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Letture di oggi

21. gennaio 2019 : Martedì della II settimana delle ferie del Tempo Ordinario
S. Vincenzo Pallotti, sacerdote e fondatore (1795-1850)
Lettera agli Ebrei 6,10-20.

Fratelli, Dio non è ingiusto da dimenticare il vostro lavoro e la carità che avete dimostrato verso il suo nome, con i servizi che avete reso e rendete tuttora ai santi.
Soltanto desideriamo che ciascuno di voi dimostri il medesimo zelo perché la sua speranza abbia compimento sino alla fine,
e perché non diventiate pigri, ma piuttosto imitatori di coloro che con la fede e la perseveranza divengono eredi delle promesse.
Quando infatti Dio fece la promessa ad Abramo, non potendo giurare per uno superiore a sé, giurò per se stesso,
dicendo: Ti benedirò e ti moltiplicherò molto.
Così, avendo perseverato, Abramo conseguì la promessa.
Gli uomini infatti giurano per qualcuno maggiore di loro e per loro il giuramento è una garanzia che pone fine ad ogni controversia.
Perciò Dio, volendo mostrare più chiaramente agli eredi della promessa l'irrevocabilità della sua decisione, intervenne con un giuramento
perché grazie a due atti irrevocabili, nei quali è impossibile che Dio mentisca, noi che abbiamo cercato rifugio in lui avessimo un grande incoraggiamento nell'afferrarci saldamente alla speranza che ci è posta davanti.
In essa infatti noi abbiamo come un'àncora della nostra vita, sicura e salda, la quale penetra fin nell'interno del velo del santuario,
dove Gesù è entrato per noi come precursore, essendo divenuto sommo sacerdote per sempre alla maniera di Melchìsedek.

Salmi 111(110),1-2.4-5.9.10d.

Renderò grazie al Signore con tutto il cuore,
nel consesso dei giusti e nell'assemblea.
Grandi le opere del Signore,
le contemplino coloro che le amano.

Ha lasciato un ricordo dei suoi prodigi:
pietà e tenerezza è il Signore.
Egli dà il cibo a chi lo teme,
si ricorda sempre della sua alleanza.

Mandò a liberare il suo popolo,
stabilì la sua alleanza per sempre.
la lode del Signore è senza fine.



Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 2,23-28.

In giorno di sabato, Gesù passava per i campi di grano, e i discepoli, camminando, cominciarono a strappare le spighe.
I farisei gli dissero: «Vedi, perché essi fanno di sabato quel che non è permesso?».
Ma egli rispose loro: «Non avete mai letto che cosa fece Davide quando si trovò nel bisogno ed ebbe fame, lui e i suoi compagni?
Come entrò nella casa di Dio, sotto il sommo sacerdote Abiatàr, e mangiò i pani dell'offerta, che soltanto ai sacerdoti è lecito mangiare, e ne diede anche ai suoi compagni?».
E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato!
Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato».

“Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato”
San Giovanni Crisostomo (ca 345-407), sacerdote ad Antiochia poi vescovo di Costantinopoli, dottore della Chiesa

Omelie sul Vangelo di Matteo, n° 39

“Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato”… La legge del sabato all’inizio era importantissima: insegnava agli ebrei ad essere buoni e pieni di umanità nei confronti del loro prossimo; insegnava loro a credere alla sapienza e provvidenza di Dio creatore… Quando Dio diede la legge del sabato, voleva far capire unicamente che si astenessero da ogni male: “Non farete nulla in questo giorno, tranne le opere che riguardano l’anima” (Es 12,16 LXX). Nel Tempio, in questo giorno santo, non si lavorava più del solito… Così l’ombra della Legge preparava la luce della piena verità (cfr Col 2,17).

Cristo ha forse abolito una legge così utile? Assolutamente no: l’ha ancor più allargata… Non era più necessario insegnare in questa maniera che Dio era il creatore di tutto ciò che esiste, né di formare alla bontà verso gli altri, poiché tutti erano invitati ad imitare l’amore di Dio per l’uomo, secondo la parola: “Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro” (Lc 6,36). Non era più necessario fissare un giorno di festa per coloro che erano invitati a fare dell’intera vita una festa: “Celebriamo dunque la festa –scrive l’apostolo Paolo - non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità” (1Cor 5,8)… Quale necessità dunque di una legge del sabato per il cristiano, che passa la vita in una celebrazione continua e pensa sempre al cielo? Sì, fratelli, celebriamo questo sabato celeste e continuo.

Fonte: Vangelo del Giorno

 


 

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