San Matteo Apostolo ed Evangelista
Patrono della Parrocchia e della Città di Riese Pio X
Mosaico nella Cattedrale di Salerno. Nel libro le parole iniziali del suo Vangelo: LIBER GENERATIONIS IESU CHRISTI FILII DAVID (libro della generazione di Gesù Cristo figlio di Davide)
San Matteo Evangelista (in ebraico מַתִּי, Matti, in greco Ματθαῖος, Matthaîos; Cafarnao, I secolo; † Etiopia o Hierapolis, I secolo) è ritenuto uno degli apostoli di Gesù (Mt10,3; Mc3,18; Lc6,15; At1,13). La tradizione cristiana lo identifica con l'autore del primo vangelo e per questo gli viene attribuito anche l'epiteto di evangelista. È stato tradizionalmente (ma probabilmente, impropriamente) identificato con un discepolo di nome Levi.
Vita del Santo
Il nome ebraico di Matteo, Levi, significa letteralmente ‘dono di Dio’. Alcuni suppongono che abbia cambiato il nome come una forma tipica dell'epoca, per indicare il cambiamento di vita, analogamente a Simone, poi Pietro, e Saulo, poi Paolo. Viveva a Cafarnao, dove esercitava il mestiere di esattore delle tasse, tra il disprezzo della gente. Cafarnao ai tempi di Gesù, sebbene non fosse una città molto grande, godeva di un’importanza rilevante. Si trovava vicino ad una grande strada, 'Via Maris', trafficata dalle carovane provenienti dalla Siria per il trasporto delle merci tra l’Est e le coste del Mediterraneo.
Gesù, nei primi tempi della sua predicazione in Galilea, lo chiamò a sé mentre era nel pieno del suo lavoro. ”Seguimi!”, gli disse. E lui si alzò e lo seguì subito, lasciando sul tavolo denaro, timbri e registri contabili. I Padri della Chiesa rilevano tre caratteristiche della santità di Matteo: la pronta obbedienza (corrispose con prontezza e letizia alla chiamata di Gesù), la sua liberalità (abbandonò tutto e diede uno splendido banchetto d’addio per i parenti e gli amici) e la sua umiltà (si è lasciato umiliare pubblicamente dalle aspre critiche dei farisei e dei discepoli di Gesù).
Matteo rispose con generosità, accogliendo con gioia il Maestro nella sua casa. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: “Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?”. Udito questo, disse: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori” (9. 9-13).
Guido Reni, San Matteo e l'angelo, 1620/1622, Musei VaticaniMatteo comprese profondamente che quell’incontro avrebbe trasformato per sempre la sua vita. Fino ad allora dedito all’accumulo di beni materiali, da quel momento in poi seguì unicamente i beni dello spirito. Scrisse infatti: ”Non accumulate per voi tesori sulla terra; accumulate invece per voi tesori in cielo”. Le frasi del ‘Pater Noster’ che recitiamo sono quelle che si leggono nel suo Vangelo. Il suo nome appare anche negli Atti dove si menzionano gli apostoli che costituiscono la timorosa comunità sopravvissuta alla morte di Gesù. ”Entrati in città salirono al piano superiore dove abitavano. C'erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo e Simone lo Zelòta e Giuda di Giacomo”. (At 1,13). Ancora dagli Atti, Matteo risulta presente con gli altri Apostoli all’elezione di Mattia, che prende il posto di Giuda Iscariota. Ed è in piedi con gli altri undici, quando Pietro, nel giorno della Pentecoste, parla alla folla, annunciando che Gesù è "Signore e Cristo".
La tradizione vuole che Matteo fosse l’unico dei Dodici apostoli a saper scrivere. Il suo è il Vangelo del compimento: mostra come Gesù realizzi le promesse dell’Antica Alleanza. È caratterizzato da cinque grandi discorsi di Gesù sul Regno di Dio: il discorso della montagna, il discorso missionario, il discorso in parabole, il discorso ecclesiale, il discorso escatologico. Secondo la tradizione, Matteo dopo la Pentecoste predicò prima in Giudea e poi portò il Vangelo in Persia, in Partia (Iran nord-occidentale) e in Etiopia, e si sa per testimonianza di Clemente Alessandrino, che praticava l'esercizio della contemplazione e conduceva vita austera, non mangiando altro che erbe, radici e frutta selvatica. Un’antica leggenda racconta che il manoscritto originale del suo Vangelo fu ritrovato nel Cinquecento, insieme alle reliquie di San Barnaba.
