Foto di alcuni sacerdoti e suore originari di Riese, assieme al parroco don Giorgio Piva.
La Comunità Parrocchiale di Riese Pio X, ha sempre donato vocazioni speciali di consacrazione a Dio (numerosi sacerdoti e religiose) e lode riconoscente al Signore.
Serie sacerdoti nati in parrocchia dal 1769 al 1935
- Giuseppe Monico, nato il 24/12/1769, Parroco, cugino del Card. Jacopo Monico, † 14/3/1829 a Postioma, -> biografia su Wikipedia e su Treccani
- S. Em. Jacopo Monico, 26/4/1778, Cardinale Patriarca, † 25/4/1851 a Venezia 1851 (*) ->biografia su Wikipedia
- Giovanni Maria Monico, 20/4/1787, cugino del Card. Jacopo Monico, Parroco, † 27/1/1855 Salvarosa di Castelfranco ->biografia su Parrocchia di Carpenedo
- Girolamo Barbirolo, 1819, Parroco
- Giacomo Sarto, 1828, Cappellano
- Giuseppe Sarto fu A., 1828, Cappellano Convento
- Giuseppe Sarto fu GB., 2/6/1835, San Pio X, † 20/8/1914 a Roma (*)
- mons. Luigi Bistacco, 4/3/1842, canonico, † 4/4/1905 a Treviso -> biografia su Ignis Ardens di marzo-aprile 2007
- mons. Giovanni Bottio, 1848, Arciprete
- Giovanni Giacomelli, 1862, Parroco
- mons. Giobattista Parolin, 30/6/1870, nipote di S Pio X, Canonico, † 30/7/1935 a Fiuggi
- mons. Lodovico Parolin, 27/4/1881, Arciprete
- Giuseppe Polo, 1886, Francescano
- Giobatta Merlo, 1890, Parroco
- mons. Giuseppe Cirotto, 1891, Canonico
- Giuseppe Favaro, 1895, Arciprete
- Umberto Simeoni, 1897, Cappellano
- Arsenio Favrin, 1902, Missionario PIME, †15/07/1964 Nuova Delhi (India)
- Angelo Zardo, 1904, Arciprete
- mons G.B. Lino Zanini, 1909, Cons. di nunziatura (*)
- Aquino Masaro, 1910, Parroco
- Giuseppe Berno, 1911, Salesiano (*), † 10/6/2018 a Caracas (Venezuela)
- Ermenegildo Berno, 1912, Arciprete
- Tarcisio Fantin, 1912, Salesiano
- prof. A. Gino Giacomelli, 1913, Insegnante
- Pasquale Borsato, 1914, Arciprete
- Angelo Pastro, 1914, Missionario Camilliano
- Primo Tieppo, 1918, Coadiutore
- Luigi Simeoni, 1919, Coadiutore
- Emilio Tombolato, 1919, Arciprete
- Ugo De Luchi, 1920, Coadiutore
- Adelino Gatto, 1922, Insegnante
- Francesco Fantin, 1923, Missionario
- Angelo Martini, 1924, Assistente dioc. G.I.A.C.
- Pietro Tonello, 1926, Francescano † 2006 (*)
- Aquino Berno, 1928-2018, Coadiutore (*)
- Adolfo Giacomelli, 1935, Parroco (*)
- Gianni Zamprogna, 1935, Parroco (*)
- Walter Cusinato, 1935, salesiano (*)
Da aggiungere i sacerdoti Marchesan Fortunato (arciprete), Marchesan Emilio (Parroco) e Toso Virginio (coadiutore), nati extra parrocchia, ma da bambini domiciliati a Riese, dove hanno celebrato la 1° messa.
(*) Religiosi citati anche qui sotto. Fonte: Ignis Ardens dicembre 1956
Giuseppe Melchiore Sarto, Papa Pio X
Cardinale Jacopo Monico
Ritratto del Cardinale Jacopo Monico presente nella Chiesa Parrocchiale di Riese (Foto Silvano Zamprogna)Solitamente nel bosco tutti ammirano la pianta più maestosa, e magari non ci si accorge delle altre piante, pur significative per la qualità, il fusto, la vetustà, la chioma. E chi si accorge del ricco sottobosco?
E' capitata una cosa simile a Riese, dove la la personalità e il ruolo di Giuseppe Melchiore Sarto, diventato Papa e anche Santo, ha lasciato in disparte altre personalità di rilievo, e alle quali forse dobbiamo il merito di aver creato l'humus, cioè un clima favorevole - nel caso specifico - alla vitalità religiosa e alla sensibilità vocazionale, se non anche l'entusiasmo per le vocazioni di speciale consacrazione, nella parrocchia di Riese.
Il personaggio più conosciuto per i suoi ruoli e per le sue relazioni con Pio X, è il Cardinale Jacopo Monico, nato nella casa che sta di fronte alla Canonica, dove è ricordato da una lapide.
Cardinale Jacopo Monico (di don Gianni Zamprogna)
Cardinale Jacopo Monico
da "Humus Religioso, Sensibilità vocazionale
a Riese nei secoli XVIII e XIX,
quando nasce Giuseppe Melchiore Sarto"
di don Gianni Zamprogna
Cardinale Jacopo Monico, ritratto in Chiesa parrocchiale (foto di Silvano Zamprogna)Nel Battesimo gli fu assegnato il nome del capostipite dei Monico di Riese, Giacomo detto "Cargno", e come il nonno paterno. La sua mamma Antonia Cavallin di Villanova era sorella della mamma di don Giuseppe, Mariangela: per via della madre era cugino primo di don Giuseppe, per via di padre era figlio di cugino.
Giambattista, il padre, era fervente cristiano e devoto della Madonna, se il suo nome figura nella lapide sopra la porta d'ingresso delle Cendrole: quel Santuario fu restaurato dopo lungo abbandono, quando era arciprete Angelo Artuso di San Zenone, "autore" G. Battista Monico, quindi su sua proposta e grande spinta. In quegli anni tra i fabbriceri della parrocchia c'era sempre qualche Monico.
Dopo le due classi elementari, anch'egli fu preparato nelle nozioni grammaticali da qualche sacerdote, forse il medesimo don Domenico Canil di Altivole, perché anche lui voleva diventare sacerdote come il cugino, di nove anni più anziano. Giacomo infatti era nato a Riese il 26 giugno 1778. E si trovò col cugino nello stesso Seminario di Treviso: uno nel ginnasio e l'altro in teologia. E quando Giacomo frequentava la teologia, un altro fratello, Giovanni Maria, iniziava il ginnasio nello stesso istituto.
Dimostrò sempre un carattere mite, ma volitivo e pronto negli studi. Si fece stimare tanto dai Superiori sia per il carattere mite e disponibile, come per l'impegno e il profitto nelle varie discipline scolastiche.
Divenne sacerdote nel 1800 e, come il cugino, "fu tenuto in Seminario come insegnante di umane lettere, ufficio, che on molto onore tenne il Monico per ben diciotto anni".
Si dilettava a comporre testi poetici, e da allora ha cominciato a firmarsi Jacopo, nome d'arte, che poi conserverà per il resto della vita. Era poeta sereno, dolce contemplativo, a volte accademico, a volte ispirato.
Non avrebbe mai voluto mandare alle stampe i suoi scritti, in prosa o in poesia, tanto era umile, ma i suoi amici lo hanno fatto dopo la sua morte. Il Card. Angelo Roncalli, suo successore come Patriarca di Venezia, a Riese nel 1954, per le feste della iscrizione nell'albo dei Santi di Pio X, in chiesa ha tenuto l'elogio di Pio X, partendo dall'episodio biblico che racconta la scelta di David, figlio di Jesse, come Re di Israele, tramite il profeta Samuele, e ha ricordato come Giuseppe Sarto fu scelto tra gli ultimi indicati dai profeti del tempo; successivamente Roncalli è passato alla inaugurazione del monumentino, regalato da Mons. Zanini, a perenne memoria del Card. Monico, e diceva con parole semplici e piene di buon umore: nelle vetrine della Biblioteca del Patriarca, ci sono file di libri del Card. Monico! Io non ha avuto il tempo di leggerli, ma ci sono. Col senno di poi, diventano emblematiche, sembrano voler dire: "bei tempi, brave persone, ma il passato si è concluso, dobbiamo guardare avanti, guardare con più fiducia e speranza alla storia, al mondo!".
Nel 1818 decise di partecipare al concorso per la parrocchia di San Vito d'Asolo, dove ha ottenuto 102 voti si 103 votanti: per antico privilegio era la popolazione tramite i capifamiglia a scegliere su una terna presentata dal Vescovo. Quali le ragioni di questa partecipazione?
C'era anche in lui il desiderio di una responsabilità pastorale diretta, dopo 18 anni di insegnamento in Seminario e predicatore ambulante da una parrocchia all'altra; c'era la vicinanza alla sua terra natale e, forse, un altro motivo familiare: essere più vicino al fratello Angelo rimasto vedovo, a 33 anni, con la piccola Antonietta di 4 anni. La cognata Candida, sposata con Angelo a 8 anni, moriva a 24 anni. Oltre ad Antonietta, aveva avuto anche due maschietti, morti in tenerissima età.
Entriamo, con delicatezza e rispetto, nel mondo intimo, nei sentimenti del nostro personaggio, che curava i legami familiari, ci teneva alla sua famiglia. E' esemplare la lettera scritta ai fratelli, in occasione della morte della madre, Antonia Cavallin:
"Cari fratelli,
nella nostra buona madre abbiamo perduto un tesoro; ma non sarà perduto definitivamente se noi lo faremo rivivere in noi, in quello spirito che la rese una meraviglia di madre cristiana.
Non dobbiamo dimenticare i suoi esempi, ne abbiamo tanti!, e sono convinto che la benedizione del Signore sarà sulla nostra casa, se vi riposa lo spirito della nostra mamma.
Raccomandate soprattutto alle nostre sorelle e a Candida che giustamente considero come terza sorella, che esse non cerchino altri modelli da copiare di quello che hanno sotto gli occhi: che esse imitino la sua vigilanza continua sulla famiglia, il suo affetto delicato, ma previdente e saggio, per i suoi figli, la sua prudenza eccezionale per mantenere la pace familiare, la sua pietà solida senza affettazione, la sua carità per i poveri, provvedendo alle loro necessità e curando le ferite, la sua rara modestia, il disprezzo per le feste mondane, e infine tutte le virtù che formano il più bel ornamento di una donna, e delle quali fummo fortunati testimoni.
Tutto in lei era irreprensibile e degno di imitazione, Se abbiamo un giusto motivo per piangere la sua perdita, noi abbiamo nel medesimo tempo la speranza che lei abbai a raccogliere il frutto delle sue buone opere.
Preghiamo il Signore di vivere cristianamente come lei, per diventare degni di rivederla in cielo, dove niente ci potrà separare.
don Giacomo Monico"
A San Vito, trovava il tempo per la predicazione, anche fuori parrocchia, e per le poesie dedicate agli amici, agli sposi novelli, ai nuovi parroci, ... Fu invitato a predicare anche in Cattedrale di Treviso. L'Abate Monico fu scelto per l'Orazione funebre nel congedo ad Antonio Canova, il 25 ottobre 1822, a Possagno. E' un discorso accademico, lontano mille miglia dai nostri gusti. Se n'è fatta di strada!
