Soffitto
Giovanni Battista Canal, Assunzione di Maria tra i santi patroni Girolamo, Antonio Abate e Lucia, affresco

L’affresco del soffitto in ovale, entro cornice di stucco, opera del pittore veneziano Giovanni Battista Canal (Venezia 1745-1825), raffigura l’Assunzione di Maria tra i santi patroni Girolamo, Antonio Abate e Lucia. L’opera di Canal, realizzata intorno al 1802-1803, essendo curato parrocchiale don Antonio Florian, quando ancora Spineda on Manzolino era chiesa curata della pieve di Bessica (lo sarebbe stata sono al 1813), costituisce un autentico capolavoro, poco noto, che letteralmente ‘illumina’ con il vasto azzurro del cielo la navata della piccola chiesa. In basso è affrescato il gruppo dei tre santi compatroni:
- a sinistra, San Gerolamo (347-419-420), Padre della Chiesa, traduttore della Bibbia in latino, eremita, nell’opera di Canal seduto con lo sguardo rivolto verso il miracolo dell’Assunzione;
- al centro, Sant’Antonio Abate (251-356), eremita egiziano, considerato il fondatore del monachesimo cristiano e il primo degli abati, raffigurato come di consueto con lunga barba bianca, avvolto di ampio piviale proprio del suo rango abbaziale, con sguardo protettivo rivolto verso il basso, dove si raccoglie il popolo cristiano di Spineda;
- a destra, Santa Lucia (283-304), di Siracusa, martire cristiana sotto l’imperatore Diocleziano, che tiene in mano il vassoio dove sono deposti gli occhi strappatigli nel martirio simboleggiato dalla palma, e al fianco la lanterna simbolo della luce del suo cuore.
Altare maggiore
Pittore veneto, Gloria di Dio con i santi Antonio Abate e Lucia, pala
Foto: Giorgio Cividal
La fonte più preziosa e insostituibile risulta il Catalogo historico cronologico del patrimonio artistico della castellana, compilato dal 1724 al 1735 dallo storico, erudito e pittore castellano Nadal Melchiori, che riporta la descrizione dei dipinti e delle iscrizioni esistenti a quell’epoca nella chiesa di Spineda.
Il primo dipinto che Melchiori osserva è collocato sull’altar maggiore, intitolato a S. Antonio Abate nel 1584, una tavola con S. Antonio Abb et altri Santi, definita di “maniera moderna assai buona”, ma senza indicazione dell’epoca e neppure dell’autore. Quasi certamente si tratta della stessa pala che il vescovo Cesare de Nores, in visita a Spineda il 14 luglio 1584 aveva ordinato di realizzare (provideatur de icona pro-altari maiori). Il dipinto è ritenuto perduto dal Bordignon Favero (BF) nell’edizione a stampa del manoscritto melchioriano Notizie di pittori e altri scritti. Dal canto proprio, il Bordignon Favero nella sua monumentale ricognizione del patrimonio storico-artistico di Castelfranco e territorio, edita nel 1975, descrive la pala attuale come Gloria di Dio con i santi Antonio Abbate e Lucia, assegnandola a pittore veneto del secolo XVII. Ben diversa è la datazione proposta nella scheda OA ministeriale redatta da Rizzato-Fossaluzza (OA R-F), secondo i quali si tratterebbe di opera di pittore veneto, databile tra il 1840 e il 1850 per analisi stilistica.
La ‘comparsa’ del culto a S. Lucia è formalizzata negli atti curiali della visita pastorale del 28 maggio 1790, effettuata dal vescovo mons. Bernardino Marin: al punto n. 1 del questionario redatto in questa occasione emerge una novità, cioè l’affiancamento a S. Antonio Abate, come compatrona, di S. Lucia Vergine e Martire, della quale, in quell’anno, si conserva la reliquia in un reliquiario d’argento con custodia lignea, in sacrestia.
Mons. Luigi Giacomo Zangrando (1868-1936), vicecancelliere della curia vescovile, maestro di camera e segretario del vescovo Longhin, autore di sintesi storiche delle parrocchie trevigiane, in una tra le varie note agli atti della visita pastorale dello stesso Longhin del 1808, definiva la pala "di poco merito artistico”; è interessante anche l’affermazione per cui Lucia sarebbe stata olim (un tempo) Giustina. Ciò potrebbe alludere a una sostituzione del culto e dell’immagine della santa titolare della prima chiesa di Spineda con la santa martire di Siracusa.
Ciborio

