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Sant'Antonio Abate
Patrono della Parrocchia di Spineda

 Jacopo Carucci Sant Antonio il Grande 1519 olio su tela Galleria degli Uffizi Firenze via WikimediaJacopo Carucci, Sant'Antonio il Grande, 1519, olio su tela, Galleria degli Uffizi, Firenze (via Wikimedia)

Antonio abate (in greco antico Ἀντώνιος, Antṓnios, in latino Antonius, in copto Ⲁⲃⲃⲁ Ⲁⲛⲧⲱⲛⲓ), chiamato sant'Antonio il Grande, detto anche sant'Antonio d'Egitto, sant'Antonio del Fuoco, sant'Antonio del Deserto e sant'Antonio l'Anacoreta, (Coma, 12 gennaio 251 – Deserto della Tebaide, 17 gennaio 356) è stato un abate ed eremita egiziano. Coma, l'odierna Qumans, era, nella tarda antichità, un villaggio situato vicino ad Eracleopoli, nel Basso Egitto.

Contemporaneo di Paolo di Tebe, è considerato il fondatore del monachesimo cristiano e il primo degli abati; a lui si deve la costituzione in forma permanente di famiglie di monaci che sotto la guida di un padre spirituale, abbà, si consacrarono al servizio di Dio. La sua vita è stata tramandata dal suo discepolo Atanasio di Alessandria, che lo appoggiò nella lotta contro gli ariani. È uno dei quattro Padri della Chiesa d'Oriente che portano il titolo di "Grande" insieme allo stesso Atanasio, a Basilio e a Fozio di Costantinopoli. È ricordato nel Calendario dei santi della Chiesa cattolica e da quello luterano il 17 gennaio, ma la Chiesa ortodossa copta lo festeggia il 31 gennaio che corrisponde, nel suo calendario, al 22 del mese di Tobi.

Rimasto orfano, facendo suoi i precetti evangelici distribuì tutti i suoi beni ai poveri, si ritirò nel deserto della Tebaide in Egitto, dove intraprese la vita ascetica; si adoperò pure per fortificare la Chiesa, sostenendo i confessori della fede durante la persecuzione dell’imperatore Diocleziano. Tanti furono i suoi discepoli da essere chiamato padre dei monaci.

 

Vita del Santo

La vita di Antonio abate è nota soprattutto attraverso la Vita Antonii pubblicata nel 357 circa, opera agiografica scritta da Atanasio, vescovo di Alessandria, che conobbe Antonio e fu da lui coadiuvato nella lotta contro l'arianesimo. L'opera, tradotta in varie lingue, divenne popolare tanto in Oriente quanto in Occidente e diede un contributo importante all'affermazione degli ideali della vita monastica. Grande rilievo assume, nella Vita Antonii, la descrizione della lotta di Antonio contro le tentazioni del demonio. Un significativo riferimento alla vita di Antonio si trova nella Vita Sancti Pauli primi eremitae scritta da san Girolamo negli anni 375-377. Vi si narra l'incontro, nel deserto della Tebaide, di Antonio con il più anziano Paolo di Tebe. Il resoconto dei rapporti tra i due santi (con l'episodio del corvo che porta loro un pane, affinché si sfamino, sino alla sepoltura del vecchissimo Paolo per opera di Antonio) vennero poi ripresi anche nei resoconti medievali della vita dei santi, in primo luogo nella celebre Legenda Aurea di Jacopo da Varazze.

Coma Eracleopoli eugubininelmondo dot itAntonio nacque in Egitto da una famiglia cristiana benestante, proprietaria di terreni, e trascorse tutta la sua esistenza nella sua terra natale. Rimasto orfano in giovane età, scelse di abbandonare ogni sicurezza materiale per intraprendere una vita di totale solitudine e preghiera nel deserto. Una scelta radicale e innovativa per il suo tempo: a differenza degli eremiti precedenti, che vivevano ai margini dei villaggi, Antonio si spinse nel cuore del deserto africano, dando origine a una nuova forma di eremitismo. Intorno al 312 si stabilì in una grotta sul Monte Kolzum, nei pressi del Mar Rosso, dove rimase fino alla morte.

La sua fama di santità si diffuse rapidamente in tutto l’Oriente cristiano e attirò pellegrini, malati e persone in cerca di conforto. Antonio li accoglieva tutti con disponibilità, offrendo parole e gesti di misericordia. A spingerlo verso questa vita di estrema essenzialità fu una frase del Vangelo rivolta al giovane ricco: «Va’, vendi tutti i tuoi beni e dona il ricavato ai poveri; poi vieni e seguimi». Antonio mise in pratica proprie queste parole, costruendo la sua esistenza sull’ascolto radicale degli insegnamenti di Cristo.