Se sappiamo poco del resto della sua vita, le notizie sulla sua morte sono discordanti: alcune fonti affermano che fu lapidato in Etiopia (non nell'Etiopia in Africa, ma nella regione che anticamente si chiamava Etiopia/Aethiopia a sud del Mar Caspio, nel nord dell'attuale Iran), altre che fu arso vivo o pugnalato durante una celebrazione. Secondo alcune tradizioni, riportate da Clemente Alessandrino e dallo gnostico Eracleone, sarebbe morto per cause naturali. Secondo altre Passiones apocrife, attestate nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, avrebbe portato alla conversione il re Egippo e la terra su cui regnava, l'Etiopia, dopo aver fatto risorgere miracolosamente la figlia Ifigenia. La tradizione racconta anche che, alla morte del sovrano, gli sarebbe succeduto sul trono il re Irtaco, fratello di Egippo, che avrebbe voluto sposare la figlia del re defunto, Ifigenia, che però aveva consacrato la sua verginità al Signore. Dal momento che la sua proposta di matrimonio era stata rifiutata dalla giovane, Irtaco chiese a Matteo di persuaderla a concedersi a lui, ma il santo in risposta lo invitò ad ascoltare una sua predica che avrebbe tenuto il sabato successivo nel tempio al cospetto di tutta la popolazione. Quel sabato l'apostolo proclamò solennemente che il voto di matrimonio di Ifigenia con il re celeste non avrebbe potuto essere infranto per il matrimonio con un re terreno perché se un servo usurpasse la moglie del suo re sarebbe giustamente arso vivo. Il santo sarebbe stato ucciso sull'altare mentre celebrava la messa, trafitto a colpi di spada da un sicario inviato dal re.
Le sue reliquie sarebbero giunte a Velia, in Lucania, intorno al V secolo, dove rimasero sepolte per circa quattro secoli. Il corpo del Santo era stato rinvenuto dal monaco Atanasio nei pressi di una fonte termale dell'antica città di Parmenide. Le spoglie furono portate dallo stesso Atanasio presso l'attuale chiesetta di San Matteo a Casal Velino. Il modesto edificio dalla semplice facciata a capanna presenta, alla destra dell'altare, l'arcosolio, dove secondo tradizione furono depositate le sacre reliquie del Santo. Un'iscrizione latina piuttosto tarda (XVIII sec.), incastonata sul lato corto dell'arcosolio, ricorda l'episodio della traslazione; successivamente le ossa furono portate presso il Santuario della Madonna del Granato in Capaccio-Paestum. Ritrovate in epoca longobarda, furono portate il 6 maggio 954 a Salerno, dove sono attualmente conservate. Riposano nella cripta del Duomo di Salerno («Basilica Cattedrale Primaziale Metropolitana Minore di Santa Maria degli Angeli, San Matteo e San Gregorio VII»), dove il santo è venerato.
Nel 954 Salerno già custodiva il corpo di San Matteo ma, per le tristi condizioni dell'epoca, fu tenuto accuratamente nascosto, cosicché cadde nell'oblio. Verso il 1080 fu ritrovato e posto nel tempio costruito a tale scopo e consacrato da San Gregorio VII. In tale occasione. Il pontefice scrisse una lettera a San Alfano, allora arcivescovo di Salerno, per felicitarsi con lui per il ritrovamento del corpo di San Matteo, e tale lettera resta un documento storico ineccepibile. A seguito del ritrovamento delle spoglie del Santo, che riposano nella cripta inaugurata nel 1081, Roberto il Guiscardo fece costruire la Cattedrale di Salerno. Nel luglio del 1084 furono ultimati i lavori della basilica superiore e la chiesa fu consacrata dal Papa Gregorio VII.
