i processi informativi ordinari diocesani, celebrati fra il 1923 ed il 1931, in diocesi di Treviso (1923-26), di Mantova (1924-27), di Venezia (1924-30) e di Roma (1923-1931) raccogliendo le deposizioni di 205 testimoni. Questo immane lavoro finì l'8 luglio 1931.

Il Pierami morì improvvisamente il 12 agosto 1934: il 18 ottobre successivo fu incaricato don Alberto Parenti della medesima congregazione religiosa, che a conclusione degli studi sui processi ordinari, il 12 febbraio 1943 poté dare alle stampe la Positio super causae introductione.

Tra il 1943 ed il 1946 furono celebrati nelle quattro diocesi i processi apostolici e furono sentiti 89 testimoni.

Tre anni più tardi, nel 1949, fu data alle stampe la Positio super virtutibus.

Per il 1950 Pio XII aveva in animo la celebrazione di tre grandi avvenimenti: il dogma dell'assunzione in cielo della Vergine, l'Anno Santo e la beatificazione di Giuseppe Sarto, ma all'ultimo momento furono mossi seri rilievi sul comportamento tenuto dal papa nel periodo della lotta al Modernismo, e fu quindi istruito un processo straordinario a partire dal 15 dicembre 1949, celebrato a causa delle Animadversines del promotore della fede Salvatore Natucci. Alla fine fu stampata la Nova positio super virtutibus (1950) con un Summarium addizionale di documenti.

Superate tutte queste difficoltà, la causa subì una notevole accelerazione: l'11 febbraio 1951 furono riconosciuti i due miracoli richiesti per la beatificazione e il 4 marzo successivo fu pubblicato il decreto del Tuto, che sanciva giuridicamente la possibilità di potere procedere.

Il 3 giugno 1951 avveniva la solenne cerimonia della beatificazione. Il papa Pio XII ebbe parole di particolare effetto e fu perfettamente conscio della complessità storica dell'azione del papa di Riese, suo predecessore, a lui ben noto fin dal tempo in cui iniziò la sua carriera diplomatica presso la Segreteria di Stato: Pio X, "col suo sguardo d'aquila più perspicace e più sicuro che la veduta corta di miopi ragionatori" [...], "illuminato dalla chiarezza della verità eterna, guidato da una coscienza delicata, lucida, di rigida dirittura" è "un uomo, un pontefice, un santo di tale elevatezza" che "difficilmente troverà lo storico che sappia abbracciare tutta insieme la sua figura e in pari tempo i suoi molteplici aspetti" [1].

Otto mesi più tardi, il 17 febbraio 1952, la sua venerata salma venne posta sotto l'altare della Presentazione in S. Pietro.

 

Canonizzazione (1954)

Statua di San Pio X nella Basilica di San Pietro a RomaStatua di San Pio X nella Basilica di San Pietro a Roma (clicca per ingrandire)Dopo la beatificazione, l'iter glorificatorio procedette speditamente: il 17 gennaio 1954 furono riconosciuti i due miracoli necessari per la canonizzazione.

Il 29 maggio 1954, davanti ad 800.000 persone, Pio XII celebrò la cerimonia della canonizzazione.

Pio X è l'unico papa santificato dal XVII secolo in poi: è sembrato a tutti che si attualizzasse la profezia de Il Giornale d'Italia, che aveva scritto: "La Storia ne farà un gran Papa: la Chiesa ne farà un gran Santo" [2].

Iniziò il decennio della fortuna di S. Pio X: il culto di S. Pio X fu subito portato in auge e numerosissime chiese in Italia e nel mondo furono costruite in onore del nuovo santo, con un riflesso positivo sulla liturgia e sull'arte sacra contemporanea.

Dopo appena due lustri tale fortuna cominciò a declinare, perché durante la celebrazione del Concilio Vaticano II emersero questioni che riguardavano Pio X in senso piuttosto negativo, soprattutto nei rapporti col mondo moderno.

Nel periodo postconciliare veniva esaltato dai cattolici tradizionalisti, che coglievano parzialmente il messaggio piano, rifacendosi quasi esclusivamente il momento antimodernista e di chiusura alle istanze del mondo moderno: molti di questi credenti divennero in seguito scismatici sulla scia di mons. Marcel Lefebvre (1905-1991) e della sua Fraternité Saint Pie X di Econe.

Al contrario, veniva denigrato dai cattolici progressisti o conciliari, che lo definivano come intransigente, integralista, integrista, tradizionalista, reazionario ed accentratore.