Nel deserto affrontò dure prove spirituali, tradizionalmente interpretate come tentazioni del demonio, episodi che nei secoli hanno ispirato numerosi artisti. Secondo la tradizione, dopo uno di questi combattimenti Antonio si rivolse a Dio chiedendo perché non fosse intervenuto prima. La risposta fu: «Ero accanto a te, Antonio, e attendevo di vederti lottare. Poiché hai resistito, sarò sempre in tuo soccorso». Il demonio, secondo i racconti, gli appariva spesso sotto forma di animali spaventosi; allo stesso tempo, animali reali, anche feroci, convivevano pacificamente con lui nella grotta. Per questo motivo Sant’Antonio abate è venerato come protettore degli animali domestici, oltre che come padre del monachesimo cristiano.

Si racconta che ebbe una visione in cui un eremita come lui riempiva la giornata dividendo il tempo tra preghiera e l'intreccio di una corda. Da questo dedusse che, oltre alla preghiera, ci si doveva dedicare a un'attività concreta. Così ispirato condusse da solo una vita ritirata, dove i frutti del suo lavoro gli servivano per procurarsi il cibo e per fare carità. In questi primi anni fu molto tormentato da tentazioni fortissime, dubbi lo assalivano sulla validità di questa vita solitaria. Grotta Sant'Antonio Abate sul monte che domina il suo monastero via WikimediaGrotta dove visse Sant'Antonio Abate sul monte che domina il suo monastero (via Wikimedia)Consultando altri eremiti venne esortato a perseverare. Gli consigliarono di staccarsi ancora più radicalmente dal mondo. Allora, coperto da un rude panno, si chiuse in una tomba scavata nella roccia nei pressi del villaggio di Coma. In questo luogo sarebbe stato aggredito e percosso dal demonio; senza sensi venne raccolto da persone che si recavano alla tomba per portargli del cibo e fu trasportato nella chiesa del villaggio, dove si rimise.

In seguito Antonio si spostò verso il Mar Rosso sul monte Pispir dove esisteva una fortezza romana abbandonata, con una fonte di acqua. Era il 285 e rimase in questo luogo per 20 anni, nutrendosi solo con il pane che gli veniva calato due volte all'anno. In questo luogo egli proseguì la sua ricerca di totale purificazione, pur essendo aspramente tormentato dal demonio. Con il tempo molte persone vollero stare vicino a lui e, abbattute le mura del fortino, liberarono Antonio dal suo rifugio. Antonio allora si dedicò a lenire i sofferenti operando, secondo tradizione, "guarigioni" e "liberazioni dal demonio".

Il gruppo dei seguaci di Antonio si divise in due comunità, una a oriente e l'altra a occidente del fiume Nilo. Questi Padri del deserto vivevano in grotte e anfratti, ma sempre sotto la guida di un eremita più anziano e con Antonio come guida spirituale. Antonio contribuì all'espansione dell'anacoretismo in contrapposizione al cenobitismo. Ilarione (291-371) visitò nel 307 Antonio, per avere consigli su come fondare una comunità monastica a Majuma, città marittima vicino a Gaza dove venne costruito il primo monastero della cristianità in Palestina.

Nel 311, durante la persecuzione dell'imperatore Massimino Daia, Antonio tornò ad Alessandria per sostenere e confortare i cristiani perseguitati. Non fu oggetto di persecuzioni personali. In quell'occasione il suo amico Atanasio scrisse una lettera all'imperatore Costantino I per intercedere nei suoi confronti. Tornata la pace, Antonio, pur restando sempre in contatto con Atanasio e sostenendolo nella lotta contro l'arianesimo, visse i suoi ultimi anni nel deserto della Tebaide dove, pregando e coltivando un piccolo orto per il proprio sostentamento, morì all'età di 105 anni il 17 gennaio del 356. Venne sepolto dai suoi discepoli in un luogo segreto.

Per tutta la vita parlò copto, la lingua dei contadini egiziani, mentre ignorò il greco.

 

 

Fonti:

  • unitineldono.it
    • I santi del giorno ci insegnano a vivere e a morire, Luigi Luzi, Shalom Editrice.
    • Il grande libro dei santi, dizionario enciclopedico diretto da C. Leonardi, A. Riccardi, G. Zarri, San Paolo Editore.
    • I santi secondo il calendario, prefazione di Gianfranco Ravasi, edizioni Corriere della Sera.
    • Martiri e santi del calendario romano, Enrico Pepe, Edizioni Città Nuova.
    • I Santi nella Storia. Tremila testimoni del Vangelo, San Paolo Editore.
    • Bibliotheca Sanctorum, Istituto Giovanni XXIII, Pontificia Università Lateranense.
  • vaticannews.va
  • Wikipedia 
  • Associazione Eugubini nel mondo
  • santantonioabate.afom.it

 

 

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