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Pio X e gli Ebrei: una rivalutazione (parte 2 di 3)

 

 

Pio X e gli Ebrei: una rivalutazionePiero della Francesca, Tortura dell'Ebreo (dettaglio)
Cappella Maggiore Basilica di San Francesco ad Arezzo, databile al 1452-1466.
Quando si scende dal livello delle ideologie nazionali e religiose a quello dei rapporti quotidiani, entriamo in un ambito nel quale nessuno ha mai tentato di fornire una prova qualsiasi di animosità anti-ebraica da parte di Pio X. La materia tuttavia è importante, sia per il suo interesse umano che per il ruolo che ha avuto nel cementare alleanze politiche che hanno portato alla fine dell’antisemitismo nel clero italiano all'inizio del XX secolo.


Il più antico, più stretto e più duraturo di questi rapporti era certamente con Leone Romanin Jacur e la sua famiglia. Villa Romanin Jacur SalzanoDal 1867 al 1875, Giuseppe Sarto è stato parroco di Salzano, nella diocesi di Treviso, dove Moise Vita Jacur possedeva vasti terreni agricoli, un setificio e una villa. Tutti gli osservatori molto ben informati della scena ebraica italiana hanno osservato che non era insolito per i proprietari terrieri ebrei mantenere buone relazioni con il curato del luogo, in quella che era una naturale convergenza delle élite laiche e clericali legate insieme dall’isolamento rurale e sociale, da affinità culturali, e da un conservatorismo comune (16). La situazione che si è sviluppata a Salzano non era un’eccezione. Si sono formati piccoli rapporti contrattuali tra la parrocchia e Moise Vita Jacur. Il pastore poteva contare sulla generosità della famiglia nelle sue attività caritative e di soccorso, come ad esempio durante l'epidemia di colera del 1873. Come in ‘Piccolo Mondo Antico’ di Antonio Fogazzaro, il parroco del paese era anche invitato spesso a giocare a tresette nel salotto della villa.


Romanin JacurLeone Romanin Jacur, 1847-1928Una particolare amicizia si è sviluppata in quel momento tra don Sarto e il nipote di Moise Vita, Leone Romanin Jacur. Ingegnere padovano che ha dato notevoli contributi nel campo della bonifica, della navigazione interna, dell’irrigazione, della ventilazione in fabbrica, e nella costruzione dell'ospedale, Romanin Jacur è stato deputato italiano conservatore per 39 anni (1880-1919) e Senatore dal 1920 fino alla sua morte nel 1928. Per tutto il tempo delle rispettive carriere, i due uomini sono rimasti in contatto, scambiandosi gli auguri a ogni capodanno e in occasione della festa di San Giuseppe, e cortesie di natura molto più concreta. Per esempio, quando monsignor Sarto è stato nominato patriarca di Venezia nel 1893, Romanin Jacur è intervenuto con successo a suo nome con il governo italiano, che aveva ritardato il rilascio dell’exequalur richiesto (17). Dopo che il cardinale Sarto è diventato papa, il suo amico di lunga data è diventato assiduo frequentatore dei Palazzi Apostolici. Nelle elezioni generali del 1913, le forze clericali hanno attivamente sostenuto la candidatura di Romanin Jacur nel distretto elettorale di Piove di Sacco, e Pio X ha scritto personalmente al deputato ebreo per congratularsi con lui per la sua "rielezione pacifica e trionfante" (18).


Il rispetto reciproco e la cooperazione in sforzi comuni, se non una reale amicizia personale, hanno anche caratterizzato le relazioni di Giuseppe Sarto con altri ebrei. Durante il suo periodo mantovano, il futuro Pontefice ha potuto sempre contare sulla filantropia di una serie di famiglie ebree importanti (Finzi, Colorni, Sforni, Loria, Cologna, Cantoni). Infatti, quando gli viene chiesto da Papa Leone XIII chi erano i migliori cristiani della città, il vescovo si dice che abbia risposto: “A dirla schietta, per quanto riguarda la carità, i migliori cristiani sono gli ebrei" (19). In seguito, come patriarca di Venezia, il cardinale Sarto è stato particolarmente vicino alla famiglia dell'avvocato fiscale e consigliere comunale Grassini, che a volte ha prestato piccole somme al prelato a copertura delle spese di fine mese (20).