Sull’altare maggiore troneggia un raffinato ciborio «a poliedro con colonne e volute di raccordo; cupola pagoda su tamburo, con incrostazioni policrome e rilievi», opera di un lapicida veneto del sec. XVII. Lo stesso altare maggiore è di notevole fattura, così descritto dal BF: “altar maggiore con mensa ad incrostazioni policrome; predella con quattro colonne in marmo grigio e due paraste con capitelli corinzi; arco ribassato e spezzato”, opera di un lapicida veneto del sec. XVII.
Corona pensile al di sopra
Sospesa sopra l’altare vi è una corona pensile, come viene definita nella relativa scheda OA R-F, che ne propongono per analisi stilistica, una datazione tra fine sec. XIX e inizio XX. A ogni buon conto si segnala quanto il vescovo mons. Paolo Francesco Giustimniani, in visita pastorale a Spineda il 2 maggio 1756, aveva ordinato, cioè che sulla sommità dell’altare maggiore dovesse esse appeso un conveniente baldachino per la dovuta decenza del divin Sagramento.
Presbiterio
Stalli ai due lati

Gli stalli sono del secolo XVIII, secondo BF, o del periodo 1840-1850 per analisi stilistica secondo OA R-F: in legno di noce, con capitelli intagliati e sagomati ad archi con chiavi di volta; sui due timpani statue lignee raffiguranti S. Antonio Abate (a sinistra) e la Madonna del Rosario (a destra).
Altari laterali
Pittore veneto, San Gerolamo in preghiera nella grotta, pala

I due altari laterali sono di notevole pregio e la loro realizzazione e installazione risale probabilmente all’epoca della ricostruzione della chiesa, intorno al 1747. Infatti, sono entrambi databili secolo XVIII, secondo BF (secolo XVII in scheda OA R-F per analisi stilistica), che così li descrive: “altari laterali con mensa ad incrostazioni policrome, predella con due colonne grige e arco spezzato“. Nel 1874 l’altare di destra (entrando) era intitolato a S. Girolamo; la pala è assegnata dal BF a ignoto pittore veneto del secolo XVII (attributi della figurazione di S. Girolamo: grotta, leone, cappello cardinalizio, libri, teschio, crocifisso). Attualmente l’altare è dedicato alla Madonna del Rosario. L’altare di sinistra (entrando), oggi di S. Girolamo, era in origine intitolato alla Madonna del Rosario, e vi era collocata la Madonna del Rosario col Bambino, in marmo screziato, del secolo XVII.
Successivamente, in data non nota, si è proceduto all’inversione degli altari: San Girolamo, a sinistra, e la Madonna del Rosario a destra. Vi è memoria locale che in luogo della pregevole Madonna del Rosario col Bambino in marmo screziato sia stata fatta eseguire e collocata una statua lignea dipinta con analogo soggetto.
Candelieri

Su ognuno dei due altari sono collocate altrettante coppie di candelieri, che recano alla base un’incisione che ricorda un evento drammatico che colpì tutto il Trevigiano e anche Spineda: l’epidemia di colera del 1886. «Offerta della parrocchia nel colera 1886» recita il testo. In quell’anno morirono nel comune di Riese 102 persone, di cui 7 a Spineda, sepolte nottetempo per il rischio di contagio.
Ostensorio
Più drammatica del colera del 1886, è stata la II Guerra Mondiale, i cui nefasti e devastanti effetti culminarono nell’incendio del paese il 13 aprile 1945. Memoria del conflitto è, conservato nella chiesa di S. Antonio Abate, un prezioso ostensorio in argento, ideato da mons. Mariano Fantuzzo (1897-1978), canonico della Cattedrale di Treviso, professore nel Seminario, studioso di arte sacra, e realizzato dallo scultore, orafo e cesellatore trevigiano Domenico ‘Memi’ Gasparini (1911-1995). Il motivo dell’opera è dato dal nome del paese cui è destinato e di cui è dono: Spineda. Una pianta di spino che si alza dal rude terreno cosparso di bianchi fiorellini, mosso nel tronco da qualche ramo tagliato, e finisce in una corona di spine e di fiori che racchiude la raggera, su tutta l’estensione della quale campeggia la croce di argento dorato intorno alla custodia.
Cappelle laterali
Scultore veneto, Madonna del Rosario col Bambino, statua in marmo bianco screziato
Foto: Giorgio Cividal
Tra gli oggetti d’arte mobili della chiesa, un posto speciale, come spetta a un vero capolavoro, non può non averlo una statua in marmo bianco screziato, alta 128 cm, di ignoto scultore veneto del XVII secolo, raffigurante la Madonna del Rosario col Bambino. Nella relativa scheda OA R-F la datazione proposta per analisi stilistica è compresa tra il 1690 e il 1710. Attualmente collocata nella cappella di fronte a quella del fonte battesimale e in origine nell’altare di analoga intitolazione [ora con statua lignea dipinta della Madonna del Rosario con Bambino], la scultura si presenta agli occhi del devoto e del visitatore come opera di assoluta raffinatezza esecutiva e particolarmente emozionante nella carica espressiva che traspare in particolare dal volto della Vergine.
Il BF, nella sua scheda su Spineda pubblicato nel 1975, ritiene, pur senza fondamento documentale, che la statua abbia sostituito in passato una pala seicentesca (perduta) con la Madonna del Rosario, S. Caterina da Siena e S. Domenico, pala in origine posta nell’altare della Confraternita del Rosario. La tradizione vuole che la statua provenga dall’Abbazia di S. Eustachio di Nervesa, soppressa nel 1815.
Fonte battesimale