Da tempo aveva attirato l'attenzione dell'Imperatore Francesco I d'Austria, che comandava anche in Italia e aveva il privilegio di presentare al Papa la lista dei nuovi Vescovi: il 22 febbraio fu nominato Vescovo di Ceneda, il 15 maggio dell'anno successivo riceveva la convalida vaticana, il 9 novembre fu consacrato vescovo, a Venezia, nella Basilica di San Marco. Fece il trionfale ingresso a Ceneda il 12 novembre 1823. Aveva 45 anni. Ebbe costante attenzione per il Seminario e per i sacerdoti della diocesi: a Treviso aveva accumulato una ricca esperienza e una buona sensibilità al riguardo. Curava la predicazione e le lettere pastorali, visitava le parrocchie, aveva continua corrispondenza epistolare.
Il 27 ottobre aveva scritto agli amici del Seminario di Treviso:
"Cari amici,
mi è pur dolce la ricordanza di quei giorni beati, che ho passati tra voi. La Provvidenza dispone ora di me altrimenti; ma disgiunto di persona, vi sarò sempre unito d'animo, e coglierò con piacere quelle occasioni, che mi si offriranno, per potervi mostrare col fatto ch'io sono e sarò sempre perpetuamente vostro.
+ Jacopo vescovo eletto di Ceneda"
Jacopo Monico in un dipinto del 1833 circa."La dottrina e le virtù del Monico dall'alto della cattedra vescovile splendettero meglio e più largamente, per cui non è meraviglia se Francesco I, nell'ultimo suo viaggio in Italia, volle visitarlo appositamente nella sua residenza vescovile, entro il vecchio castello della città, che sorge a cavaliere di un'aprica collina. E quando Mons. Pyrker dalla sede patriarcale di Venezia fu traslato a quella di Erlau in Ungheria, ad occupare quella cattedra insigne della Regina dell'Adriatico, con decreto sovrano del 9 novembre 1826, confermato da Leone XIII il 9 aprile del 1827, fu chiamato il vescovo di Ceneda, Mons. Jacopo Monico.
Venezia esultò a quell'elezione, e l'accolse con grande solennità, quando, il sabato 8 settembre 1827, vi fece il suo solenne ingresso. Sei anni appresso, cioè nel concistoro del 29 luglio 1833, Gregorio XVI lo creò Cardinale col titolo dei Santi Nereo ed Achilleo, le insegne del quale onore ricevette solennemente nella Basilica di San Marco il 15 settembre di quello stesso anno. L'esultanza per questa nomina fu grande a Venezia, a Treviso e a Ceneda.
Nel 1846 il Card. Monico si recò a Roma (sebbene non vi giungesse in tempo) per il conclave dal quale il 16 giugno usci papa il Card. Mastai Ferretti, col nome di Pio IX, di sempre cara e santa memoria."
"La vita del Monico, come Patriarca di Venezia, corse abbastanza tranquilla fino al 1848. In quest'anno cominciarono le amarezze."
In quegli anni nascevano movimenti popolari di base per l'indipendenza d'Italia dagli stranieri, e più tardi per l'unità della Nazione italiana: giusta aspirazione, che però provocava lacerazioni, tra cittadini, non ancora preparati, preoccupati di un domani incerto. Anche all'interno della Chiesa, e anche tra gli ecclesiastici c'erano opinioni diverse. Non mancavano i 'nazionalisti' e gli anticlericali che volevano la fine dello Stato pontificio. C'erano dibattiti e anche scontri aperti nelle piazze: il disagio aumentava. I primi a farne le spese, bersaglio delle critiche erano il Papa e i Vescovi, almeno quelli considerati conservatori dell'ordine e difensori dei diritti pontifici.
Il Patriarca Monico, di natura mite e moderato, ma per educazione legato alle regole della Chiesa cattolica, lontano dai compromessi della diplomazia, poco duttile alla mediazione, prese apertamente le difese del Papa, non nascose le sue preoccupazioni nei confronti dei una eventuale indipendenza, e divenne obiettivo dichiarato degli strali dei suoi nemici. Pio IX dovette riparare a Gaeta, Monico si rifugiò nell'isola degli Armeni, per alcuni giorni su consiglio delle autorità. Si dice che i suoi detrattori abbiano tappezzato i muri della città con scritte offensive, si dice pure che sia stato sparato un colpo difficile contro la sua abitazione.
Passata la tempesta, cominciò ad abitare nell'attuale 'Patriarchìo', da poco ultimato. Il suo animo sensibile e delicato restò fortemente scosso. Il giorno di Pasqua, 20 aprile 1851, nella Basilica di San Marco, durante l'omelia, fu sorpreso da "aneurisma al cuore". Fu trasportato in patriarcato, dopo pochi giorni, cessò di vivere. Era il 25 di aprile, festa di San Marco. Aveva 73 anni. Gesù Salvatore lo aveva associato al suo mistero pasquale, prima nelle umiliazioni e sofferenze, poi nella malattia nella festa di Pasqua, e l'ha accolto e glorificato nella festa di San Marco. Qualcuno afferma, che poco prima di morire, sentendo suonare il campanone del campanile della Basilica, abbai sussurrato: "San Marco piange!"
Gli elogi funebri furono recitati dai professori del Seminario, nel funerale da Mons. Trevisanato, successivamente Arcivescovo di Udine e poi Cardinale Patriarca di Venezia, e in altra circostanza da Mons. Federico Maria Zinelli, divenuto poi Vescovo di Treviso.
Il Patriarca Monico e stato sempre legato al Seminario, lo visitava frequentemente, chiedeva consiglio ai Superiori, si interessava degli alunni, era oggetto delle sue cure. A quell'Istituto ha lasciato una parte della sua eredità, e alla Biblioteca gli scritti del cugino don Giuseppe che aveva avuto in consegna alla di lui morte, ha desiderato la sepoltura nella Basilica della Salute, vicino al Seminario.
Aveva una predicazione accurata, pur negli schemi e con le categorie del tempo, scrisse tante lettere pastorali, dove si notano le preoccupazioni per i mali del tempo. Conosceva e amava i Sacerdoti, visitava le parrocchie.
In sintesi era un grande letterato, cultore dei classici greci e latini, di temperamento mite; il suo stile pastorale più di conservazione che di innovazione.
A Riese vien ricordato come mecenate del quindicenne Giuseppe Sarto, che ottenne un posto gratuito in nel Seminario di Padova: tramite l'arciprete don Tito Fusarini, il papà di Giuseppe, Giovanni Battista, si rivolse a Mons. Giovanni Casagrande perchè facesse la domanda direttamente al Patriarca Monico, sapendo la sua origine pure di Riese. E il Patriarca rispose affermativamente al Casagrande.
Un altro motivo di riconoscenza verso il Patriarca Monico da parte di Riese: è grazie alla sua devozione verso la Madonna di Cendrole, come quella del padre Gio.Battista, se in quel Santuario ci sono ancor oggi i due grandi quadri del presbiterio raffiguranti il 'sacrificio di Noè dopo il diluvio' e il 'sacrificio del profeta Elia' dei pittori Gregorio Lazzarini e Luca Giordano.
Casa natale del Cardinale Jacopo Monico di fronte alla canonica e vicino alla Chiesa Parrocchiale. (Foto: Gianni Desti)
Targa sulla facciata della casa natale del Cardinale Jacopo Monico (Foto: Gianni Desti)
Jacopo Monico, parroco di San Vito d'Asolo
Jacopo Monico
parroco di s. Vito d'Asolo (1818-23):
un letterato trevigiano in cura d'anime
di Giacinto Cecchetto
Giovedì 28 maggio 1818, alle dieci del mattino, 103 capifamiglia di S.Vito si radunarono nella chiesa parrocchiale per eleggere il loro nuovo parroco, alla presenza di Angelo Zanardini, Regio Cancelliere Distrettuale, e di due dei tre membri della Deputazione Comunale di Altivole (1).
L'evento si spiega con la presenza in S. Vito fin dal 1447 di un giuspatronato laicale che attribuiva per metà al popolo di questa parrocchia e per metà al Preposto di Asolo la facoltà di presentare al vescovo trevigiano il proprio curato, eletto fra una terna di candidati (2). Fu votato per primo il Monico. Dalla ballottazione uscirono 102 voti favorevoli per il sacerdote di Riese ed uno solo contrario, mentre don Bergami non ottenne che 15 voti favorevoli ed 88 contrari (3).
Jacopo Monico fu dunque proclamato parroco di S. Vito d'Asolo pressoché all'unanimità, se è vero, come scrive il Chimenton, che «quel solo contrario, essendo molto vecchio protestò che diede il voto per il no per mero sbaglio assicurando che la sua volontà si univa pienamente agli altri tutti» (4).
Monico non era uno sconosciuto a S. Vito, visto che il suo paese natale, Riese, non distava che qualche chilometro dalla sua parrocchia (5) ma, soprattutto, considerata la solida fama di letterato ed educatore maturata in ben diciotto anni di attività, a partire dal 1800, presso il Seminario diocesano! (6).
Si può anzi dire che la cura di S. Vito, ritenuta non eccessivamente onerosa, fosse stata assegnata al Monico allo scopo di consentirgli la continuazione della sua pratica letteraria, pur nell'ambito d'una missione sacerdotale che rimaneva prioritaria. Insomma si ripeteva per il futuro vescovo di Ceneda e patriarca di Venezia quello che già era avvenuto per altri sacerdoti dediti alle lettere come Angelo Dalmistro, divenuto parroco a Coste di Maser (7), come Giuseppe Monico, cugino di Jacopo, nominato curato di Postioma, ed infine come Lorenzo Crico per molti anni parroco di Fossalunga (8).
Dicevamo che nel 1818 Monico era già attivo protagonista del piccolo mondo letterario trevisano, come segretario per le lettere dell'Ateneo di Treviso (9) e in qualità di membro dell'Accademia dei Filoglotti di Castelfranco (10). L'esperienza letteraria, indirizzata prevalentemente all'eloquenza ed alla poesia, accompagnò tutta la sua vita, ma fu particolarmente intensa durante il suo «curriculum studii», iniziato in Seminario all'età di 15 anni (Monico era nato nel 1778), culminato con l'ordinazione sacerdotale a soli 22 anni l'anno 1800, proseguito, poi, con l'insegnamento della grammatica media sino al 1801, della grammatica superiore sino al 1804 e, in seguito, sino al 1818, della retorica ed accademia (11).
E' appunto in quest'ultima materia che Monico eccelle. Le accademie poetiche che in ogni anno si tengono in Seminario lo vedono primeggiare per erudizione e mestiere! (12) Mestiere, certo, perché, a mio parere, è questa la sua dote migliore. Ci sa fare Monico con le rime, rime di ogni genere e metro, ed anche, nel suo futuro di parroco, vescovo e cardinale, con omelie, lettere pastorali ed istruzioni al clero. I limiti della sua esperienza letteraria stanno nella perfetta adesione ai canoni del più rigoroso neoclassicismo (13).
Il suo è un'estenuante di occasione e non, che lo tengono impegnato anche oltre le soglie dell'episcopato cenedese. I classici costituiscono per lui un riferimento fondamentale ed onnipresente. Ma nei suoi versi la reinvenzione è priva del soffio della poesia vera, è lontana da tensioni umane ed esistenziali che la sublimino oltre il mero e strumentale involucro della parola, anche se vi sono, come sostiene Tramontin, alcuni componimenti «... che si distinguono per un certo sentimento da cui non sembrano estranei i primi influssi del romanticismo ... ma non ne mancarono altri, come ''I poeti italiani'', in cui lo spirito italico si fa nettamente sentire, o ancora ''Gli uccelli'', ''I sistemi filosofici sul globo terracqueo'', dove è presente l'amore per la natura, come luogo di manifestazione del divino, o quello per la filosofia della natura come spiegazione razionale dell'universo» (14).