In tutta la cristianità contemporanea i fedeli sono animati da sospetto, apatia e/o indifferenza nei riguardi di Pio X, anche se non mancano autorevoli espressioni di riconoscimento dei meriti, già esposte da Benedetto Croce, ed il suo culto è ancora ampiamente diffuso: è onorato come il papa dell'eucaristia e del catechismo, i missionari gli sono grati per l'impulso impresso a favore delle Missioni, è titolare di seminari, è compatrono di diocesi, è patrono degli emigrati trevigiani nel mondo e degli esperantisti cattolici [3], è onorato in 85 parrocchie italiane, 65 tedesche, 15 belghe, 18 canadesi, 2 austriache.

Fra gli storici il giudizio è ancora lungi dall'essere definitivo: e non può essere altrimenti, visto che è morto da soli 83 anni e che è ancora, volenti o nolenti, un protagonista.

Alcuni storici lo giudicano negativamente: tra essi, nel 1934, cioè in epoca non sospetta (infatti già da 9 anni era stato messo in moto l'iter di canonizzazione), lo Schmidlin dedica un intero capitolo negativo all'attività antimodernista del Sodalitium Pianum di mons. Umberto Benigni (1862-1934), formulando giudizi molto negativi e gravi anche contro Pio X, che avrebbe favorito questa attività [4]. Negativo, anche se limitato al pensiero politico del papa veneto, è pure il giudizio che don Luigi Sturzo dava nel 1937, secondo il quale Pio X "aveva un'idea quasi parrocchiale della vita politica" [5]. In epoca più vicina alla nostra, Rudolf Lill dà una valutazione prevalentemente negativa e ne mette in evidenza l'antimodernismo reazionario e l'interpretazione esagerata dell'autorità del papa [6]. Altri danno un giudizio parzialmente positivo: Roger Aubert lo definisce "riformatore e conservatore ad un tempo", ma afferma anche che "Pio X, che apparve ai suoi contemporanei così poco moderno e così conservatore, fu in realtà uno dei più grandi papi riformatori della storia, il più grande riformatore della vita interna della Chiesa dopo il Concilio di Trento" [7]. Giacomo Martina emette un giudizio tutto sommato incerto, specialmente per il fatto che "le indagini compiute per i processo di beatificazione [...] se hanno messo in maggior luce il profondo senso di responsabilità del papa e il suo ardore per la difesa della fede, [...] non hanno eliminato tutti i dubbi sull'opportunità della linea seguita e non hanno persuaso ugualmente tutti gli studiosi" [8].

Positiva ma con riserve è la posizione di Silvio Tramontin che, se da un lato pone in risalto la dimensione religiosa del pontificato e la difesa del patrimonio culturale cristiano, dall'altro lato afferma che tale strenua difesa ha spinto il papa "piuttosto a frenare e a limitare che a promuovere e favorire in diversi campi l'attività degli uomini di Chiesa" [9]. Punta invece il dito sui limiti del processo che portò alla canonizzazione di Pio X un avvocato della S. Congregazione per le Cause dei Santi, Carlo Snider, che ne evidenzia i limiti dal punto di vista storico e metodologico, ma che in pratica restituisce il personaggio al suo tempo e lo ricolloca negli anni in cui ebbe ad operare, contrariamente a quanto ha fatto tanta zuccherosa agiografia che, per edificare il lettore, ha reso il santo avulso dal suo tempo [10]. Sostanzialmente positiva e molto equilibrata è la valutazione di Joseph Lortz e di Gianpaolo Romanato. Il primo vede l'opera di papa Pio X come quella di un "papa pastore di anime", cioè come il logico e ineluttabile sbocco e coronamento di oltre cinquant'anni di ministero di uno "zelante pastore d'anime", che ha avuto la "percezione immediata di tutto ciò che non era cattolico", che ha saputo coordinare spinte contrastanti derivanti dalla "tensione oggettivamente esistente tra pietà e diritto" [11]. Il secondo è convinto che "occorre sollevare molti veli per giungere al vero Pio X" e riconosce l'importanza feconda di un'opera pastorale della quale la Chiesa ancora risente: la sua linea pastorale "sopravviveva ben oltre l'orizzonte parrocchiale e rivelava una fecondità di applicazioni che forse non si è ancora esaurita" e "il suo pontificato [...] si colloca, non solo cronologicamente, all'origine della Chiesa contemporanea. Molte caratteristiche del cattolicesimo novecentesco - il verticismo, la solida organizzazione giuridica, la ferrea struttura intellettuale, la valorizzazione del laicato - derivano dalle riforme di Pio X, dalle sue iniziative, dalle sue intuizioni, dalla sua visione ecclesiologica" [12].