Un fonte battesimale nella chiesa di Spineda è documentato nel 1554, tuttavia privo di acqua benedetta. Quel fonte è probabilmente lo stesso che nel 1570 sarebbe stato provvisto dell’acqua e quindi reso attivo in occasione della erezione a curazia della chiesa di Spineda. Oggi il fonte è nella cappella sul lato di sinistra (entrando) al termine della navata. Il manufatto in pietra bianca di Vicenza «con coppa polilobata, piede liscio, gamba a fiore d’acanto» si connota per il suo pregio e qualità esecutiva, opera, secondo BF, di lapicida veneto del secolo XVI.
La datazione al 1570 è quantomeno messa in dubbio dal contenuto della relazione alla visita pastorale dell’8 settembre 1747, nel corso della quale si evoca la fabrica nuova della chiesa, cioè la ricostruzione ex-novo della chiesa attuale, e allo stesso tempo compare l’espressione in occasione del nuovo Battisterio, il che farebbe intendere trattarsi di una nuova vasca battesimale, quindi realizzata e installata in concomitanza con la nuova chiesa, e non risalente al 1570 come in Sartoretto e nel BF. Infine, a complicare le ipotesi di cronologia del manufatto, nella scheda OA R-F i redattori propongono una datazione ancora diversa, ovvero al primo quarto del secolo XVII (1600-1625).
Pittore veneto, Madonna del Rosario col Bambino, S. Antonio da Padova, S. Domenico e S. Rosa, pala

Il dipinto è collocato nella cappella che ospita il fonte battesimale. Non rilevato dal BF nel suo censimento del patrimonio artistico delle chiese locali. Nella scheda OA R-F si attribuisce l’opera a pittore di area veneta e databile all’ultimo quarto dell’Ottocento (1875-1899).
Sacrestia
Pittore veneto, San Gerolamo in preghiera nella caverna

Il BF omette di citare il dipinto raffigurante S. Girolamo in preghiera nella caverna, esposto nel raccolto vano delle confessioni. La scheda OA R-F attribuisce il dipinto a pittore veneto e indica per analisi stilistica una datazione tra il 1630 e il 1640.
Crocefissi lignei

Di notevole pregio sono poi due crocifissi lignei dipinti, entrambi databili al XVIII secolo secondo il BF. Di particolare interesse è il crocifisso processionale collocato sopra la porta di ingresso alla sacrestia, per il fatto che ha, allineati sopra i bracci, gli strumenti della passione. Assai pregevole anche l’altro crocefisso processionale, intarsiato e dipinto con placche dorate alle estremità e, nel braccio alto, il pellicano, simbolo del sacrificio di Cristo sulla croce per la salvezza degli uomini. Nelle schede OA R-F i due crocifissi sono datati per analisi stilistica al primo quarto del secolo XIX quello con gli strumenti della passione, e al terzo quarto del secolo XIX l’altro. Un terzo crocifisso è collocato nell’andito della sacrestia che ospita il confessionale.
Organo callidiano

Il patrimonio della chiesa di Spineda vanta un organo la cui costruzione originaria si ritiene doversi a Gaetano Callido (Este 1777 – Venezia 1813), uno dei grandi organari veneti. Quanto all’epoca di fabbricazione dello strumento, il BF propende per il 1795, riprendendo la data da mons. Sartoretto. Prima della morte, il 24 febbraio 1881, fu il parroco don Carlo Pacher, come documentato nel suo atto di morte, a provvedere all’erezione della Orchestra e all’acquisto dell’Organo. Dopo la scomparsa di don Pacher, l’organo fu rifatto sull’impianto originario dall’organaro Giuseppe Scuro di Castelfranco Veneto e inaugurato il 27 aprile 1884.
Fonte: Giacinto Cecchetto, Spineda Storia e storie di donne e uomini di terre e acque, Parrocchia Sant’Antonio Abate di Spineda
Tutte le foto: Giorgio Cividal