Gli otto volumi delle Opere sacre e letterarie di Jacopo Monico, stampate a Venezia tra il 1864 ed il 1872 (15), contengono materia abbondante per elaborare un giudizio sul letterato ed il poeta, giudizio che solo per i contemporanei fu pienamente positivo. Si pensi al Tessarin, il quale, a proposito delle accademie poetiche del Seminario trevisano, sosteneva che era atteso «... con vivo desiderio quel giorno, in cui nei trattenimenti accademici pareva che Omero, Virgilio, Orazio, Giovenale, Demostene e Cicerone, i quattro classici poeti italiani, non meno che il fiore dei prosatori che abbellano la lingua d'Italia sulle labbra del Monico fossero tornati a vita novella» (16).
Lo stesso Nani Mocenigo nella sua Letteratura veneziana del secolo XIX aveva definito la poesia di Monico «... eccellente ... fatta di versi temperati e sentimenti dolci e soavi quali era il carattere suo» (17). Traduttore del secondo, terzo e quarto libro della Eneide, del Parto della Vergine del Sannazzaro e della Cristiade del Vida (18), scrive Tramontin «... quasi ad associare i suoi interessi umanistici e cristiani ...» (19), Jacopo Monico fu, quindi, un perfetto interprete del più rigido ed omologato formalismo accademico prodotto dal soffocante ed asfittico clima culturale del Veneto austriaco. Quando il Monico arrivò nel 1818 a San Vito certamente avvertì che la cura delle anime era molto meno lieve di quanto pronosticato, e comunque tale da privarlo di molto del tempo che avrebbe sperato di poter dedicare alle sue attività preferite.
Il 19 dicembre 1819 il novello parroco di S. Vito si esprimeva in questo senso in una lettera indirizzata all'arciprete di Riese, al quale spiegava che «... i pensieri molesti di una Parrocchia, spezialmente in questa sorte di anni, sono gran nemici delle gioconde e pacifiche Muse ... Il mio terzo libro dell'Eneide giace da molto tempo sospeso» (20). Queste parole sono tratte da una lettera appartenente ad un ampio epistolario del quale mi sono servito per indagare il periodo passato a S. Vito da Monico e che offre l'opportunità di scoprire alcuni altri aspetti inediti della sua personalità, che non è limitata solo a quella monocorde del letterato, ma rivela anche quelli altrettanto e più interessanti del pastore preoccupato e dell'uomo di spirito, amante della buona cucina, dello scherzo verbale e della battuta.
Quanto al Monico curato è trasparente in più di una lettera la sua dedizione ai fedeli di S. Vito. Il 27 ottobre 1821, ad esempio, scrive all'amico e parente abate Antonio Favero di Castelfranco, membro di una famiglia benestante: «Convien ch'io rinunzj all'idea lusinghiera di esser teco lunedì p.o v.o la mia cavalla malamente inferrata in un piede anteriore è zoppicante, ed ha bisogno di medicatura, e di riposo. Tu mi dirai di mandarmi a prendere colla tua; ma la qualità della stagione, la vicinanza dei Santi, e per conseguenza il concorso dei Devoti al confessionale in tutte le mattine antecedenti alla festa mi farebbero partir di qua poco volentieri. Lasciamo dunque andare questa occasione, ed aspettiamone un'altra più favorevole» (21).
L'anno successivo Monico declinò per l'ennesima volta l'invito dell'amico Favero motivandolo in questo modo: «... perché spezialmente in questa settimana debbo attendere al confessionale ogni mattina in preparazione della festa del Carmine, e perché ho in Parrocchia varie inferme mie penitenti, una delle quali è in grave e prossimo pericolo di vita. Abbimi adunque, torno a dirlo, per iscusato. Perché queste son ragioni, credo, più giuste che quelle degl'incivili invitati dell'Evangelio» (22).
A tutto ciò il Monico aggiungeva cicli di predicazione lontano da S.Vito, che aumentavano la mole dei suoi impegni complessivi di parroco ed uomo di lettere ad un tempo. E in quest'ultima funzione, non disgiunta dalla memoria della sua esperienza di educatore in Seminario, aprì nella casa canonica di S. Vito un collegio, nel quale insegnava ad alcuni giovani del luogo e del quale fa pure cenno in una delle sue lettere, datata 6 dicembre 1819: «Ho cominciato il mio piccolo collegio con due figli di Giacinto, ed uno di Bottio, che dorme dal Cappellano. Ecco una nuova aggiunta alle mie solite cure» precisa Monico all'amico Antonio Favero (23).
Dalla didattica alla cura d'anime il passo era breve. «Oggi sono stato in confessionale fino ad un'ora pom.a. Dopo pranzo ho girato fino a sera per la benedizion delle case. Ora il mio oriuolo segna le dieci. Sono stanco morto, e domani bisogna alzarsi alle cinque per fare quello che si è fatto oggi» (24). «Oh che folla al mio confessionale!», scrive ancora Monico a Favero il 22 dicembre 1818, «questo è ben altro che far sonetti» (25).
Alle preoccupazioni per la salute spirituale della parrocchia si alternano quelle relative a vicende più contingenti, ma per questo non meno importanti, «che vita tribolata è mai questa!», esclama Monico scrivendo a Favero il 17 agosto 1820. «Non ho un momento di tranquillità. Anche il parditor della Brentella, che ora si sta piantando al Barco mi cagiona delle molestie, e delle spese. Nella facciata della chiesa un nuovo disordine. Si è scoperto ultimamente marcio un legno dell'architrave, a cui si appoggia tutta la gravità della mole superiore. Oggi bisogna che vada in traccia dell'Architetto, e non so come vi si potrà riparare. Lasciamo stare la disgrazia comune della siccità, che rende tristo il presente, e da temer peggiore il futuro. E quel che più mi spaventa si è che mens egra torquetur, et cervix non flectitur» (26).
Qualche mese dopo le cose sono peggiorate: «Sono stato tre giorni in gravissime angustie» - si sfoga Monico con l'abate Favero in una lettera del 30 novembre 1820 - «temendo un immenso precipizio nella facciata della mia chiesa; e jeri spezialmente gli stessi lavoratori colti da un timor panico anziché ragionevole ma per altro perdonabilissimo, erano discesi dall'armatura, risoluti di non voler più metter mano al lavoro. Ma oggi, grazie a Dio, le cose cangiarono aspetto, ed il nostro bravo Pedrini rimediò perfettamente al male dell'architrave, e ci assicurò da ogni pericolo anche per l'avvenire» (27).
Gli assilli della parrocchia e le gioie della tavola unite a battute di spirito spesso si alternano nell'epistolario tra Monico ed Antonio Favero. Ne dò alcuni brevi saggi. Il 7 maggio 1821 Monico manda «un'asolana focaccia» ai Favero, «che desidera trovar tomba onorata nella vostra delicatissima pance» (28). In ottobre scrive all'amico Antonio Favero: «Caffè e zucchero in cambio di poca uva! Capperi! Tu hai un bruolo ben più raro del mio, se vi raccogli cotal sorta di frutti. Il cielo te ne mandi sempre in abbondanza, e se vorrai, faremo poi un perpetuo commercio» (29).
Monumento al Cardinale Jacopo Monico, posto di fianco alla casa natale.Chiudo con un piccolo capolavoro del genere epistola re, datato 2 luglio 1821: «Disgrazia grande mi accadde 'da piangere a cald'occhi e spron battuti'. Nella mia stia vìveano da gran tempo due capponi da buoni fratelli, aspettando ansiosamente il giorno che tu fossi venuto a manicarne i lombi colla tua buona cognata: ma stanchi di tanto aspettare, non so come, pensarono di andarsene ambedue a mangiare il miglio de' Campi Elisj. La serva li trovò una mattina l'un morto e l'altro spirante, e credo che li abbia creduti strozzati dal Mazzaruolo. Intanto addio capponi, e tu quanto verrai, se pur verrai, troverai forse appena una tecchia di radicchj pesti, e ben ti starà in pena di tanta pigrizia» (30).
Il 27 agosto 1818, in procinto di entrare in S. Vito, Monico ironizzava in questo modo sulla zoppìa leggera che affliggeva sé e l'«aureo amico» castellano: «Sospendi ogni ordinazione di ciambelle e di dolci, perché il mio ingresso sarà probabilmente affatto muto, ed improvviso. Tu per altro ne saprai l'ora ed il giorno, e se volessi assistermi da Diacono alla Messa, mi faresti un sommo piacer, quando però non t'incresca, né ti paja che sia pericolo di eccitare il riso del popolo, essendo zoppo anche il cappellano» (31).
Par di capire dalle oltre duecento lettere viste che, tutto sommato, l'incarico pastorale quinquennale a S. Vito sia stato anche se faticoso, in qualche modo sopportabile per Jacopo Monico. Sopportabile al punto da permettergli di tener alta la considerazione di cui già godeva in ambienti curiali ed imperiali, per esempio con «performances» di grande effetto come l'orazione, detta la «Canoviana», letta a Possagno il 25 ottobre 1822 in occasione dei solenni funerali di Antonio Canova (32), quel Canova che per Monico costituiva oggetto di autentica venerazione. Ne scrisse in termini entusiastici due volte all'amico Favero: il 1° luglio 1819 esultava: «Martedì sera arrivò a Possagno il lume dell'Italia, e del nostro secolo, l'immortale Canova. Quanti beni apporterà a quel paese questa venuta!» (33); poi ancora il 9 luglio: «mercordì alle dieci della sera il Sig.r Ettore Rinaldi mi procurò l'invidiabile fortuna di trattenermi mezz'ora in Asolo col primo uomo del nostro secolo, coll'immortale Canova. Io lo guardava con una specie di venerazione per la fama del suo merito incomparabile e m'innamorò l'affabilità e la piacevolezza singolare delle sue maniere» (34).
Monico lesse la «Canoviana» con in tasca, se così si può dire, il decreto imperiale di nomina a vescovo di Ceneda, sottoscritto da Francesco I, imperatore d'Austria, il 21 marzo 1822, decreto che poneva fine, di fatto, al suo soggiorno di San Vito. Ne parlava con emozione al Favero in una lettera scritta il giorno successivo, 22 marzo: «Ieri ebbi il gran Decreto Reale, accompagnato da onorifica lettera dell'I.R. Presidio Governiale di Venezia. Il Preposto di Asolo me ne anticipò l'avviso, ed accompagnò personalmente il Commesso della Posta per mitigar l'impressione che dovea farmi un tal colpo. Molti amici convennero qui per confortarmi. La mia angustia è grandissima; procuro però di darmi animo, e spero tutto dal cielo. Mi pare che il Signore ripeta anche a me quelle parole che disse agli Apostoli, avviandosi alla passione: surgite eamus. Dunque andremo. Martedì a Treviso, mercordì a Venezia, e poi dove Iddio ci chiamerà» (35).
La designazione imperiale fu accettata dal pontefice Pio VII il 16 maggio 1823, ed il Monico fu consacrato vescovo di Ceneda dal Patriarca di Venezia, Giovanni Ladislao Pirker, il 9 novembre successivo. L'8 settembre 1827 il papa Leone XII chiamò Monico al patriarcato veneziano e sei anni dopo, il 29 luglio 1833, fu vestito della porpora cardinalizia da papa Gregorio XVI (36).