San Matteo ha protetto, più volte durante i secoli, la città che lo venera. Nel 1544, secondo la tradizione, il Santo Patrono salvò Salerno dalla distruzione, costringendo alla fuga i pirati Saraceni capeggiati da Ariadeno Barbarossa. In segno di riconoscenza lo stemma della città venne impreziosito con la figura di San Matteo, che con la mano sinistra regge il Vangelo e con la destra benedice. Da allora in poi i Salernitani si impegnarono a condurre in processione ogni anno, il 21 settembre, con grande solennità, la statua del Santo Patrono.
La cripta della Cattedrale di Salerno con la tomba di San Matteo
Sepolcro di San Matteo nella cripta della Cattedrale di Salerno
Il suo Vangelo
Vincenzo Campi, San Matteo scrive il suo Vangelo, 1588San Matteo è considerato l’autore del primo Vangelo canonico, non il più antico ma il primo nell’elenco del Canone. Di un Vangelo secondo Matteo vi era traccia già tra la fine del I secolo e l’inizio del secondo. Se ne ha, infatti, notizia da riferimenti contenuti in vari autori del tempo. Lo citano Clemente Romano nel 95 d.C., nonché Ignazio d’Antiochia nel 115 d.C. Allusioni sono anche contenute nell’Epistola di Barnaba tra il 100 e il 130 d.C. e nella Didaché (100 d.C.). Per quanto non fosse indicato il nome di Matteo come autore, è indubbia la considerazione che il Vangelo avesse nella chiesa primitiva. Solo dalla metà del II secolo si cominciò a indicare tale Vangelo come “secondo Matteo”, attribuendolo all’apostolo di Gesù.
La tradizione antica identificava senz’altro l’autore del Vangelo di Matteo con il pubblicano Matteo chiamato da Gesù a seguirlo. E tale attribuzione richiama un passo di Papia di Gerapoli dei primi decenni del II secolo, riportato da Eusebio di Cesarea: “Matteo raccolse i logia in lingua ebraica, e ciascuno li interpretò come poteva”. Sulla scia di Papia, comunque, anche gli altri autori cristiani riportano la stessa notizia sul Vangelo di Matteo:
- Così Ireneo di Lione il quale, intorno al 180, riferisce che “Matteo pubblicò presso gli Ebrei, nella loro lingua, uno scritto di Vangelo, mentre Pietro e Paolo predicavano a Roma e fondavano la Chiesa”.
- Per Origene, quello di Matteo è il primo dei quattro Vangeli. Così, infatti, scrive nel 233: “Come ho appreso dalla tradizione riguardo ai quattro Vangeli, che sono anche i soli accettati dalla Chiesa di Dio che è sotto il cielo, per primo è stato scritto quello secondo Matteo, che prima era un pubblicano, poi apostolo di Gesù Cristo; egli l’ha redatto per i credenti provenienti dal giudaismo, e composto in lingua ebraica”.
- Ed Eusebio di Cesarea conferma, ancora una volta, la notizia: “Matteo, infatti, che predicò in un primo tempo agli Ebrei, quando dovette andare anche presso altri mise per iscritto nella lingua dei suoi antenati il suo Vangelo per i fedeli che lasciava, sostituendo così con lo scritto alla sua presenza”.
Sembrerebbe, dunque, stante la testimonianza di Papia e degli altri, che Matteo avesse scritto il suo vangelo in ebraico, raccogliendo detti e narrazioni (la c.d. fonte ‘Q’) precedenti. In realtà, quando Papia parla di “lingua ebraica” non si riferisce alla lingua ebraica vera e propria, perché l’ebraico dei tempi di Gesù, ma anche di quelli di Matteo, non è la lingua del Vecchio Testamento, ormai entrata in disuso, bensì l’aramaico.Matteo avrebbe, perciò, scritto il suo Vangelo in aramaico (forse composto da 5 libri), tant’è che il testo greco di quello che è considerato il primo Vangelo contiene numerosi elementi aramaici, sia nello stile che nel vocabolario, poi passati al testo greco.
