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Sogno di pace: Papa Francesco in Iraq

PapaFrancesco Iraq“Siete tutti Fratelli”. Questo dunque il motto – tratto dal Vangelo di Matteo – della visita di Francesco in Iraq, il cui logo raffigura il Papa nel gesto di salutare il Paese, rappresentato in mappa e dai suoi simboli, la palma e i fiumi Tigri ed Eufrate. Il logo mostra anche una colomba bianca, nel becco un ramoscello di ulivo, simbolo di pace, volare sulle bandiere della Santa Sede e della Repubblica dell’Iraq. A sovrastare l’immagine, il motto della visita riportato in arabo, curdo e caldeo. In questo fine settimana il Santo Padre compie l'atteso viaggio in Iraq. Un avvenimento storico, che san Giovanni Paolo II avrebbe voluto realizzare già durante l'anno giubilare del 2000. Tante le tappe significative

 

La capitale Baghdad ma anche Najaf, Ur, Erbil, Mosul, Qaraqosh: sono molte, e tutte importanti, le tappe del viaggio di papa Francesco in Iraq, in programma dal 5 all’8 marzo. Un avvenimento storico, che san Giovanni Paolo II avrebbe voluto realizzare già durante l’anno giubilare del 2000. Ma alla fine Saddam Hussein aveva deciso di no. Il Papa lo desiderava molto, perché era l’occasione per celebrare gli inizi della storia della salvezza: Abramo infatti era partito da Ur dei Caldei, nel sud dell’Iraq. Questo significato non è certo estraneo al viaggio di Francesco, anche se l’accento cade piuttosto su quanto tracciato nell’ultima enciclica “Fratelli tutti”.


Il 5 marzo il Papa parte da Fiumicino alla volta di Baghdad, dove sono previste l’accoglienza ufficiale all’aeroporto e l’incontro con il Primo ministro. Poi la cerimonia ufficiale di benvenuto nel palazzo presidenziale di Baghdad, seguita dalla visita di cortesia al presidente della Repubblica del Palazzo presidenziale. Qui è stato programmato il primo discorso, il secondo durante l’incontro con i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i seminaristi e i catechisti nella cattedrale siro-cattolica di “Nostra Signora della Salvezza”, a Baghdad.


Il 6 marzo il Papa partirà in aereo per Najaf, nel cui aeroporto si svolgerà l’incontro interreligioso con il Grande ayatollah Sayyid Ali Al-Husaymi Al-Sistani. Aprire un dialogo a Najaf con il mondo sciita sarà importante per consolidare la riconciliazione nel Paese. Poi, la partenza in aereo per Nassiriya, per l’incontro interreligioso nella Piana di Ur, luogo simbolico che ricorda Abramo, padre della fede. Ritornato a Baghdad, nel tardo pomeriggio, è in programma la messa nella cattedrale caldea di «San Giuseppe» a Baghdad.


Ricca di appuntamenti sarà domenica 7 marzo, che vedrà il Papa spostarsi tra il Kurdistan iracheno e la Piana di Ninive. La mattinata inizierà con la partenza in aereo per Erbil. All’aeroporto Francesco sarà accolto dal presidente della Regione autonoma del Kurdistan iracheno e dalle autorità religiose e civili. Poi, in elicottero, il trasferimento a Mosul, città per anni nelle mani del sedicente Stato islamico, dove è prevista una Preghiera di suffragio per le vittime della guerra presso Hosh al - Bieaa, la piazza della chiesa. Ancora, in mattinata, il trasferimento del Papa in elicottero nella città assira di Qaraqosh nella piana di Ninive a pochi chilometri da Mosul, occupata dallo Stato islamico fino al 2016. Nel pomeriggio, il trasferimento  nuovamente a Erbil per la messa nello Stadio, in rito latino e in diverse lingue: arabo, curdo, inglese e anche in aramaico, la lingua di Gesù, ancora usata dai cristiani iracheni nei loro riti. In serata, il rientro a Baghdad, da dove papa Francesco, lunedì mattina, ripartirà per Roma al termine della cerimonia di congedo.


La visita di papa Francesco in Iraq è “storica ed eccezionale, viste le circostanze in cui vivono il Paese e la regione. La consideriamo una benedizione. Speriamo possa avere un’eco di riconciliazione e di unificazione per il bene dell’Iraq”, si afferma dal Patriarcato caldeo. “Il Papa – si legge nel comunicato – non può visitare tutte le città cristiane e tutti i santuari, ma si recherà in luoghi ufficiali come Baghdad ed Erbil, Najaf, Ur, Mosul, Qaraqosh nella pianura di Ninive, e di questo gli siamo grati. Non è nemmeno suo dovere – rimarca il Patriarcato – far rientrare i cristiani immigrati all’estero, o recuperare le loro proprietà usurpate. Questa – si sottolinea nel testo – è responsabilità del Governo iracheno chiamato a creare condizioni adeguate per il loro ritorno”.


L’esodo dei cristiani è stato biblico in questo inizio di secolo: sotto Saddam Hussein erano quasi un milione e mezzo, mentre oggi sono ridotti a meno di 300mila nelle migliori stime.

 

 


Fonte: Enrico Vendrame in La Vita del Popolo

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