Morì il 25 aprile 1851 dopo essere stato a Venezia protagonista d'una intensa, complessa e molto discussa attività pastorale, che lo vide duramente contrapporsi a Daniele Manin e Nicolò Tommaseo nel drammatico biennio 1848-49, accentuandone l'immagine di uomo della restaurazione che la storiografia contemporanea, pur con qualche approssimazione, conferma ancor oggi (37).
Note:
- Archivio Curia Treviso, S. Vito d'Asolo, busta 219: Verbale dell'elezione del parroco di S. Vito, 28 maggio 1818.
- Giacinto Cecchetto, Altivole, Dosson di Casier, 1988, p. 151.
- Costante Chimenton, Nel centenario della morte del cardinal Jacopo Monico. 25 aprile 1851-25 aprile 1951, s.l., 1951, p. 25.
- Chimenton, op. cit., p. 25. Cfr. anche: Bertoli B., Tramontin S., Le visite pastorali di Jacopo Monico nella diocesi di Venezia, Roma, 1976, p. XI. Il Marchesan ed il Chimenton lo dicono fi glio di Giambattista, fabbro di Riese, e di Antonia Cavallin (cfr. Marchesan A., Papa Pio X nella sua vita e nella sua parola, Einsielden (Svizzera), 1904, p. 50; Chimenton C, op. cit., p. 11), mentre il Bertoli ed il Tramontin parlano di Adamo ed Angela Cavallin (Bertoli B., Tramontin S., op. cit., p. IX). Questi ultimi scrivono che il Monico fu allievo del parroco di Altivole, prima del suo ingresso in Seminario. Dal canto suo Francesco Scipione Fapanni sostiene che Jacopo, da fanciullo, abbia ricevuto la sua prima educazione elementare dall'arciprete Bellati di Silvelle (Biblioteca Comunale Treviso, Fapanni F.S., Notizie degli scrittori e degli uomini illustri che fiorirono nell'antico territorio trevigiano, nonché nella Diocesi di Treviso e Ceneda, ms. 1354, vol. VIII, c. 95v, sec. XIX).
- Chimenton C, op. cit., pp. 10-19.
- Galvagno Rosalba, Angelo Dalmistro, in: Dizionario Biografico degli Italiani, vol. XXXII, Roma, 1986, pp. 153-57.
- Paolo Preto, Lorenzo Crico, in: Dizionario Biografico degli Italiani, vol. XXX, Roma, 1984, pp. 758-761.
- Marchesan A., op. cit., p. 101 e p. 113; Chimenton C., op. cit., p. 27.
- Ottone Ciardulli, L'Accademia dei Filoglotti di Castelfranco Veneto (1815-47), Castelfranco Veneto, 1915.
- Biblioteca Comunale Treviso, Fapanni F.S., op. cit., c. 95v.
- Chimenton C, op. cit., pp. 14-16.
- Bertoli B., Tramontin S., op. cit., p. X.
- Bertoli B., Tramontin S., op. cit., p. X.
- Jacopo Monico, Opere sacre e letterarie, Venezia, 1864-1872, vol. 8.
- Antonio Tessarin, Delle lodi dell'eminentissimo cardinale Jacopo Monico..., Venezia, 1851, p. 10.
- Filippo Nani Mocenigo, Della letteratura veneziana del secolo XIX. Notizie ed appunti, Venezia, 1916, pp. 339-346.
- Bertoli B., Tramontin S., op. cit., p. X.
- Bertoli B., Tramontin S., op. cit., p. X.
- Fondazione Giuseppe Sarto - Riese Pio X, Lettera di Jacopo Monico all'arciprete di Riese, da S. Vito d'Asolo, 10 novembre 1819.
- Biblioteca Comunale Castelfranco Veneto, Lettera di Jacopo Monico all'abate Antonio Favero di Castelfranco Veneto, da S. Vito d'Asolo, 27 ottobre 1821,
- Biblioteca Comunale Castelfranco Veneto, Lettera di Jacopo Monico all'abate Antonio Favero, da S. Vito d'Asolo, 13 luglio 1822.
- Biblioteca Comunale Castelfranco Veneto, Lettera di Jacopo Monico all'abate Antonio Favero, da S. Vito d'Asolo, 3 aprile 1819.
- Biblioteca Comunale Castelfranco Veneto, Lettera di Jacopo Monico all'abate Antonio Favero, da S. Vito d'Asolo, 6 dicembre 1819.
- Biblioteca Comunale Castelfranco Veneto, Lettera di Jacopo Monico all'abate Antonio Favero, da S. Vito d'Asolo, 22 dicembre 1818.
- Biblioteca Comunale Castelfranco Veneto, Lettera di Jacopo Monico all'abate Antonio Favero, da S. Vito d'Asolo, 22 dicembre 1818.
- Biblioteca Comunale Castelfranco Veneto, Lettera di Jacopo Monico all'abate Antonio Favero, da S. Vito d'Asolo, 17 agosto 1820.
- Biblioteca Comunale Castelfranco Veneto, Lettera di Jacopo Monico all'abate Antonio Favero, da Riese, 30 novembre 1820.
- Biblioteca Comunale Castelfranco Veneto, Lettera di Jacopo Monico all'abate Antonio Favero, da S. Vito d'Asolo, 7 maggio 1821.
- Biblioteca Comunale Castelfranco Veneto, Lettera di Jacopo Monico all'abate Antonio Favero, da S. Vito d'Asolo, 11 ottobre 1821.
- Biblioteca Comunale Castelfranco Veneto, Lettera di Jacopo Monico all'abate Antonio Favero, da S. Vito d'Asolo, 2 luglio 1821.
- Biblioteca Comunale Castelfranco Veneto, Lettera di Jacopo Monico all'abate Antonio Favero, da S. Vito d'Asolo, 27 agosto 1818.
- Jacopo Monico, Orazione letta in Possagno ne' solenni funerali di Antonio Canova, Venezia, 1823.
- Biblioteca Comunale Castelfranco Veneto, Lettera di Jacopo Monico all'abate Antonio Favero, da S. Vito d'Asolo, 1° luglio 1819
- Biblioteca Comunale Castelfranco Veneto, Lettera di Jacopo Monico all'abate Antonio Favero, da S. Vito d'Asolo, 9 luglio 1819.
- Biblioteca Comunale Castelfranco Veneto, Lettera di Jacopo Monico all'abate Antonio Favero, da S. Vito d'Asolo, 22 marzo 1822.
- Cecchetto G., op. cit., p. 176.
- Paolo Pecorari, Motivi d'intransigentismo nel pensiero del patriarca di Venezia Jacopo Monico durante il biennio 1848-49, in: Nuovo Archivio Veneto, XCIII, pp. 41-64; Silvio Lanaro, Genealogia di un modello, in: Storia d'Italia. Le regioni dall'unità ad oggi. Il Veneto, Torino, Einaudi, 1984, p. 35.
Fonte: Trevigiani Illustri, tra Settecento e Ottocento. 1 edizione 2011, copyright © 2011, ISBN 978-88-96032-13-8. ISTRIT, Via Sant'Ambrogio in Fiera 60, 31100 - TREVISO. Email: ,
don Battista Parolin
Dei sedici nipoti, figli di Angelo, di Teresa, di Lucia e di Atonia sarto, fratello e sorelle del Beato Pio X, don Battista Parolin fu l’unico che si consacrò al Signore.
Figlio di Giovanni Parolin e di Teresa Sarto, egli nacque a Riese il 30 giugno 1870 e, nell’infanzia, visse accanto alla nonna materna Margherita Sanson-Sarto, che lo prediligeva fra tutti i nipotini.
Fin da bambino manifestò il desiderio di seguire la vocazione religiosa e, quando i genitori decisero di mandarlo in seminario, lo zio mons. Giuseppe Sarto, allora Cancelliere vescovile, lo annunciò al Rettore così:
“Vi avverto che in quest’anno entrerà in seminario, come convittore, mio nipote Battistino, figlio di Giovanni Parolin e di una mia sorella; ha fatto molto bene gli esami e spero farà bene anche in seguito. Intanto vi prego di fare un qualche memento perché, se non avesse vocazione allo stato ecclesiastico, Iddio lo illumini fin da principio della sua carriera, onde non abbia a mettersi per una strada, per la quale il Cielo non lo chiama”.
Nel seminario vescovile di Treviso, Battista Parolin si distinse per zelo, pietà e profitto nello studio; il 14 agosto 1893 egli celebrò la prima Messa solenne in Riese.
Per undici anni, don Battista fu cappellano al Duomo di Castelfranco Veneto, sotto la guida amorosa ed intelligente, se pur rigida e severa, dell’arciprete Mons. Luigi Camavitto, uomo di temperamento piuttosto rude, ma franco ed esatto nei propri giudizi.
Più tardi a don Battista, ormai parroco di Possano, il Camavitto scrisse: “Le cose qui vanno con il solito tran tran, ma si sente che ci manchi tu!”.
A Possano il parroco don Parolin donò tutto se stesso, nell’amore per le anime, nella vigile custodia di ogni patrimonio spirituale, nell’incremento di ogni santa iniziativa, là, nel tempio che il genio di Antonio Canova volle innalzato alla SS. Trinità.
Furono anni di intenso, ininterrotto lavoro sacerdotale, tutto ardore, tutto speranza.
Quando inaspettata giunse la fausta notizia dell’elevazione del Cardinale Sarto al Soglio pontificio, l’arciprete Parolin, erede dello spirito di umiltà del suo grande Congiunto, pure gioendo di santa letizia, pianse per Lui, gravato dal peso di tutte le croci del mondo.
Essere nipote di un Pontefice poteva significare (per chi non conosceva l’evangelico Papa e il modestissimo giovane sacerdote) andare verso un avvenire facile e prospero.
Ed ecco la Gazzetta di Messina del 14 agosto 1903, pubblicò: “Questi è il nipote di Sua Santità e con l’avvento al trono di San Pietro di suo Zio, egli ha diritto di essere nominato, nientemeno, Cardinale! Battista Parolin è un bravo giovanotto, un prete moderno, che a Possano va d’accordo con tutti; lo Zio lo farà Cardinale e sarà il più giovane del Sacro Collegio, perché non conta che 32 anni!”
O degli intenti umani, antiveder bugiardo.
A Treviso l’arciprete Parolin fu chiamato a reggere la parrocchia del Duomo, vincendo l’opposizione di Pio X e solo per obbedienza al vescovo diocesano mons. Longhin. Ma la sua permanenza in questa città fu breve, perché dopo la morte di Pio X (20 agosto 1914) il nuovo Pontefice Benedetto XV, su designazione del Card. Merry del Val, chiamò a Roma, nel Capitolo Vaticano, il pio monsignore, che il 9 settembre 1914 lasciò la città del Sile, per la Città Eterna, mentre il Capitolo Trevigiano lo annoverava fra i canonici onorari.
A Roma l’attività di mons. Parolin fu multiforme: viveva in un piccolo appartamento, in piazza Rusticucci, con la vecchia mamma, le zie Sarto e la direttissima sorella Gilda.
Non bastava al suo zelo di sacerdote dividere la propria vita fra la serena oasi della modesta abitazione ed il coro di San Pietro! Cercò ed ottenne svariati incarichi di indole spirituale, disimpegnandoli con vivo e costante interessamento, con assidua cura amorosa.
Così fu sottodecano convisitatore della fiorente confraternita del SS. Sacramento; membro speciale della Commissione pontificia per lo studio per la riforma dei Capitoli di Roma; membro della Commissione romana per l’Unione missionaria del Clero; accademico della pontificia Accademia scientifica e letteraria della Immacolata Concezione, nella classe di merito; membro dell’Arciconfraternita dei cento preti; deputato ecclesiastico di monasteri e case religiose di Roma; confessore per l’anno santo; membro dell’Opera per la propagazione della fede.
