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Letture di oggi

19. novembre 2019 : Martedì della XXXIII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
S. Matilde di Hackeborn, monaca e mistica (1241-1299)
Secondo libro dei Maccabei 6,18-31.

Un tale Eleàzaro, uno degli scribi più stimati, uomo già avanti negli anni e molto dignitoso nell'aspetto della persona, veniva costretto ad aprire la bocca e ad ingoiare carne suina.
Ma egli, preferendo una morte gloriosa a una vita ignominiosa, s'incamminò volontariamente al supplizio,
sputando il boccone e comportandosi come conviene a coloro che sono pronti ad allontanarsi da quanto non è lecito gustare per brama di sopravvivere.
Coloro che erano incaricati dell'illecito banchetto sacrificale, in nome della familiarità di antica data che avevano con quest'uomo, lo tirarono in disparte e lo pregarono di prendere la carne di cui era lecito cibarsi, preparata da lui stesso, e fingere di mangiare la porzione delle carni sacrificate imposta dal re,
perché, agendo a questo modo, avrebbe sfuggito la morte e approfittato di questo atto di clemenza in nome dell'antica amicizia che aveva con loro.
Ma egli, facendo un nobile ragionamento, degno della sua età e del prestigio della vecchiaia a cui si aggiungeva la veneranda canizie, e della condotta irreprensibile tenuta fin da fanciullo, e degno specialmente delle sante leggi stabilite da Dio, rispose subito dicendo che lo mandassero alla morte.
"Non è affatto degno della nostra età fingere con il pericolo che molti giovani, pensando che a novant'anni Eleàzaro sia passato agli usi stranieri,
a loro volta, per colpa della mia finzione, durante pochi e brevissimi giorni di vita, si perdano per causa mia e io procuri così disonore e macchia alla mia vecchiaia.
Infatti anche se ora mi sottraessi al castigo degli uomini, non potrei sfuggire né da vivo né da morto alle mani dell'Onnipontente.
Perciò, abbandonando ora da forte questa vita, mi mostrerò degno della mia età
e lascerò ai giovani nobile esempio, perché sappiano affrontare la morte prontamente e generosamente per le sante e venerande leggi". Dette queste parole, si avviò prontamente al supplizio.
Quelli che ve lo trascinavano, cambiarono la benevolenza di poco prima in avversione, ritenendo a loro parere che le parole da lui prima pronunziate fossero una pazzia.
Mentre stava per morire sotto i colpi, disse tra i gemiti: "Il Signore, cui appartiene la sacra scienza, sa bene che, potendo sfuggire alla morte, soffro nel corpo atroci dolori sotto i flagelli, ma nell'anima sopporto volentieri tutto questo per il timore di lui".
In tal modo egli morì, lasciando non solo ai giovani ma alla grande maggioranza del popolo la sua morte come esempio di generosità e ricordo di fortezza.

Salmi 3,2-3.4-5.6-7.

Signore, quanti sono i miei oppressori!
Molti contro di me insorgono.
Molti di me vanno dicendo:
"Neppure Dio lo salva!".
Ma tu, Signore, sei mia difesa,
tu sei mia gloria e sollevi il mio capo.
Al Signore innalzo la mia voce
e mi risponde dal suo monte santo.
Io mi corico e mi addormento,
mi sveglio perché il Signore mi sostiene.
Non temo la moltitudine di genti
che contro di me si accampano.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 19,1-10.

In quel tempo, Gesù entrato in Gerico, attraversava la città.
Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco,
cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura.
Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua».
In fretta scese e lo accolse pieno di gioia.
Vedendo ciò, tutti mormoravano: «E' andato ad alloggiare da un peccatore!».
Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch'egli è figlio di Abramo;
il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

"Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua"
Santa Teresa del Bambin Gesù (1873-1897), carmelitana, dottore della Chiesa

Lettera 137

Celina, quale mistero la nostra grandezza in Gesù! Ecco qui tutto quel che Gesù ci ha mostrato facendoci salire sull'albero simbolico di cui ti parlavo poco fa. E ora quale scienza ci insegnerà? Non ci ha già insegnato tutto? Ascoltiamo quello che Egli ci dice: «Affrettatevi a scendere, occorre che io oggi dimori a casa vostra». Ma come? Gesù ci dice di scendere! Dove dunque bisogna scendere? Celina, tu lo sai meglio di me, tuttavia lascia che ti dica dove noi dobbiamo ora seguire Gesù. Un tempo, i Giudei domandavano al nostro divin Salvatore: "Maestro, dove abiti?" ed Egli rispondeva loro: "Le volpi hanno la loro tana, gli uccelli del Cielo i loro nidi, ma io non ho dove posare il capo" (Gv 1,38; Mt 8,20). Ecco fin dove dobbiamo scendere, per poter servire da dimora a Gesù: essere così povere da non aver dove posare il capo. Vedi quel che Gesù ha fatto nella mia anima durante il ritiro. Tu capisci che si tratta di realtà interiori. (...)

Quel che Gesù desidera è che noi lo accogliamo nei nostri cuori, senza dubbio sono già liberi dalle creature, ma ahimé, io sento che il mio non è ancora del tutto libero da me stessa ed è per questo che Gesù mi dice di scendere! Lui, il Re dei re, si è talmente umiliato che il suo viso era nascosto e nessuno lo riconosceva. E anch'io voglio nascondere il mio viso, voglio che solo il mio Diletto possa vederLo, che sia solo Lui a contare le mie lacrime, che almeno nel mio cuore possa riposare il suo amatissimo capo ed Egli possa sentire che lì è conosciuto e compreso!

Fonte: Vangelo del Giorno

 


 

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