Vi era, dunque, un testo aramaico del primo Vangelo, andato perduto per le diverse vicende, anche belliche, dell’epoca. A che data risale, dunque, il testo greco? L’ambiente politico e sociale descritto, la conflittualità tra Gesù e i farisei, sembrerebbero indicare che la stesura in greco sia avvenuta prima della distruzione di Gerusalemme da parte dei romani, cioè prima del 70 d.C. Nel Vangelo secondo Matteo, inoltre, sono presenti elementi provenienti dal Vangelo secondo Marco, scritto intorno al 62 d.C., per cui il testo greco si collocherebbe tra il 62 e il 70 d.C.
Nel IV secolo l’attribuzione a Matteo è ormai un fatto acclarato, come si evince dalle citazioni contenute in diversi autori cristiani. A Matteo sono anche tradizionalmente riferiti dei testi apocrifi: il «Vangelo dello pseudo-Matteo», che parla dell'infanzia di Cristo, gli «Atti di Matteo» e il «Martirio di Matteo» che ne descrivono la predicazione.
L'evangelista Matteo scrive sotto dettatura dell'angelo. Pietra calcarea proveniente dal cortile della cattedrale di Chartres, distrutta dopo il 1763 ?. Ora al museo del Louvre. (File wikimedia: Louvre mathieu rf1388)Il Vangelo di Matteo è uno dei quattro Vangeli canonici del Nuovo Testamento e riveste un’importanza particolare: è non solo una fonte fondamentale per la fede cristiana, ma anche un’opera letteraria di rilievo nello sviluppo della teologia delle origini. Considerato il Vangelo ‘ecclesiale’ per eccellenza, è stato a lungo privilegiato dalla liturgia, fino alle riforme introdotte dal Concilio Vaticano II. Il testo narra la vita e il ministero di Gesù Cristo: dalla genealogia e dalla nascita verginale, all’infanzia, al battesimo e alla tentazione nel deserto, fino all’attività pubblica di predicazione e guarigione in Galilea. Racconta poi il viaggio verso Gerusalemme, l’ingresso trionfale nella città, la cacciata dei venditori dal Tempio, e infine la passione, la crocifissione, la morte, la sepoltura e la Risurrezione.
Il Vangelo secondo Matteo appartiene al gruppo dei Vangeli sinottici, insieme a quelli di Marco e Luca: sono detti così perché presentano numerosi episodi in comune, spesso con simili strutture e contenuti. Tra i passaggi più celebri del Vangelo di Matteo vi è il Discorso della Montagna, che include le Beatitudini. Questo discorso, insieme ad altre parabole e insegnamenti morali, offre una guida concreta per vivere secondo giustizia, compassione e amore, seguendo l’esempio di Gesù. Matteo cita frequentemente le Scritture dell’Antico Testamento, con uno stile tipicamente semitico. Un esempio ricorrente è la formula: ”È stato detto… ma io vi dico…”, con la quale Gesù propone un superamento della Legge antica attraverso i suoi nuovi insegnamenti.
Il fatto che tra tutti i vangeli quello di Matteo sia il più vicino all’ebraismo, sia per l’attenzione alla cultura ebraica, sia per la volontà di ribadire come Gesù incarnasse il compimento delle profezie ebraiche, ha insinuato il dubbio che l’autore del Vangelo di Matteo fosse in realtà un ebreo cristiano. In effetti si può affermare che per molti aspetti il Vangelo di Matteo costituisce un ponte fra le Sacre Scritture ebraiche e quelle cristiane. Gesù vi è identificato pienamente come Messia e Re del Regno dei Cieli che Dio ha promesso al popolo eletto.
Uno dei temi centrali dell’opera è l’annuncio del Regno di Dio, che si manifesta nella persona e nell’opera di Gesù. La narrazione fonde elementi storici con profonde riflessioni teologiche, mettendo in evidenza le connessioni tra gli eventi della vita di Cristo e il contesto culturale e religioso del tempo. Il Vangelo di Matteo aiuta così i cristiani a comprendere più a fondo il messaggio di Gesù e a seguirne l’esempio di amore, giustizia e misericordia. Gli insegnamenti di Gesù sono tramandati sotto forma di sermoni, parabole e istruzioni. Questi insegnamenti sono intesi come necessari per diventare seguaci di Gesù e di conseguenza degni del regno che Lui porterà sulla terra. In particolare San Matteo si sofferma sull’insegnamento d’amore, quell’undicesimo comandamento che può essere sintetizzato in queste affermazioni di Gesù:
- La regola aurea: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.” (Matteo 7,12);
- Il doppio comandamento dell’amore: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Matteo 22,37-39);
- La triade sulla parte determinante della legge: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima della menta, dell’anèto e del cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste cose bisognava praticare, senza omettere quelle.” (Matteo 23,23);
- Le sei opere di misericordia: “Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.” (Matteo 25,35-36).