Come scrissero gli eminentissimi cardinali Sbarretti e Lauri, in tutti questi uffici, monsignor Parolin portò “competenza e delicatezza esemplari, sperimentata prudenza e zelo ben noto”.
Caro alla paterna bontà dei Pontefici Benedetto XV e Pio XI, fu da entrambi onorato da tutti di particolare considerazione e da varia particolare corrispondenza; un devoto profondo affetto legò mons. Parolin al compianto Card. Merry del Val.
Durante le vacanze autunnali egli si fermava intere settimane a Riese, ove i compaesani lo accoglievano con gioia sincera, affollandosi in chiesa per ascoltarlo nella spiegazione del Vangelo o del catechismo.
A Fiuggi, dove egli si era recato per motivi di salute, il 30 luglio 1935, lo colse, improvvisa, la morte; egli si trovava in chiesa, prostrato davanti al Tabernacolo.
“Morì adorando, come muoiono i puri di cuore” fu scritto di Lui e questo elogio riassume tutta la vita, tutta l’opera, tutto l’amore e tutto l’ardore sacerdotale di mons. Battista Parolin, degno nipote del Beato Pio X.
Fonte: Comitato Onoranze Beatificazione Pio X di Riese
Arcivescovo Lino Zanini
Lino Zanini (Riese, 6 maggio 1909 – Roma, 25 ottobre 1997) è stato un arcivescovo cattolico e nunzio apostolico italiano. Nato il 6 maggio del 1909 a Riese, dopo essere divenuto sacerdote nel 1933 operò presso le parrocchie di Jesolo e di Chirignago.
Nel 1939 Pio XII lo insignì del ruolo di cameriere segreto soprannumerario, e in seguito, nel 1957, di incaricato d'affari in Iran. Il 16 giugno 1959 Giovanni XXIII lo nominò arcivescovo titolare di Adrianopoli di Emimonto e nunzio apostolico di Repubblica Dominicana, Porto Rico e Antille.
Dal 1962 fu per 3 anni delegato apostolico in Giordania, Cipro, Gerusalemme e in Palestina. Nel gennaio 1964 ricevette papa Paolo VI nel suo primo viaggio in Terra Santa e fu testimone dello storico incontro ecumenico tra il papa e il patriarca di Costantinopoli Atenagora di Costantinopoli. Dal 1966 fu nunzio apostolico nella Repubblica Araba Unita, dal 1969 nunzio apostolico in Argentina, finché nel 1973 divenne canonico vaticano ed ebbe anche l'incarico di delegato della basilica e della fabbrica di San Pietro per la tutela dei patrimoni storici ed artistici della Santa Sede. Furono di sua iniziativa i lavori di restauro delle grotte vaticane e delle cappelle della basilica di San Pietro.
Morì il 25 ottobre 1997 all'età di 88 anni. Il suo corpo fu sepolto nel cimitero di Riese, il suo paese natale, che nel frattempo aveva ottenuto il nome di Riese Pio X, e poi traslato nel santuario della Beata Vergine delle Cendrole, dove tuttora riposa. (Fonte: Wikipedia)
S.Ecc. mons. Lino Zanini. Nato a Riese Pio X (diocesi di Treviso) il 6 maggio 1909, negli anni in cui il piccolo paese era sulla bocca di tutti perché paese natio del Papa Pio X allora regnante.
Fu ordinato presbitero a Venezia dal Servo di Dio patriarca Pietro card. La Fontaine il 2 luglio 1933 (il padre era moribondo). Dopo un breve periodo di ministero pastorale svolto nelle parrocchie di San Giovanni Battista di Jesolo e di Chirignago, nel 1938 entrò nel servizio diplomatico della Santa Sede.
Il 3 marzo 1939 Papa Pio XII lo nominò monsignore Cameriere Segreto Soprannumerario di Sua Santità. Prestò la propria opera presso le Rappresentanze Pontificie (Nunziature) in Equador, Cile, Perù, Belgio, Lussemburgo e Libano.
Dopo un periodo trascorso nella Segreteria di Stato Vaticana, Il 25 febbraio 1957 Papa Pio XII lo nominò Incaricato d'Affari e poi internunzio apostolico in Iran. Il 16 giugno 1959 il Beato Papa Giovanni XXIII lo nominò Arcivescovo titolare di Adrianopoli di Emimonto e Nunzio Apostolico nella Repubblica Dominicana, Puerto Rico e Antille, ricevendo la consacrazione episcopale il 3 settembre 1959, festa di San Pio X, nel chiesa arcipretale del paese natale Riese Pio X, dal Patriarca di Venezia Giovanni card. Urbani (co-consacranti il Vescovo di Treviso mons. Antonio Mistrorigo e il Vescovo Ausiliare di Venezia mons. Giuseppe Olivotti).
Il suo motto episcopale fu: "Per ignem et aquam". Partecipò al Concilio Ecumenico Vaticano II. Fu poi Officiale della Segreteria di Stato della Santa Sede (1961); Delegato Apostolico in Giordania, Cipro, Gerusalemme e in Palestina (dal 1962 al 1965), dove, il 4 gennaio 1964, accolse Papa Paolo VI, il primo pontefice pellegrino in Terra Santa; Internunzio e poi pro-Nunzio Apostolico nella Repubblica Araba Unita d'Egitto dal 1966 al 7 maggio 1969, quando fu nominato Nunzio Apostolico in Argentina.
Il 20 dicembre 1973, dopo 35 anni di servizio diplomatico alla Santa Sede nei luoghi più diversi e in tempi mai facili, fu nominato Delegato Apostolico della Basilica di San Pietro in Vaticano, Delegato e Presidente della Fabbrica di San Pietro e Presidente dello Studio del Mosaico. Dal 1986 al 1989 fu anche Presidente della Commissione Permanente per la Tutela dei Monumenti Storici ed Artistici della Santa Sede, nominato dal Beato Papa Giovanni Paolo II.
Mons. Zanini con il Papa Giovanni XXIIILavorò con molte preoccupazioni in funzione del massimo tempio della cristianità: per il suo splendore, contro il pericolo di un invecchiamento, per guarire da malattie che potevano incrinare la bellezza della costruzione all'esterno e dello spazio interno. Mise a profitto del lavoro come Presidente della Fabbrica di San Pietro, quella preparazione tecnica che aveva ricevuto nelle scuole superiori veneziane da giovane.
Se oggi i pellegrini possono scendere nelle grotte Vaticane e sostare allo stesso livello della tomba di San Pietro, se i sacerdoti possono celebrare sulla stessa tomba dell'Apostolo, se tanti hanno la possibilità di entrare nelle differenti cappelle: la Polacca, la Cappella Lituana, quella dei Santi Patroni, la Cappella Ungherese, tutti devono essere riconoscenti a mons. Zanini. Lui ha dato la possibilità di sostare vicino alle tombe dei Papi Paolo VI e Giovanni Paolo I, deposti vicino ai pontefici dei secoli passati. Se le grotte Vaticane hanno assunto la fisionomia attuale, e formano "un pietoso consorzio d'uomini grandi", da dove ripetono parole ed esempi di fede, ciò lo si deve a S.E. mons. Zanini.
Tanti lavori fatti da S.E. mons. Zanini negli anni della sua presidenza, tante provvidenze, quali gli ascensori, che hanno facilitato la salita alla cupola e ai piani della basilica, ci informano di una attenzione tempestiva, con cui mons. Zanini coglieva i problemi e si impegnava con tenacità e sollecitudine a risolverli.
Fu servo della Chiesa: ad essa servì con fedeltà. Ebbe sempre piena e costante consapevolezza del proprio dovere e delle proprie responsabilità. Ebbe fermezza nel guidare e nel correggere. La giustizia in lui era nutrita da prudenza. Fu cortese con tutti nel discorso e nel suo tratto. Fu inalterato anche in mezzo a opposizioni vivaci. Negli anni del lungo declino, dava la sua risposta luminosa di fede all'eternità, che chiamava con voce arcana e insistente: "So che il mio Redentore è vivo... lo vedrò io stesso, e i miei occhi lo contempleranno..." (cfr Gb 19, 25-27).
Si preparò meticolosamente a quel passo. Accentuò la sua presenza alle solenni celebrazioni presiedute dal Beato Papa Giovanni Paolo II, prese parte a pratiche spirituali offerte alla Curia Romana, come gli esercizi spirituali annuali, le prediche d'Avvento e di Quaresima, rese frequenti visite alla tomba di San Pietro, e poi quella devozione a Maria, legata specialmente al Rosario. Quante siano state le corone del rosario di quegli anni lo potrebbero attestare gli angeli che, per dirla con Leone XIII, raccoglievano "ex his rosas mysteriis et pulchri amoris inclitae Matri coronas nectite".
Precisa fu pure la preparazione di S.E. mons. Zanini sul piano pratico, del suo domani. Volle provvedere mezzi sufficienti perché futuri sacerdoti e seminaristi potessero perfezionare i loro studi, secondo le indicazioni dei loro vescovi. Non dimenticò la sua parrocchia di Riese Pio X, che fu sempre come la sua patria dell'anima. Per essa, ogni anno, provvedeva già una piccola elargizione, che attestava i legami fra la basilica di San Pietro, che fu il suo grande amore, e la sua parrocchia di origine, e i primi anni veneziani del suo sacerdozio.
Morì ad 88 anni nelle prime ore del 25 ottobre 1997. La Santa Messa esequiale fu celebrata il 27 ottobre 1997 all'altare della Cattedra della Basilica di San Pietro in Vaticano, presieduta dal cardinale Virgilio Noè, Arciprete della Basilica di San Pietro, Presidente della Fabbrica di San Pietro e Vicario Generale di Sua Santità per la Città del Vaticano. Con il card. Noé concelebrarono, tra gli altri, il Presidente della Pontificia Accademia dell'Immacolata Concezione cardinale Andrzej Maria Deskur, il Presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali e della Filmoteca Vaticana cardinale John Patrick Foley (poi Gran Maestro dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme) con il Vescovo segretario mons. Pierfranco Pastore, l'Arcivescovo Vicegerente del Vicariato di Roma mons. Remigio Ragonesi, il Vescovo segretario della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede mons. Luigi Sposito, il Vescovo Vice Presidente della Pontificia Commissione per l'America Latina mons. Cipriano Calderòn Polo e i canonici della Basilica di San Pietro.
Al termine del rito esequiale la salma fu traslata al paese natale Riese Pio X per essere tumulata nel locale cimitero. [Ndr: la salma è ora nel Santuario delle Cendrole].
Fonte: Parrocchia di Chirignago
don Giuseppe Berno
Salesiano dal 11/09/1938, Missionario Salesiano in Venezuela. Tornato alla casa del padre il 10/6/2018 a Caracas (Venezuela)
Biografia:
- Nasce il 24 Febbraio 1911 a Riese Pio X (TV) da papà Martino e mamma Antonia Giacomazzi.
- Battezzato lo stesso giorno.
- Mamma Antonia scelse il nome: “si chiamerà Bepi, come il papa (San Pio X), perché voglio che questo mio figlio sia prete, come lui”.
- Comincia la storia salesiana di Don Giuseppe Berno: prima Legnano, poi Trento. Primi anni di formazione e di preparazione fino al noviziato.
- Nel 1929, appena diciottenne chiede di poter partire come giovane missionario per il Venezuela.