Non mancano zone d'ombre sulle quali è necessario far luce, interpretando nuovi documenti dell'Archivio Vaticano, ma non si può non mettere in evidenza il fatto che, pur essendo un papa spartiacque tra due modi di intendere la vita della Chiesa, dimostrò una sua particolare sensibilità ecclesiale con grande coerenza di pensiero e di azione, effettuò un grande sforzo durante tutta la sua vita ecclesiastica di aderire alla realtà del proprio tempo, intervenendo ad hoc con la tempestività riformistica che il suo tempo richiedeva e con una pastoralità pragmatica informata ad un criterio di difesa attenta del Depositum Fidei.

Non sono mancati giudizi pesanti, motteggi satirici, frasi fatte dissacratorie. Tra di essi ne cito due. Il primo è anonimo, ma è uno delle tante, frequenti sentenze che sono sulla bocca di molti: "Nato nel Veneto asburgico, non poteva se non lombardovenetizzare la Chiesa, con tutti gli atteggiamenti oppressivi ed accentratori che ciò comportava". Più ironica e soft, ma non meno negativa è l'accusa del caustico mons. Louis Marie Olivier Duchesne (1843-1922), che gli imputò di avere trasformato, con la sua visione provinciale della Chiesa e col suo ristretto orizzonte culturale di sacerdote proveniente dal profondo Veneto, la fragile barca di S. Pietro in una gondola di S. Pietro.

Col senno di poi si può rispondere che, se fosse stato il solo patriarca di Venezia ad essere eletto in questo secolo papa, si potrebbe pensare ad uno scherzo della Provvidenza: tra tanti papi illustri e "di spirto profetico dotati", potrebbe essersi concessa una pausa nel cammino della salvezza dell'uomo.

Ma questa fine elucubrazione cade se si tiene conto di altre situazioni analoghe: purtroppo coloro che in questo secolo XX hanno trasformato la barca di S. Pietro in una gondola di S. Pietro sono ben tre, e con i risultati che sono a tutti ben noti: oltre al Sarto, la storia registra anche Angelo Giuseppe Roncalli (1881-1963), papa Giovanni XXIII, ed Albino Luciani (1912-1978), papa Giovanni Paolo I.

E tutti e tre, guarda caso, patriarchi di Venezia.

A proposito del Sarto, se proprio vogliamo scendere alle critiche dei detrattori (che ne sanno di più dello Spirito Santo), anziché stupirci dell'elezione a papa di un uomo dall'esperienza così limitata e di livello regionale, ci si dovrebbe invece stupire del contrario, cioè del fatto che un uomo ritenuto di così bassa caratura e dall'orizzonte mentale così provinciale abbia saputo agire da pastore della Chiesa Cattolica con tanta (forse eccessiva) energia, forza, sicurezza e piglio riformatore.

Si capisce che la Provvidenza, al fine di preparare nel XX secolo il messaggio cristiano per il terzo Millennio oltre il 2000, cioè per oltrepassare le soglie della speranza, prima del grande passo ha preferito, e per ben tre volte, al tempestoso mare di Tiberiade una navigazione in ecosistemi a rischio.

Come la laguna di Venezia di Sarto, Roncalli e Luciani.

 

 


Riferimenti:

[1] OCCELLI P. L., Il Beato Pio X Il papa che morì povero, Ed. Paoline, 2a Ed., Bari, 1951, p. 285; V Ed., pp. 347-48.

[2] L'ultimo fu Pio V (Paolo Ghislieri, Bosco (Alessandria),17 gennaio 1504-Roma, 1° maggio 1572), il papa di Lepanto, vissuto nel periodo della Controriforma, beatificato 100 anni dopo la sua morte il 1° maggio 1672 e canonizzato il 22 maggio 1712, patrono della Congregazione del S. Uffizio, oggi Congregazione della Dottrina della Fede.

Le parole citate si trovano ne Il Giornale d'Italia del 22 agosto 1914. Il Giornale era stato fondato a Roma il 15 novembre 1901 da Sidney Sonnino e da altri esponenti della destra liberale ed anticlericale; è famoso per lo spazio dato ai temi culturali nella "terza pagina", ideata da Alberto Bergamini (1871-1962), suo direttore dal 1901 al 1923, e pubblicata per la prima volta il 9 dicembre 1901.