Il Vangelo secondo Matteo è il più lungo dei Vangeli. Infatti è composto da ventotto capitoli, contro i ventiquattro di Luca, i ventuno di Giovanni e i sedici di Marco. La prosa ritmica e poetica hanno reso fin dalle origini il Vangelo secondo Matteo una lettura piacevole e di facile lettura, rispetto agli altri Vangeli sinottici.
Un riferimento a Matteo lo troviamo anche nel motto presente nello stemma di Papa Francesco: Miserando atque eligendo. Esso è tratto dalle Omelie di Beda il Venerabile (Om. 21; CCL 122, 149-151), il quale, commentando l’episodio evangelico della vocazione di Matteo, scriveva: “Vide Gesù un pubblicano e siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse: Seguimi”. Questa omelia è un omaggio alla misericordia divina e si trova nella Liturgia delle Ore della festa dell’Apostolo.
Parabole narrate nel suo Vangelo
Caravaggio, San Matteo e l'angelo, 1602, chiesa San Luigi dei Francesi, Roma
Le parabole del suo Vangelo con la loro esegesi*
- Lo schiavo senza misericordia
- I lavoratori della vigna
- La pecora smarrita
- I costruttori saggi e quelli stolti
- Lo schiavo fedele e saggio
- Le dieci fanciulle
- Il seminatore
- I fanciulli sulla piazza del mercato
- I due figli
- I doni buoni del Padre
- I talenti
- L'erbaccia nel frumento
- Il Giacchio
- Il giudizio finale
- Il banchetto iniziale
- I fittavoli malvagi
- Il grano di senape
- Il lievito
- Il tesoro nel campo
- La perla di grande pregio
- Il fico
- La lucerna sotto il moggio
* Interpretazione critica e analitica del testo, finalizzata a comprenderne il significato originale e l'intenzione dell'autore. Il termine deriva dal greco exégeomai ("condurre fuori" o "spiegare")
Segni Iconografici distintivi
Secondo la tradizione della Chiesa, Matteo viene raffigurato insieme ad un uomo alato che lo ispira o gli guida la mano mentre scrive il Vangelo; l'uomo alato è uno dei quattro esseri viventi presenti nel libro di Ezechiele e nel libro dell'Apocalisse e ciò perché il Vangelo di Matteo esordisce con la genealogia terrena e l'infanzia di Gesù Figlio dell'uomo, sottolineandone quindi l'umanità.
È ritratto di solito come un uomo anziano e barbuto, con un libro dei conti, una spada o un portamonete, simboli che richiamano il suo passato da esattore delle tasse e il suo martirio; la spada in particolare è un attributo ricorrente che simboleggia sia la sua testimonianza evangelica sia il martirio subito.
Caravaggio, Vocazione di San Matteo, chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma (Fonte: wikimedia)
Una delle rappresentazioni più iconiche della chiamata di San Matteo è il celebre dipinto ‘La Vocazione di San Matteo’, realizzato da Caravaggio tra il 1599 e il 1600. L’opera è conservata nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma, nella Cappella Contarelli, ed è una delle più famose e fotografate del mondo.
Caravaggio cattura il momento preciso in cui Gesù, accompagnato da San Pietro, entra nella stanza buia dove siede Matteo, intento a contare il denaro con altri esattori. Il gesto silenzioso di Cristo – il braccio teso, il dito che indica – richiama in modo evidente quello della Creazione di Adamo di Michelangelo, ma qui è rivolto a un peccatore, a un uomo comune.
La luce, elemento centrale dell’opera, entra diagonalmente da destra e illumina il volto stupito di Matteo, simbolo della grazia che irrompe nell’oscurità della vita quotidiana. Non c’è scenografia sacra: l’ambiente è quello di una taverna o di una stanza del ‘600, popolata da uomini in abiti contemporanei, per rendere la scena immediatamente vicina allo spettatore.