- Dal 1930 al 1938 gli studi filosofici e teologici
- Nel 1938, il 30 ottobre festa di Cristo Re, è ordinato sacerdote a La Vega – Caracas.
- Nel 1961, a cinquant’anni, don Giuseppe riceve un invito da Mons. Segundo Garcia, Vicario Apostolico dell’Amazonas e dell’Alto Orinoco: “perché non vieni con me, nelle missioni? C’è molto da fare!” Accettò subito e incondizionatamente.
- I primi sette anni li passò a Puerto Ayacucho, la sede episcopale e capitale dell’Amazzonia venezuelana. Lì fu pro-vicario, monsignore e direttore dell’opera salesiana: nel 1967 insieme con due grandi missionari, padre Cocco e padre Bonvecchio, don Giuseppe penetra nella selva vergine dell’Amazzonia venezuelana e lì vi rimane ininterrottamente per 20 anni! Prima a Mavaca, poi ad Ocamo quindi a El Planatal.
Solo Dio e Maria Ausiliatrice sanno la vita di privazioni e di sacrifici di un missionario, specialmente quando si fa il primo viaggio di esplorazione, il primo contatto con le differenti tribù: i Guaikos, poi chiamati Yanomami, gli Yekuanas, i Makiritare e anche altre tribù già in contatto con l’uomo bianco come i Guajibos, i Piaroa ecc.
Percorrere la selva ostile, i fiumi in piena pericolosi, i mille e mille canali naturali d’acqua nella selva dagli acquazzoni tropicali.
Stabilire contatti umani d’incontro, d’accettazione e di vincolo con tribù ed etnie dalle lingue incomprensibili e dagli usi e costumi contrari ai propri, convivere insieme, essere uguali in umiltà e semplicità, farsi tutto a tutti, come dice San Paolo, per cercare di attrarre qualcuno alla proposta del Vangelo.
Don Giuseppe è rimasto famoso per sue carte geografiche dell’Alto Orinoco, per lo studio delle lingue autoctone, per l’interpretazione dei segni e dei suoni di quelle culture primitive.
Anche da questo punto di vista è un esperto citato da numerosi studiosi e antropologi di tutto il mondo. - 1987 don Giuseppe torna a Puerto Ayacucho alla sede del vicariato.
- Dal 1990 in poi, fa da vice-parroco a Puerto Ayacucho
- Dal 2009 è a Caracas in Altamira.
Dal blog dei «nonni Adriana e Carlo» che hanno girato il sud America in Camper dal 2007 al 2009, queste sono alcune note della tappa di Caracas, in Venezuela:
"Siamo stati accampati all'interno del Vicariato dove siamo rimasti fino al giovedì 11 (ottobre 2008), giorno di gran festa per i 75 anni dell'arrivo in Amazonas dei Salesiani e per festeggiare i 70 anni di sacerdozio di Padre Josè Berno, originario di Riese Pio X. Bellissima festa e padre Berno, attorniato da tutti i presenti che cantavano accompagnati dal Vescovo Mos. Josè A'ngel Divassòn alla fisarmonica, alla consegna del Gagliardetto della Regione Veneto, ha esclamato: «meio de così cosa se poe voere!»"
Sul sito monografias.com si può leggere una intervista a Padre Josè Berno (in spagnolo) a proposito del suo rapporto con la tribù indigena degli Yanomami.
Padre Fernando Tonello

Nato a Riese Pio X nel 1926, deceduto il 27 agosto 2006 nell'infermeria provinciale del Convento dei Padri Cappuccini di Conegliano, dove era ricoverato, affetto da una decina d'anni dalla sindrome di Alzheimer. E' stato insegnante e scrittore prolifico, che ha dedicato il suo tempo e la sua passione a tanti cappuccini e servi di Dio. In particolar modo, la vicenda di padre Pio lo ha sempre appassionato tanto da fare numerosi viaggi a San Giovanni Rotondo e da scrivere, nel 1974, la biografia ufficiale del cappuccino che sarebbe diventato prima beato e poi santo. Un volume di 501 pagine con tanto di foto a colori in bianco e nero, intitolato «Padre Pio da Pietrelcina, crocifisso senza croce», ristampato poi in ben 4 edizioni e con la semplice firma di Fernando da Riese Pio X.
Legato al suo paese d'origine ha scritto e studiato a fondo la vita di Giuseppe Sarto poi Papa Pio X e partecipato a vari convegni proprio sull'illustre cittadino del paese. Cinque anni fa ha ricevuto dal Comune la medaglia d'oro di cittadino distintosi in particolar modo. Ha ricevuto anche la tromba d'oro come donatore di sangue. E' stato fautore e promotore delle causa dei beatificazione di monsignor Andrea Giacinto Longhin, vescovo di Treviso, e di frate Tommaso da Olera, di Concetta Bertoli, di Gianna Beretta Molla, di Sant'Ignazio e San Leopoldo, dei quali ha sempre scritto puntigliosi e precisi libri. Nella sua vita di religioso ha girato per tutta l'Italia, è stato insegnante di greco e latino nel seminario dei frati Cappuccini di Verona, dove negli anni '60 ha anche insegnato canto agli alunni che si sarebbero poi dedicati alla vita religiosa.
E' stato anche docente anche all'Istituto Filippin di Paderno. Ha trascorso diversi anni prima a Roma e poi nel convento dei frati Cappuccini di Padova. Lascia i fratelli Gino, Gildo, Olga e Teresa. (Salima Barzanti in La Tribuna di Treviso >> l'articolo sembra non più disponibile)
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don Aquino Berno

Nato il 23/07/1928, Diocesano dal 21/06/1953
- Parroco della parrocchia di S.Cipriano (Roncade) per 35 anni, fino al 2005.
- Lunedì 26/12/2005 il Vescovo di Treviso, Mons. Andrea Bruno Mazzocato, ha conferito a Don Aquino il titolo di canonico della Cattedrale di Asolo (Ignis Ardens Nov-Dic 2005)
Residenza: Casa del clero, Via A. Scarpa 5, 31100 Treviso
Tornato alla casa del Padre il 6 marzo 2018.
don Adolfo Giacomelli

Nato il 26/10/1935, Diocesano dal 4/9/1960
- Cappellano nella parrocchia di Meolo (Ve) dal 1972 al 1976.
- Parroco di Paderno del Grappa fino al 1995.
- Parroco della Parrocchia di Padernello (TV) dal 1995 al 2012, ha svolto per vari anni anche il servizio di cappellano dell’ospedale di Montebelluna. In questi anni si costituisce formalmente e si consolida il gruppo oratorio NOI; si consolida ed accresce anche la realtà associativa dell’Azione Cattolica; prosegue l’esperienza dei campiscuola estivi in montagna utilizzando le strutture del campeggio; si formano due cori parrocchiali; nascono due gruppi-famiglia. Don Adolfo sostiene in modo convinto le varie iniziative di spiritualità e la partecipazione di giovani a momenti formativi di vario genere. La canonica di Padernello continua ad ospitare parroci di parrocchie vicine. Nello spazio sul retro della scuola dell’infanzia don Adolfo fa costruire il grande e funzionale oratorio parrocchiale, inaugurato nell’ottobre 2004 dal vescovo Mazzocato e dal sindaco di Paese Mardegan. Inoltre, in questo periodo vengono compiuti lavori di manutenzione straordinaria ed interventi vari nella chiesa di san Lorenzo, oltre che nelle sale parrocchiali, con il ripristino dell’affresco sulla facciata. (Fonte: Parrocchia di Padernello). Don Adolfo Giacomelli è stato anche padre spirituale e putativo del Coro della Parrocchia di Padernello.
- Collaboratore delle Parrocchie S. Matteo di Riese Pio X e Sant'Antonio abate di Spineda fino al 17 novembre 2024, dove si è impegnato soprattutto l'importante compito del ministero della Confessione e nella visita agli anziani e ammalati, nonché nelle celebrazioni delle SS Messe, sia feriali che festive.
Residenza: Casa del Clero, Via Antonio Scarpa, 5, 31100 Treviso
don Gianni Zamprogna
Estate 1947, festa per l’Abbè Aquino Masaro. Fila alta: don Angelo Casonato, don Pasquale Borsato, don Gelmino Toso, Tombolato, Francesco Fantin, don Emilio Marchesan. Fila mediana: Adolfo Giacomelli, don Gino Giacomelli, Giovanni Visentin sindaco, l’Abbè Masaro, Mons. Gallo, don Aquino Berno, Gianni Zamprogna, don Angelo Martini. Fila sotto, ragazzi: Luigino Ciocci, Rodolfo Berno, Pigozzo, Walter, Adalgiso, Alfredo, Silvano.
- Parroco della Parrocchia di Preganziol dal 1992 al 2002
- Parroco di Visnadello
- Parroco di Postioma
- Collaboratore di Ignis Ardens.
- Penitenziere del Duomo di Montebelluna
- Diocesano dal 4/9/60
Residenza: Via Montello 42 - 31044 Montebelluna (TV)
Deceduto il 6 maggio 2022 a 87 anni, nella Casa del Clero di Treviso.
don Walter Cusinato

Salesiano dal 8/4/1963
Nato a Riese Pio X in via Schiavonesca il 22 giugno 1935. Dopo aver frequentato la prima e seconda Avviamento professionale ad indirizzo agrario a Castelfranco Veneto per interessamento del parroco Mons. Valentino Gallo nel 1948 entrò nell’Aspirantato salesiano di Castello di Godego dove conseguì il diploma di terza media; quello di quinta ginnasio nell’Aspirantato salesiano di Trento. Chiese e ottenne di essere ammesso al noviziato che si svolse ad Albarè (VR) e si concluse con l’emissione dei voti temporanei triennali il 16 agosto 1953.
Frequentò il liceo classico e la formazione filosofica a Nave (BS) concludendo con l’esame di stato per la maturità classica presso il liceo “Tito Livio” di Padova nel 1956. Dal 1956 al 1959 fece l’esperienza di vita pratica salesiana o “Tirocinio” presso l’Istituto salesiano Centro Arti e Mestieri nell’isola di San Giorgio Maggiore (VE), una scuola professionale a servizio dei ragazzi e giovani della città di Venezia, opera appena fondata dal Conte Vittorio Cini e affidata ai Salesiani dell’Ispettoria veneta San Marco”. Dopo i voti perpetui nel 1959 venne mandato per gli studi teologici quadriennali presso l’Istituto teologico salesiano “San Marco” a Monteortone (D) dove concluse la formazione teologica e pastorale con l’ordinazione sacerdotale il giorno 8 aprile 1963 per le mani del Vescovo di Padova Mons. Gerolamo Bordignon.
Come primo impegno da sacerdote novello gli venne chiesto di iscriversi alla facoltà di ingegneria dell’Università di Padova e di insegnare materie tecniche presso il Centro professionale di San Giorgio a Venezia che divenne anche la sua comunità religiosa sino al 1970.
Conseguita la laurea in ingegneria elettronica venne destinato al Collegio salesiano Astori dove rimase sino al 1983 con compiti di insegnante, consigliere scolastico regionale, Preside. La successiva obbedienza lo manda al Collegio don Bosco di Pordenone, con il ruolo di Direttore e insegnante, impegnato nel rinnovamento e ampliamento della scuola superiore in sintonia con i cambiamenti amministrativi e culturali della nuova provincia di Pordenone, dove rimane sino al 1989.