[3] "La sua beatificazione (3 giugno 1951) fu salutata con gioia dai partecipanti al 23° Congresso dell'IKUE a Monaco di Baviera e Pio X venne proclamato «patrono celeste degli esperantisti cattolici»". L'IKUE, cioè la Internacia Katolika Unuièo Esperantista, è l'organizzazione mondiale degli esperantisti cattolici: fondata nel 1910, collabora dal 1951 con l'UEA, Universala Esperanto-Asocio, è stata riconosciuta ufficialmente dalla Santa Sede, ed ha come scopi l'evangelizzazzione, l'unità della Chiesa, l'intercomprensione umana, l'ecumenismo, la fratellanza e la pace; l'organo ufficiale, "Espero Katolika" (Speranza cattolica), è stato fondato nel 1903 e porta in prima pagina una poesia dedicata a Papa Pio X dall'autore, il sacerdote lituano Alessandro Dombrowski (1860-1938). Si consulti SARANDREA C., Discernimento dei papi da San Pio X a oggi sul carisma dei cattolici esperantisti, relazione letta al 10° Congresso della UECI (Unione Esperantisti Cattolici Italiani), tenutosi a Paderno del Grappa (Treviso) dal 6 al 10 settembre 1996. Nella medesima relazione si possono leggere fatti molto interessanti. Il 2 giugno 1906, "nel corso dell'udienza il Pontefice espresse simpatia per il nuovo idioma" (p. 2). "Papa Pio X restò paternamente vicino al movimento esperantista: dal 1906 al 1914 Egli inviò ogni anno la Sua benedizione ad "Espero Katolika", agli esperantisti cattolici" (p. 3). "Il 4 aprile 1909, Frate Isidoro Clé" fu ricevuto in udienza dal papa Pio X: "È in questa Udienza che San Pio X pronuncia la frase profetica: «L'Esperanto ha davanti a sé un grande avvenire»" (pp. 3-4). In altre occasioni concesse l'apostolica benedizione e l'indulgenza. Altre notizie in SARANDREA C., Kvazaù historio, in "Espero Katolika", 12 (1983), pp. 192-203 e KORYTKOWSKI J., Internacia lingvo en Eklezio kaj mondo, IKUE-Centro, Roma, 1976, pp. 131-32 e, in versione italiana, KORYTKOWSKI J., La Chiesa e il problema della lingua ausiliare internazionale, Pontificio Ateneo Antoniano, Roma, 1976, p. 116. Vedere anche Discernimento dei papi da san Pio X a oggi sul carisma dei Cattolici Esperantisti.

[4] SCHMIDLIN J., Papstgeschichte der neuesten Zeit Pius X und Benedikt XV, vol. III, Kosel und Pustet, München, 1934, pp. 1-170, con particolare riguardo alle pp. 162-169. Il Relatore Generale francescano F. Antonelli riferisce che lo Schmidlin era "uno storico un po' parziale": [ANTONELLI F.], Sacra Rituum Congregatio Sectio Historica n. 77 Romana Beatificationis et Canonizationis Servi Dei Pii Papae X Disquisitio circa quasdam obiectiones modum agendi Servi Dei respicientes in Modernismi debellatione una cum Summario Additionali ex Officio compilato, Typis Polyglottis Vaticanis, 1950, p. XXIII.

[5] STURZO L., Chiesa e Stato Studio sociologico-storico, vol. II, Bologna, 1978, p.153.

[6] LILL R., Storia ecumenica della Chiesa, Queriniana, Brescia, 1981, vol. II, p. 221.

[7] AUBERT R., in Storia della Chiesa, diretta da H. Jedin, vol. IX, Jaca Book, Milano, 1979, pp. 457-630; in Nuova Storia della Chiesa, vol. V/1, Marietti, Torino, 1977, pp. 21-265.

[8] MARTINA G., La Chiesa nell'età del totalitarismo, Morcelliana, Brescia, 19845. p. 78-79.

[9] TRAMONTIN S., Un secolo di Storia della Chiesa Da Leone XIII al Concilio Vaticano II, Studium, Roma, 1980, vol. I, pp. 51-104.

[10] SNIDER C., L'episcopato del Cardinale Andrea C. Ferrari I tempi di Pio X, vol. II, Neri Pozza, 1982, pp. 131-208.

[11] LORTZ J., Storia della Chiesa considerata in prospettiva di storia delle idee, vol. II, Ed. Paoline, Alba (Cuneo), 1973, pp. 490-91.

[12] ROMANATO G., Giuseppe Sarto e il Movimento cattolico, in AA. VV., Le radici venete di San Pio X. Saggi e ricerche a cura di Silvio Tramontin, Morcelliana, Brescia, 1987, p. 142-44. ROMANATO G., Pio X La vita di papa Sarto, Rusconi, Milano, 1992, pp. 6-8. Del Romanato è altresì da ricordare il prezioso coordinamento di 40 autori che ha portato alla pubblicazione di AA. VV., Pio X Un papa e il suo tempo, Ed. Paoline, Cinisello Balsamo, 1987, p. 326.

 


Fonte: Quirino Bortolato / Centenariopiox.it

 


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