Un elemento affascinante è anche l’ambiguità sull’identità di Matteo: nella scena, alcuni studiosi si chiedono se sia l’uomo con la barba che si indica sorpreso, oppure il giovane chino sul denaro. Questa ambiguità intensifica il coinvolgimento dello spettatore, come se Caravaggio ci chiedesse: “Chi è il chiamato? E tu, cosa faresti?”.
Caravaggio, Il Martirio di San Matteo, 1600/1601, Cappella Contarelli, chiesa San Luigi dei Francesi, Roma
Una delle rappresentazioni del santo più famose e suggestive è sicuramente Il Martirio di San Matteo dipinto da Caravaggio. Si tratta di un meraviglioso dipinto a olio su tela realizzato tra il 1600 e il 1601 dall’artista dietro commissione della famiglia Contarelli. Lo si può ammirare nella Cappella che porta il loro nome nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma.
Il martirio di San Matteo può essere considerato a tutti gli effetti un’opera della maturità artistica di Caravaggio. In esso ricorrono infatti molte delle caratteristiche distintive del maestro, dall’uso della luce, proveniente da una fonte esterna, che rischiara a malapena la scena altrimenti avvolta nell’oscurità, alla presenza di molti personaggi, alcuni appena visibili. Sebbene Caravaggio avesse proposto scene diverse, per raccontare il martirio di San Matteo, alla fine quello che propose fu la rappresentazione del santo riverso ai piedi dell’altare sul quale stava celebrando la messa, mentre su di lui troneggia il soldato mandato dal re di Etiopia per assassinarlo. Il soldato ha la bocca socchiusa, il volto stravolto dal furore omicida. Il santo tende la mano al cielo, dove un angelo occhieggia tra le nubi offrendogli la palma del martirio. Le altre figure rappresentano quelli che stavano assistendo alla messa, ora spaventati e incapaci di reagire alla violenza.
Patronati
Statua di San Matteo nella chiesa parrocchiale (foto di Silvano Zamprogna)
San Matteo è considerato il patrono di banchieri, bancari, ammalati gravissimi, Guardie di Finanza, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, animali in difficoltà e amati da qualcuno, ragionieri, commercialisti, contabili.
Inoltre, è il santo patrono di numerose località italiane, tra le quali:
- Albanella (SA)
- Asiago (VI) compatrono
- Aurano (VB)
- Bombonina (CN)
- Borghetto Santo Spirito (SV)
- Cannara (PG)
- Casal Velino nella frazione Marina (SA)
- Caresana (VC)
- Chiaramonti (SS)
- Fabrica di Roma (VT)
- Giusvalla (SV)
- Guidizzolo (MN)
- Laigueglia (SV)
- Mirano (VE)
- Molinella (BO)
- Montenero di Bisaccia (CB)
- Morbegno nella frazione Valle (SO)
- Nichelino (TO)
- Ortignano Raggiolo (AR)
- Perrillo (BN)
- Pietrabruna (IM)
- Villa Guardia di Pontedassio (IM)
- Poggiofiorito (CH)
- Revine Lago (TV)
- Riese Pio X (TV)
- Rocca San Giovanni (CH)
- Salerno (SA)
- San Marco in Lamis (FG) compatrono
- Savigno (BO)
- Sicignano degli Alburni (SA)
- Sussisa (GE)
- Vanzo (PD)
- Villa d'Ogna (BG)
- Villanuova sul Clisi (BS)
- Trepunti di Giarre (CT)
Cinematografia
A sinistra l'attore Ferruccio Nuzzo interpreta Matteo nel film «Il vangelo secondo Matteo» del 1964 di Pier Paolo Pasolini (Foto: IMDB)
Matteo non ha mai avuto un ruolo da protagonista nel campo della cinematografia, comparendo di solito affiancato dagli altri apostoli. Il suo personaggio è stato tuttavia interpretato da vari attori, in film in cui era comunque utile la sua presenza. In ordine cronologico, i film in cui compare la presenza di Matteo sono i seguenti:
- The Holy City (1912) di Étienne Arnaud con L. Suarez nel ruolo di Matteo.