Da questo momento inizia una esperienza diversa e innovativa anche se legata al recente passato soprattutto per quanto riguarda la sede. Poiché l’istituto salesiano con sede nell’isola di san Giorgio sta per trasferirsi a Mestre l’Ispettore lo incarica di ripensare ad una ricollocazione dei Salesiani nell’isola di San Giorgio tenendo presenti le mutate condizioni culturali, il valore strategico di Venezia dal punto di vista culturale, artistico e di richiamo mondiale.
Grazie all’apporto determinante della Facoltà di Scienze dell’Educazione (FSE) dell’Università Pontificia Salesiana (UPS) di Roma nasce e si sviluppa gradualmente l’Istituto Superiore Internazionale di Ricerca Educativa (ISRE) per lo studio della condizione giovanile nel Veneto, la formazione dei docenti specie della formazione professionale, l’orientamento professionale. Successivamente viene creata la Scuola Internazionale di Scienze della Formazione (SISF) che inizialmente ottiene il riconoscimento per “sponsorizzazione” (1996) da parte dell’UPS per corsi di qualifica e specializzazione post diploma e post laurea nell’area della formazione, dell’orientamento e del counseling.
In seguito ad una serie di circostanze particolari l’ISRE e la SISF sono costretti a trasferirsi a Mestre (ottobre 2004). Nonostante le difficoltà dell’improvviso trasferimento la SISF nel 2006 ottiene l’aggregazione alla FSE dell’UPS per attivare corsi di laurea triennale (Baccalaureato) e laurea magistrale (Licenza) in Psicologia clinica, Scienze della Comunicazione, pedagogia delle organizzazioni e welfare.
Salvo il periodo 1993/96, in cui venne inviato al Collegio Astori di Mogliano Veneto come direttore di quell’opera, don Walter ebbe compiti di direzione e gestione dell’opera salesiana a San Giorgio, Segretario generale dell’ISRE/SISF, membro del consiglio pastorale del Patriarcato di Venezia e del Consiglio di direzione SISF.
Dal 2005 ad oggi la sede dell’ISRE e della SISF – oggi IUSVE (Istituto Universitario Salesiano Venezia) in seguito alla scorporazione dall’ISRE dalla SISF – si trova in via dei Salesiani 15, Mestre (VE) e a Verona via Regaste San Zeno 17 ( 2^ sede diScienze della comunicazione).
Porta ancora il suo contributo come docente emerito, amministratore IUSVE, presidente ISRE.
Contatto: Ultima residenza: Via dei Salesiani 15 - 30174 Mestre (VE)
Deceduto il 4 maggio 2019
don Sergio Borsato
Don Sergio Borsato, in qualità di presidente regionale scuole cattoliche Fidae e del Comitato organizzatore, parla alla 29a Maratona di Primavera, Festa della scuola cattolica trentina.
Salesiano dal 25/3/1972
- Direttore dal 2004 al 2014 del Collegio dei Salesiani del Manfredini, di Este (Pd)
- Presidente regionale delle Federazioni Istituti di Attività Educative (Fidae) per il Trentino Alto-Adige.
- Responsabile segreteria Collegio Universitario
Residenza: Istituto Salesiano "Don Bosco"
Via Antonio Provolo 16,
37123 Verona
Tel. 045 8070711 - Fax 045 8070712
don Arduino Beltrame
Monsignor Arduino Beltrame a fianco di un mosaico di San Pio X donato dall'Amministrazione alla Parrocchia di Tombolo il 22 ottobre 2004
Nato il 28/02/1947 a Castelfranco Veneto, Diocesano dal 3/9/1972
Incarichi al Dicembre 2017:
- Priore di Delegazione presso Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme
- Consulente ecclesiastico presso Unione Diocesana Addetti al Culto/Sacristi – UDAC/S
- Canonico effettivo presso Capitolo della Chiesa Cattedrale
- Assistente spirituale presso Cursillos di Cristianità
- Penitenziere presso Cattedrale S. Pietro Apostolo nella Cattedrale
Residenza: Corso del popolo 9 - 31100 Treviso
don Renato Gazzola

Nato il 17/12/1948, Diocesano dal 5/5/1973
- da agosto 1988 a settembre 2012 parroco della Parrocchia di San Bartolomeo di Breda di Piave.
- dal 16/09/2012 Parroco di S. Lucia vergine e martire di Vascon-Carbonera.
Residenza: Via A. Diaz 3 - 31050 Vascon Carbonera (TV)
don Giuseppe Celestino Furlan
Nato il 01/04/1948, Diocesano dal 8/12/1974
- Vicario Parrocchiale di Cornuda
- Incaricato per la pastorale del lavoro per la zona di Montebelluna
- Collaboratore pastorale nella parrocchia di Busta/Contea
- Parroco di S. Andrea Oltre Muson
- Collaboratore pastorale delle parrocchie di Maser, Coste, Crespignaga e Madonna della Salute
Ultima residenza: Via Montebelluna 2, S. Andrea oltre il Muson - 31033 Castelfranco V. (TV)
Deceduto il 12 luglio 2025
padre Rino Martignago
Mons Giorgio Piva, Mons Armando Staccioli (Vescovo emerito del Laos) e (seduto) padre Rino Martignago, in occasione dell'incontro del 25 ottobre 2014 nella casa soggiorno per anziani di San Giorgio Canavese (TO).
Missionario dal 18/5/1975
Residenza: Oblati Maria Immacolata - S.Giorgio Canavese (TO)
- Arrivato nel Marzo 1977 nella delegazione degli Oblati dell'Uruguay, proveniente dalla delegazione del Laos.
- Colpito da ictus in Messico nel 2003 mentre era in missione.
Deceduto il 28 agosto 2018 a S.Giorgio Canavese (TO).
padre Gianni Fanzolato


Missionario dal 6/3/1977
Residenza: Istituto Missionari S. Carlo - Via Marconi 94 - 60025 Loreto (AN)
don Gino Gatto
Religioso dal 12/3/1977
Residenza: Istituto p. Mario Venturini, Via Vittorio Veneto 3, 37059 Zevio (VR), casa di spiritualità, apostolato di animazione vocazionale, accoglienza sacerdotale. Congregazione di Gesù Sacerdote.
don Giorgio Petrin
Nato il 12 luglio 1948, Diocesano dal 17/6/1978
- Parroco di Pez (comune Cesiomaggiore, forania Santa Giustina, provincia BL) dal 1992 al 1993
- Nel 2001 risulta parroco della Parrocchia di S. Michele-Arson (Bl)
- Nominato nel 2008 insegnante nel Seminario vescovile di Feltre e amministratore parrocchiale di Caupo e di Valle di Seren.
Residenza: Via Vecellio 11 - 32032 Feltre (BL)
don Giuseppe Ganassin


Religioso dal 17/10/1981
Residenza: Via Sette Sale 24, Collegio S. Vittore - 00184 Roma
don Roberto Stradiotto
Nato il 13/06/1955, Diocesano dal 27/3/1982
- Vicario parrocchiale a Castello di Godego e Tombolo;
- Parroco di Cimadolmo e San Michele di Piave;
- Parroco di Trebaseleghe;
- Da Ottobre 2015 Coordinatore Collaborazione pastorale di Quinto-Zero Branco, Parroco Quinto S. Giorgio martire e di Santa Cristina vergine e martire
Residenza: Via Graziati 2 - 31055 Quinto di Treviso (TV)
don Armando Matteo Pasqualotto
Don Armando Pasqualotto (centro in piedi, con camicia azzurra)
Nato il 02/11/1959, Diocesano dal 2/6/1985
- Dal 2003 al 2014 parroco di Giavera del Montello e
- dal 2013 al 2014 anche amministratore parrocchiale di Santi Angeli del Montello;
- dal 2014 a Lione, al servizio dei preti diocesani che aderiscono all'Ordine del Carisma del Prado
- e da luglio 2019 responsabile generale a livello mondiale dell’Associazione PRADO.
Residenza: Rue Père Chevrier - 69007 Lione (Francia)
Account Twitter di don Armando Pasqualotto
don Raffaele Baccega
Don Raffaele Baccega alla S. Messa di ingresso nella parrocchia di Montaner
Nato a Castelfranco Veneto nel 1955, Ordinato a Chioggia il 16/6/1994, attualmente nella diocesi di Vittorio Veneto
- 1994: ordinazione dopo gli studi nel seminario di Chioggia;
- dal 1994 al 1997 cappellano a Polesine Camerini, frazione di Porto Tolle (RO), diocesi di Chioggia;
- dal 1997 al 2007 parroco di Polesine Camerini;
- da agosto 2007 a settembre 2013: Amministratore parrocchiale di Barbisano e Collalto;
- da dicembre 2009 a settembre 2013: Moderatore dell'Unità Pastorale La Pieve;
- da ottobre 2013: Parroco di Montaner e Rugolo (comune di Sarmede/TV)
Residenza Dic 2017: via Borgo Gava, 7 - loc. Montaner, 31026 Sarmede (TV)
don Andrea Piccolo
Gesuita dal 24/5/2003
Residenza: Via M. Massimo 7 - 00144 Roma
Giampietro Pettenon


Nato a Riese Pio x il 20 giugno 1965 e battezzato nella Chiesa Parrocchiale di Riese la domenica successiva, 27 giugno 1965.
Dopo la scuola dell’obbligo che frequenta in paese, si iscrive a Ragioneria a Castelfranco Veneto.
Conosce i Salesiani a Castello di Godego a 14 anni ed inizia un percorso di conoscenza di Don Bosco e della sua spiritualità che lo porta a decidere di diventare salesiano al termine della scuola superiore. A vent’anni emette la prima professione religiosa e a ventisette la professione perpetua come salesiano coadiutore (consacrato laico).
Nei primi anni di formazione consegue il Baccalaureato in Filosofia, poi la Laurea in Economia e Commercio e successivamente l’abilitazione all’insegnamento.
All’età di ventisette anni riceve l’incarico di economo dell’opera salesiana di Trieste. Dopo questo primo impegno in ambito amministrativo, tutto il percorso di vita religiosa fino ad oggi è caratterizzato dalla gestione economica in diverse case salesiane: San Donà di Piave, Mestre, Torino, Roma, Udine.
Alla competenza organizzativo/amministrativa unisce sempre l’aspetto più propriamente educativo in ambito prevalentemente scolastico e formativo: è insegnante di matematica e poi direttore del Centro di Formazione Professionale Don Bosco di San Donà di Piave, docente di Diritto all’Istituto Tecnico dell’Istituto Salesiano San Marco di Mestre e docente di Economia Aziendale all’Istituto Universitario Salesiano di Venezia (IUSVE) e infine è per sette anni il Direttore di Missioni Don Bosco ONLUS, con sede a Torino-Valdocco presso la Casa Madre dei Salesiani di Don Bosco, l’organizzazione salesiana che in Italia raccoglie fondi per sostenere le missioni salesiane sparse nel mondo.
Attualmente vive a Roma, impegnato presso la Sede Centrale della Congregazione Salesiana, dove coordina attività gestionali di enti collegati ai salesiani.
don Enrico Gaetan

Nato a Castelfranco Veneto il 17/4/1975, Salesiano dal 12/6/2003
- dal 2010 direttore del C.F.P di San Donà di Piave (VE);
- da agosto 2013 ad agosto 2016 anche direttore dell’Oratorio Don Bosco di S. Donà di Piave;
- da agosto 2016 direttore dell'Istituto San Marco di Mestre.
