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San Pio X e Carlo d’Asburgo di fronte alla prima guerra mondiale

 

 

Carlo d'Asburgo e Pio XLa prima profezia di San Pio X

Carlo, dopo il fidanzamento, fu mandato da Francesco Giuseppe a Londra, dove assistette all’incoronazione di Giorgio V. È l’occasione per il giovane principe di fiutare l’odio che aleggiava nella corte inglese per il suo casato. Il giovane Churchill, infatti, accoglie i principi austriaci dicendo loro in faccia che è ora di finirla con la Monarchia. Carlo deve protestare per il posto subalterno che gli è attribuito a pranzo...

In questo periodo, il 24 giugno 1911, pochi giorni dopo il fidanzamento, Zita, la giovane fidanzata di Carlo, si recò a Roma, in visita al Santo Padre.

Arrivata a Roma, fu accolta da Pio X. Il Papa la salutò esprimendo la sua soddisfazione di accogliere la futura Imperatrice. Zita, con il suo carattere vivace interruppe subito il Papa: “No, Santità, l’Arciduca Francesco Ferdinando è l’erede al trono”. Il Papa scuotendo la testa disse: “No, Carlo sarà l’erede al trono”. Zita interruppe ancora pensando che il Papa fosse mal informato dalla stampa italiana che, infatti, scriveva che Francesco Ferdinando avrebbe rinunciato al trono. Al che, racconta Zita, Pio X divenne molto serio e con tono autorevole dichiarò: “Se Francesco Ferdinando si ritiri o se rinunci, non lo so; ma Carlo sarà il successore di Francesco Giuseppe”.

Uscendo dall’udienza Zita confidò alla sua accompagnatrice: “Per fortuna il Papa non è infallibile in materia politica”. È il primo intervento di San Pio X riguardo all’ascesa al trono di Carlo.

 

La seconda profezia di San Pio X

La convinzione di San Pio X su questo fatto si manifesta nell’omelia redatta da San Pio X per il matrimonio della coppia Arciducale, il 21 ottobre 1911, nella cappella del castello di Schwarzau. Il Papa delegò al suo Maggiordomo, Sua Eccellenza Mons. Bisleti, il compito di presenziare alla cerimonia e di pronunciare l’omelia. Alla fine della cerimonia, il Prelato chiamò Carlo e Zita in sacrestia per leggere una frase che aveva omesso di leggere in cappella, per rispetto di Francesco Ferdinando, presente allo sposalizio. Il Papa, infatti, salutava la giovane coppia come gli eredi al trono.

 

La lite in famiglia

L’Imperatrice racconta nelle sue memorie di aver avuto una sola lite in famiglia. Ha durato otto anni. Quale era? Andavano a vedere una dimostrazione di volo all’aeroporto di Wiener Neustadt. La giovane coppia era molto interessata agli aeroplani. Riconosciuta dalla folla, la coppia fu salutata con grandi ovazioni. Carlo si era molto compiaciuto di questa manifestazione spontanea d’affetto. Allora Zita intervenne e gli disse di mantenere la serenità, di pensare alle rivoluzioni subite a Modena, Parma e Firenze, di pensare ai limiti del potere e la sua vanità; anche le ovazioni possono svanire da un momento all’altro... Carlo si arrabbiò. “Capisco quello che intendi, ma qui in Austria le cose sono differenti; per piacere non ne parliamo più”. Il diverbio ebbe luogo nel 1911.

