Silvio (Dissegna): perché?

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Silvio Dissegna, servo di DioQuali sono le radici di Silvio Dissegna ? Dove affonda, questo piccolo grande Servo di Dio, la sua formazione e la sua santificazione? Qual è l’humus della sua esistenza così breve, ma ardente e singolare? Anche per comprenderlo meglio, sono stato qualche volta a casa sua : c’è un gran silenzio e una pace dolce attorno alla sua bella casa, a Borgata Becchio di Poirino, in mezzo alla campagna ondulata che circonda Torino, ma lì a ben guardare e ascoltare, tutto parla ancora di lui.

Presso la sua casa, voluta e fatta erigere dai suoi familiari, sorge la piccola cappella dedicata al Papa S. Pio X, originario come loro della buona terra veneta. Silvio è cresciuto lì,conoscendo questo santo Pontefice, difensore forte della Fede Cattolica, autore di un fortunato Catechismo a domande e risposte chiare e precise, apostolo dell’ Eucaristia in mezzo ai fanciulli.

A 8 anni, il 7 settembre 1975, proprio lì, presso il suo “S. Pio X”, Silvio, con il fratello Carlo, riceve la !° Comunione dal parroco don Vincenzo Pansa. Si era preparato al grande incontro con Gesù Eucaristico, sul Catechismo di S. Pio X, studiando a memoria le risposte luminose che vi sono riportate, come mirabile sintesi della Fede.   Questo tempo egli lo userà ancora nelle lezioni catechistiche in parrocchia e a scuola, e con il medesimo si preparerà alla Cresima, ricevuta il 21 maggio 1978, quando sarà già malato e in carrozzella, nella bella chiesa parrocchiale di Poirino.

L’abbiamo preso in mano questo piccolo suo Catechismo, che – davvero si vede dalle impronte lasciate – Silvio ha usato e studiato con la passione di conoscere ed amare Gesù, secondo Verità, la verità del dogma cattolico. Questo stupisce, perché in quei anni, già si stava mandando in pensione l’antico limpido Catechismo di S. Pio X e si usavano già dei testi pubblicati “ad experimentum”, quasi che si possa far le prove nella trasmissione della fede, testi che presto si riveleranno vuoti e inconsistenti.

I sacerdoti che gli furono guide, il Parroco don Pansa e don Luigi Delsanto, mantennero l’ottimo Catechismo che aveva formato diverse generazioni di buoni cattolici e Dio solo sa quanti santi noti e nascosti.

Così Silvio affonda le radici della sua formazione davvero cattolica, della sua offerta sacrificale con Gesù, quando la malattia si abbatterà su di lui, proprio lì: Silvio pare uscito dal catechismo e dai decreti di S. Pio X, dal cuore di questo Papa che aveva chiamato piccoli e grandi a conoscere la Verità tutta intera del cattolicesimo, e accostarsi presto, spesso e bene, in ottime disposizioni interiori alla Comunione Eucaristica, profetizzando:”Ci saranno dei santi tra i fanciulli grazie all’Eucaristia”.

Andrà, Silvio, pellegrino con i suoi cari, alla casa di S. Pio X, a Riese (Treviso), paese della sua nonna materna, nell’estate 1977, respirando colà la sua stessa aria fisica e soprattutto spirituale, e di lì porterà a casa sua un’immagine del grande Papa e la terrà come segnalibro nel suo diario scolastico, sino all’ultimo suo giorno di scuola.

Ricco della Verità così appresa, Silvio affronta la malattia, si farà santo…realizzando la profezia di S. Pio X sulla santità dei fanciulli. Dobbiamo dire che fu davvero fortunato a essere catechizzato così.

Su questa linea, Silvio Dissegna non ha nulla a che fare, nulla da spartire con gli uomini e le donne – i mondani – illustri dei suoi anni, dopo il famigerato 1968, dopo la contestazione e il rifiuto di tutto ciò che di vero, di buono e di santo esiste.

Silvio, fa pensar a “un angelo”, scappato dal Paradiso e che ha sfiorato questo nostro mondo per appena 12 anni…e poi se ne è andato, non in un incidente improvviso, quasi senza soffrire, ma dopo aver patito una lunga crocifissione, più di 20 mesi, con Gesù sofferente.

Silvio non centra nulla con le becere novità del tempo in cui è vissuto. L’aver avuto genitori retti nella Fede, l’essere vissuto in un borgo di campagna, l’aver incontrato sacerdoti buoni, l’hanno preservato da tristi avventure e lo hanno avviato verso la vetta.

Silvio è così anche il frutto della santità torinese, ma di quella nobile e vera di S. Giuseppe Cafasso, di S. Giovanni Bosco, di S. Domenico Savio e dei ragazzi usciti dalla scuola di don Bosco, dei santi canonici Giuseppe Allamano, Giovanni e Luigi Boccardo. Domenico Savio, con tutto lo stile che impersona e rappresenta, è stato esplicitamente tra i suoi modelli con S. Bernardetta e Francesco e Giacinta Marto, i pastorelli di Fatima, tutti da lui conosciuti e imitati nell’offerta del dolore e dell’amore, della vita, a Dio.

Per grazia di Dio, Silvio non c’entra nulla con la “sperimentazione” in corso nei suoi anni.

Sono molti a pensare che il buon Dio ha voluto Silvio dove è vissuto e in quel periodo, perché con il suo stile, la sua preghiera, il suo Rosario alla Madonna, la sua sofferenza, il suo amore struggente a Gesù Eucaristico, riparasse gli errori di molti e indicasse qual è la via da seguire nell’educazione dei figli, nelle famiglie, nelle parrocchie, nella catechesi e nell’azione pastorale più vera, la via da seguire per promuovere la santità, in particolare “ la santità giovanile”.

Così la santità di Silvio ( non intendiamo anticipare il giudizio della Chiesa, ne parliamo solo per quanto appare ai nostri occhi), non è mai allegra e festaiola, come la presunta esemplarità di tanti moderni, ma pur nei suoi 12 anni, è seria e austera. E’ la santità della tradizione della Chiesa: non facile, ma forte e serena, interiormente sicura e felice. Come ebbe a dire papa Paolo VI: ”Il Cattolicesimo non è facile, ma è felice”.

La santità di Silvio è la santità di un intenso rapporto con Dio, non scioccamente collettivistica e sociologica, tanto meno gruppettaria e movimentistica di oggi. La santità di Silvio scaturisce dal Crocifisso, da Gesù Sacerdote e Ostia, cioè Vittima del suo Sacrificio offerto a Dio per adorarlo e ottenere la salvezza del mondo.

Allora – davanti al Crocifisso e a chi sta in croce con Lui – occorre inginocchiarsi e mettersi in ascolto. Adorare. Offrire. Poi alzarci e dirlo al mondo.

Silvio è un ragazzo che Dio ha mandato non solo perché si scriva o si dica di lui, ma perché ci sia impossibile continuare a vivere come mai l’avessimo incontrato. Chi incontra Silvio. deve cambiare vita.

 

 

 

 


Fonte: Paolo Risso in Silviodisse ...

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