- da settembre 2024 direttore dell'Istituto Salesiano Bearzi di Udine
Residenza: Istituto Salesiano S. Marco, Via Dei Salesiani 15, 30174 Mestre-Venezia
don Claudio Parolin

Salesiano dal 12/6/2005
Residenza: Istituto Salesiano - Via Grigoletti 5 - 33170 Pordenone
don Matteo Cecchetto

Nato il 29/10/1979 a Castelfranco Veneto, Diocesano dal 21/5/2011
Partito nel 2016 per la Mission Catholique de Fianga - B.P.9, PALA (Ciad), rientrato in Italia nel 2018 per problemi di salute.
Leggi cosa dice di sé a pagina 6 di questo documento del Seminario di Treviso.
Don Matteo si racconta prima di andare in Ciad:
Suor Maria Pia Cremasco
Data nascita 10/1/1914
Ordine: Suore di Maria Bambina
Casa di Riposo - Via S.Tiziano 17 - Vittorio Vto (TV)
Suor Antonietta Berno
Data nascita 8/8/1921
Ordine: Suore di Maria Bambina
Scuola Materna Pieve di Soligo (TV)
Deceduta il 9 ottobre 2018.
Suor Angelina Pastro
Data nascita 14/12/1924 - Ordine: Suore di Maria Bambina
Casa di Riposo “La Madonnina” - Crespano del Grappa (TV)
Suor Angelina Pastro scrive così di sé stessa:
“Nacqui a Riese Pio X il 14 dicembre 1924. Entrai in Noviziato ad Onè di Fonte il 28 febbraio 1948, vestendo l’abito religioso il 5 settembre 1949 e pronunciando i primi voti il 5 settembre 1951.
Lavorai nell’ospedale di S. Donà di Piave come magazziniera e addetta al servizio mensa del personale. In seguito mi si fece la proposta di frequentare il corso di infermiera generica e poi di infermiera professionale a Milano. Ritornata dopo due anni di studio ancora all’ospedale di San Donà, fui assegnata al reparto di ginecologia fino al 1980, anno in cui i Superiori ritirano le suore da
quell’ospedale, in attesa di una nuova destinazione, mi recai a Vittorio Veneto. Nel frattempo il terremoto aveva devastato le regioni della Basilicata e della Campania. Fu necessario accorrere in aiuto a quelle popolazioni e, naturalmente, spinta dalla carità di Cristo, obbedii alla richiesta di una cuoca nel paese di Sant’Angelo dei Lombardi. Tutto andò liscio e, passata l’emergenza terremoto, ritornai a Vittorio.
Da qui si pensò ad una nuova destinazione: Orsago, dove svolsi un servizio di infermiera domiciliare e di catechista, nonostante non avessi mai lavorato con i fanciulli. Lo Spirito mi venne in aiuto e cercai con tutte le mie forze di prepararmi con gli altri catechisti, ma soprattutto, di innamorare della
Verità e del Vangelo i fanciulli che mi erano stati affidati. Ricordo che, al termine dell’anno
catechistico, il cappellano don Carlo condusse tutti i gruppi del catechismo a Canale d’Agordo, paese di Papa Albino Luciani. Il parroco, indicando il quadro del Papa e ricordando le sue parole, parlò ai ragazzi dell’importanza del catechismo. Una bambina alzò la mano ed esclamò: “Anche la nostra suora ci ha detto queste stesse cose!” Ringraziai il Signore, perché aveva guidato la mia mente e
il mio cuore servendosi anche della mia inesperienza in questo campo.
Il post-Orsago mi vide a Trieste, parrocchia S. Maria Maddalena. Vi rimasi un solo anno, perché non ero certamente adatta a quel tipo di missione. Nel 1985 l’obbedienza mi chiamò a Crespano del Grappa per servire le sorelle ammalate e anziane come infermiera professionale. Non solo, ma anche come organista e animatrice del canto e della liturgia. Sono ancora qui, nella Casa “Madonnina del Grappa”; le gambe mi reggono debolmente, cammino con l’aiuto di un carrellino appositamente predisposto. Sono viva, però, viva di quell’amore che Cristo Gesù mi dona ogni mattina nella
Eucaristia e nelle lunghe ore di adorazione che sostengono le mie giornate.
Sono serena, perché ciò che mi ha guidata nei vari cambiamenti è stata sempre la fedeltà a quel sì pronunciato per solo amore, 60 anni fa. Auguro a tutti di sperimentare quanto sia bello servire il Signore e trovare in Lui il senso della vita. Lo auguro soprattutto ai giovani di Riese: per loro prego, perché facciano della loro esistenza una risposta continua anche ad un progetto di totale consacrazione. L’orizzonte, allora, si allarga ed ogni pietruzza del grande mosaico dell’esistenza si colloca al suo posto e brilla dello stesso amore di Dio”.
Deceduta venerdì 18 ottobre 2019, funerale lunedì 21 ottobre nella Chiesa Parrocchiale di Riese Pio X, salma tumulata nel cimitero di Riese PIo X.
Suor Elisa Foscarini
Data nascita 2/6/1925
Ordine: Suore di Maria Bambina
Casa di Riposo - Via S.Tiziano 17 – Vittorio Veneto (TV)
Data di morte 3/3/2017
Suor Illuminata Dal Bello
Data nascita 18/3/1927 - Ordine: Suore di Maria Bambina
Casa di Riposo “La Madonnina” - Crespano del Grappa (TV)
“Suor Illuminata Dal Bello, (Rina Dal Bello), nasce il 18 marzo 1927. Entra nell’Istituto delle Suore di Maria Bambina il 24 settembre 1947 dopo aver lavorato alcuni anni a Cesuna, presso una famiglia, poi in filanda a Casella d’Asolo. In inverno il freddo si faceva sentire; Rina ritornava a casa con i geloni alle mani e ai piedi, destando la compassione dei fratelli. Nonostante la stanchezza dovuta alle pesanti giornate lavorative, dopo cena guidava lei la preghiera del Rosario con fervore e
devozione. Matura, intanto, la decisione di rispondere alla chiamata del Signore. Dopo un opportuno
discernimento, lascia la casa paterna per entrare nel noviziato di Onè di Fonte. Ricordo il giorno della partenza. Era il 24 settembre del 1947: All’ora stabilita, arrivò «Squaccio» col calesse. Era Alessio Giacomazzo, da tutti chiamato così. Caricati i bagagli in quattro e quattr‘otto, Rina ci salutò velocemente e salì nella «vettura» con la mamma che l’accompagnava commossa e felice, al tempo stesso. Dopo gli anni della formazione e la prima professione, i Superiori la inviano alla comunità
dell’ospedale psichiatrico di Feltre dove rimane, come infermiera professionale e poi come superiora, per ben quarantacinque anni.
Lascio pensare ai lettori che cosa lasciarono in lei questi anni di carità concreta vissuta con persone povere nel vero senso della parola. Senz’altro “l’Eccomi” pronunciato con fervore nel giorno della professione sarà stato la sua forza e si sarà unito all”Eccomi” di Gesù e di Maria. Senz’altro il suo cuore si sarà lasciato plasmare dalla carità di Cristo e trasformare in compassione per esseri umani privi di uno dei beni più grande: la salute mentale. Il “Fiat” pronunciato da giovane suora divenne
il suo motto e continua a sorreggerla ancora oggi nel silenzio della casa di riposo di Crespano del Grappa dove “prega ed offre” per la Chiesa e per l’umanità intera”. (Fonte: Ignis Ardens 2015)
Tornata alla casa del Padre Mercoledì 29 Novembre 2016.
Suor Amelia Sbrissa
Data nascita 15/11/1927
Ordine: Suore di Maria Bambina
Casa di Riposo “La Madonnina” - Crespano del Grappa (TV)
Suor Teresa Limarilli
Data nascita 3/5/1929
Ordine: Suore di Maria Bambina
Casa di Riposo Crocetta del Montello (TV)
Tornata alla casa del padre il 28 marzo 2022
Suor Maria Pia Zandonà
Data nascita 30/8/1929
Ordine: Suore di Maria Bambina
Scuola Materna Sacile (PN)
Suor Maria Pia Giacomelli
Data nascita 26/11/1932, deceduta il 2/4/2018
Ordine: Suore di Maria Bambina
“Casa Gerosa” - 36061 Bassano del Grappa (VI)
Suor Guglielmina Guidolin
Data nascita 8/10/1934 - Ordine: Suore di Maria Bambina
Casa di Riposo S. Massimo - Padova
Ed ecco un’altra figlia di Riese, forse poco conosciuta, perché i suoi familiari si sono trasferiti in provincia di Como e alcuni fratelli sono emigrati in Canada, in Argentina e in Australia.
“Sono Suor Guglielmina, felice di essere nata nella numerosa famiglia dei Guidolin, di Via De Gasperi. A vent’anni ho lasciato i genitori e cinque fratelli per entrare nell’Istituto delle Suore di Maria Bambina. Qui, dopo gli anni di formazione, ho seguito il Signore nel servizio agli ammalati in vari luoghi. Ho avuto la gioia di celebrare il 25° di professione religiosa a Lourdes, affidando tutta la mia vita a Lei che mi ha attirato per la sua grande umiltà e la sua obbedienza alla volontà del Padre.
Le “nozze d’oro” le ho celebrate il 24 settembre 2004, nel Santuario delle Cendrole, luogo
carissimo alla mia giovinezza. Il regista di tutta la festa è stato il compianto cugino don Renato Marin che ha invitato tutti i cugini che da lungo tempo non vedevo e che fanno parte delle cinque famiglie generate dal ceppo dei Guidolin. Della mia amata famiglia patriarcale porto in cuore santi ricordi e la pace che deriva da una vita abbandonata alla volontà del Padre.
Dopo anni di servizio, infatti, dalla comunità di Padova sono giunta a Crespano del Grappa, dove, cessata l’attività esterna, continuo ad esercitare un prezioso servizio: l’offerta della preghiera e delle mie giornate silenziose per le necessità del mondo, della Chiesa e del mio Istituto.
Prego ed offro in particolare per le vocazioni sacerdotali e religiose, perché “la messe è molta” e “gli operai del Vangelo sono sempre troppo pochi”.
Suor Margherita Marin
Data nascita 23/11/1941
Ordine: Suore di Maria Bambina
Scuola Materna - Onè di Fonte (TV)
Suor Maria Franca Gaetan
Data nascita 19/3/1943
Ordine: Suore di Maria Bambina
Via Ognissanti - 36061 Bassano del Grappa (VI)
Suor Maria Pia Dal Bello
Ordine: Suore di Maria Bambina
Casa di Riposo “La Madonnina” - Crespano del Grappa (TV)
Suor Guglielmina Borsato
Ordine: Suore Dorotee di Vicenza
Piazza S. Andrea Cereda di Cornedo (VI)
Suor Virgilia Fantin
Ordine: Suore Figlie di S.Paolo
Via Marsala, 11 – Udine
Suor Rita Fantin
Ordine: Suore Figlie di S.Paolo
F.M.A. Fourth St., Westego, Calif. (USA)
Suor Anita Monico
Ordine: Suore Elisabettiane
Via M.S. Gabriele, 34 - Trieste
Suor Celina Guidolin
Ordine: Suore Elisabettiane
Via Firenze, 74 - Taggì di sopra (PD)
Suor Maria Cleofe - Gazzola Teodora
Ordine: Suore Francescane di Cristo Re
Casa di Riposo Tarzo (TV) - deceduta il 28/5/2017
Suor Giuditta Libralato
Ordine: Suore Francescane di Cristo Re
Casa di Riposo Pagnano d’Asolo (TV)
Suor Nicodema Libralato
Ordine: Suore Francescane di Cristo Re
Casa di Maserada Maserada (TV)
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