Il 24 marzo 1919, la prima giornata d’esilio, Carlo e Zita erano in treno sommersi in un gran silenzio. L’Imperatore disonorato, beffato, pensava probabilmente alla repubblica proclamata illegalmente, quando subitaneamente ruppe il lungo silenzio con le parole: “Hai avuto ragione”. E Zita rispose: “Quanto darei per aver avuto torto!” Fu l’unica lite in questa vita di famiglia molto unita. Durante i lavori più intensi, la sera, Carlo si dedicò ai bambini, dava loro la buonanotte e faceva con loro la preghiera. Zita assisteva da vicino Carlo nell’esercizio dei suoi compiti di sovrano. C’era chi fra l’alta nobiltà rideva del fatto che Carlo, durante una conversazione si alzava e andava a consultare sua moglie. Gli capitava anche, prima di dare una risposta ad un interlocutore di andare in cappella a pregare. Per la gente della corte era il segno dell’uomo bigotto che sta sotto il tacco della moglie. Il ruolo primordiale che Carlo dava alla famiglia, alla moglie, alla vita di pietà era proprio l’oggetto di quella campagna denigratoria contro la coppia imperiale, messa in scena dall’alleato tedesco.

 

Le confidenze di Francesco Ferdinando alla giovane coppia - Inverno 1912/1913

Nell’inverno 1912/1913 la giovane coppia risiedeva in Hetzendorf. Poco distante si trova il castello del Belvedere, già residenza estiva del Principe Eugenio di Savoia e ora sede dell’erede al trono, Francesco Ferdinando. Lì l’erede al trono preparava il suo governo. Si parlava addirittura di un governo parallelo a quello di Francesco Giuseppe. Zita racconta come una sera d’inverno Francesco Ferdinando invitò la giovane coppia a cena. Approfittando del momento in cui sua moglie, la duchessa Chotek von Hohenberg, portava a dormire i figli, si rivolse a Carlo e Zita e disse: “Vi devo dire una cosa molto importante. Fra poco non vivrò più”. Carlo rispose: “Ma zio, cosa stai dicendo, hai perso completamente la testa”.

Ferdinando però insisteva. Consegnò a Carlo un plico con i suoi progetti per il governo della Monarchia. “Questo è per te”. Carlo e Zita se ne tornarono a casa sconvolti. È risaputo che Francesco Ferdinando voleva decentralizzare, federare, trasformare la Monarchia. Problemi interni, infatti, esistevano in quest’agglomerato di undici nazionalità. Vi erano delle ingiustizie istituzionali che andavano corrette. L’Ungheria esercitava un potere troppo dispotico nel suo territorio e sui popoli che governava. Ai cechi, elemento trainante dell’economia dell’Impero, spettava più autonomia giuridica e amministrativa.

Francesco Ferdinando voleva passare dal dualismo tedesco-ungherese ad un trialismo tedesco, ungherese e slavo. Tedeschi e ungheresi presi insieme erano meno della metà della popolazione dell’Impero. Era dunque giusto voler dare alle altre popolazioni i loro diritti d’autonomia. Di questi progetti di riforma la massoneria era ben informata. Ora tali riforme avrebbero dato nuovo vigore alla vecchia struttura imperiale. La massoneria avrebbe perso l’occasione e il pretesto per far esplodere la Monarchia.

Perciò nel 1912 fu decisa la morte di Francesco Ferdinando. Fu pure informato per iscritto della sua sorte. È anche noto come Francesco Ferdinando, il giorno prima dell’attentato predisse la sua morte. In partenza dal castello di Duino per la Bosnia-Erzegovina, Francesco Ferdinando si congedò per partire alle manovre affermando che non ritornerebbe più. Era talmente sicuro del fatto che doveva morire, che il giorno stesso dell’attentato, si spazientì del ritardo con il quale si saliva in macchina: “Su, andiamo che oggi dobbiamo ricevere qualche pallottola”.

I testimoni oculari così trasmettono le sue parole. Ecco dunque dei fatti che vengono a corroborare tristemente le profezie di San Pio X. Il 28 giugno 1914 la profezia si adempie con l’assassinio di Sarajevo, seguìto dalla prima guerra mondiale, o prima guerra civile mondiale con lo scopo di annientare la cristianità e istaurare il governo di Mammona, quello della Società delle Nazioni, più tardi ONU.

 

 


Fonte: don Florian Abrahamowicz F.S.S. Pio X, conferenza tenuta a Mezzano a Primiero (Tn) nel 2004, c/o la Sede del Gruppo Alpini di Mezzano

Pubblicato su: I Recuperanti


 

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