- N.R.I. (1923) di Robert Wiene con Walter Neumann nel ruolo dell'apostolo.
- Golgota (1935) di Julien Duvivier, interpretato da Paul Asselin.
- Il Martire del Calvario (1952) di Miguel Morayta, interpretato da Enrique García Álvarez.
- The Power of the Resurrection (1958) di Harold D. Schuster, interpretato da Milt Hamerman.
- Il re dei re (1961) di Nicholas Ray, interpretato da Rubén Rojo.
- Il Vangelo secondo Matteo (1964) di Pier Paolo Pasolini, interpretato da Ferruccio Nuzzo.
- La più grande storia mai raccontata (1965) di George Stevens, interpretato da Roddy McDowall.
- Jesús, nuestro Señor (1971) di Miguel Zacarías, interpretato da Jorge Casanova.
- Pilatus und andere - Ein Film für Karfreitag (1972) di Andrzej Wajda, interpretato da Daniel Olbrychski.
- Gospel Road: A Story of Jesus (1973) di Robert Elfstrom, interpretato da Terrence Winston Mannock.
- Il Messia (1975) di Roberto Rossellini, interpretato da Renato Montalbano.
- The Passover Plot (1976) di Michael Campus, interpretato da Michael Baseleon.
- Gesù di Nazareth (1977) di Franco Zeffirelli, interpretato da Keith Washington.
- The New Media Bible: The Gospel According to St. Luke (1979), interpretato da Mosko Alkalai.
- Jesus (1979) di John Krish e Peter Sykes, interpretato da Mosko Alkalai.
- The Day Christ Died (1980) di James Cellan Jones, interpretato da Ralph Arliss.
Preghiere
Carlo Dolci, San Matteo e l'angelo, olio su tela, 135x110cm, Paul Getty Museum Malibu
O glorioso San Matteo,
per quella mirabile prontezza con cui abbandonaste
l’impiego, la casa e la famiglia per seguire la chiamata di Gesù Cristo,
ottenete a noi tutti la grazia di accogliere sempre con gioia le divine ispirazioni.
O glorioso San Matteo,
per quella vostra umiltà ammirevole, con cui, pur avendo scritto per primo il Vangelo di Gesù Cristo,
non vi definiste che con il nome di pubblicano,
impetrate per noi la grazia divina e tutto ciò che è necessario per conservarla fedelmente. Amen.
San Matteo, Apostolo ed Evangelista,
tu che sei potente presso Dio a favore del tuo popolo
pellegrino sulla terra, soccorrici nei bisogni spirituali e temporali.
Le grazie che i tuoi devoti, in ogni tempo, hanno ottenuto in questa
chiesa a Te dedicata, ci fanno sperare che anche a noi concederai la tua protezione.
Chiedi per noi la grazia di ascoltare la Parola di Gesù,
che Tu hai coraggiosamente annunziato, fedelmente trascritto nel Tuo Vangelo
e generosamente testimoniato col sangue.
Accompagna e sostieni il nostro impegno ad essere pietre vive nella
Chiesa di Cristo che vive ed opera in questo territorio.
Ottienici l’aiuto del Signore contro i pericoli che minacciano la salute dell’anima e del corpo.
Intercedi per noi una vita serena in questo mondo, ricca di opere buone,
e la salvezza dell’anima nell’eternità. Amen.
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Risorse in rete
Fonti:
- unitineldono.it
- «I santi del giorno ci insegnano a vivere e a morire», Luigi Luzi, Shalom Editrice
- «Il grande libro dei santi», dizionario encicl. diretto da C. Leonardi, A. Riccardi, G. Zarri, San Paolo Ed.
- «I santi secondo il calendario», prefazione di Gianfranco Ravasi, edizioni Corriere della Sera
- «Martiri e santi del calendario romano», Enrico Pepe, Edizioni Città Nuova
- «I Santi nella Storia. Tremila testimoni del Vangelo», San Paolo Editore.
- it.cathopedia.org
- it.wikipedia.org (San Matteo),
- it.wikipedia.org (Vangelo secondo Matteo)
- santiebeati.it
- cattedraledisalerno.it
- vaticanstate.va
- diocesisalerno.it
- holyart.it