A livello nazionale, le affinità politiche hanno costituito la base della collaborazione tra Pio X e altri due notabili ebrei, Vittorio PolaccoVittorio Polacco (Fonte: Wikipedia)Vittorio Polacco e Ulderico Levi. Polacco, nativo di Padova, era un distinto giurista e docente universitario nominato al Senato italiano nel 1910 (21). Nel 1894, aveva scritto un libro destinato a correggere il "malinteso" che gli ebrei italiani fossero a favore di un cambiamento nella legge civile che ammetteva il divorzio nel regno (22). Dieci anni dopo, sulla scia del tentativo fallito del governo Zanardelli di far passare tale normativa, il professor Polacco ha incontrato Pio X, per coordinare l'azione anti-divorzio. Durante un’altra udienza, ha discusso della ‘Lega contro l'ateismo’ sponsorizzata dal Papa (23).


Ulderico Levi era un deputato conservatore del parlamento, che rappresentava Reggio Emilia dal 1884 al 1895, e senatore dal 1898 al 1922 (24). Munifico benefattore della sua città natale, Levi ha finanziato personalmente la costruzione dell'acquedotto della città e del teatro comunale. Ulderico LeviUlderico Levi (Fonte: Wikipedia)Sposato a una cattolica, la sua filantropia si è estesa anche a enti confessionali, come ad esempio l'Istituto Artigianelli, che in realtà rifiutava l'ingresso ai bambini ebrei (25). La prima candidatura politica del Levi è stata sollecitata su di lui da niente meno che il vescovo locale, monsignor Guido Rocca, nel contesto della chiusura dei ranghi degli elementi liberali moderati contro la minaccia di una vittoria radicale, in una elezione parlamentare straordinaria del 1884 (26). Esattamente vent'anni dopo, nel 1904, Pio X ha mitigato il cosiddetto non expedit, che proibiva ai cattolici italiani di partecipare alle elezioni nazionali, per un motivo simile, eccetto che allora la minaccia contro l'ordine stabilito comprendeva anche il movimento socialista in crescita. In questa occasione, Ulderico Levi ha inviato alla Rassegna Nazionale clericale una lettera aperta, altamente elogiativa dell’azione del papa. Pubblicata anonima, l'identità del suo autore è stata rivelata da II Momento di Torino. L’autorevole quotidiano cattolico ha continuato notando che il senatore Levi era un altro ebreo che frequentava spesso il Vaticano (27).


I legami di "cortesia e filantropia" sottolineati nella sua intervista con Herzl avevano chiaramente legato al Papa un certo numero di ebrei durante le varie fasi della sua carriera, come è stato, naturalmente, per i legami di affinità ideologica e politica. L’impressione generale stessa di Giuseppe Sarto sui suoi rapporti con gli ebrei era che li aveva "trovati spesso giusti e affidabili". Questo è stato detto direttamente dal papa al direttore de L'Osservatore Romano, Giuseppe Dalla Torre, che anni dopo testimoniò dell’atteggiamento benevole di Pio X verso gli ebrei durante il processo per la sua canonizzazione (28). Esistono anche numerosi aneddoti riguardanti il Sarto di espressioni e commenti familiari, spesso in dialetto veneziano, in materia di ebrei. Anche se sono spesso di seconda mano e alcuni sono molto probabilmente aprocrifi, sono del tutto in linea sia con il noto senso di umorismo del papa e con quello che sappiamo circa i suoi rapporti con i singoli ebrei.


Ad esempio, per quanto riguarda il suo amico Leone Romanin Jacur, Pio X ha dichiarato, parafrasando la Vulgata di Giovanni 1,47: "È un ottimo israelita in cui non c'è falsità” (29). Quando un venditore ambulante ebreo ha suonato alla residenza del vescovo di Mantova, Monsignor Sarto ha precisato che era Sabato e lo ha rimproverato, dicendo: "Tu sei un cattivo ebreo perché non rispetti la tua religione, e bada che se ti trovo ancora a lavorare di sabato, ti proibirò l'entrata all'episcopato" (30). L’insigne giurista e storico Vittore Colorni racconta che, quando una delegazione di mantovani ha visitato il pontefice neo-eletto per congratularsi, Pio X ha preso da parte Guido Rava Sforni e gli ha chiesto di portare indietro la benedizione del papa al suo ex gregge episcopale. Notando l'espressione di sorpresa sul volto di suo interlocutore, il papa ha aggiunto: "No’l gh’abia paura: l'imbalagio xe strasso ma la merce xe bona" ("Non tema: la confezione è scarsa, ma la merce è buona") (31). Infine, il cardinale arcivescovo di Milano, Andrea Ferrari, riferendosi all’Avvenire d’Italia di Bologna curato da Cesare Algranati, un Ebreo battezzato che era diventato un controversialista antisemita ed esponente avanzato della democrazia cristiana, ha raccontato che Pio X, acido, ha rimarcato: "L'è fà da ebrei e gli ebrei no se converten” ("È una creazione degli ebrei e gli ebrei non si convertono!”) (32).


In questi aneddoti, vediamo Giuseppe Sarto che va al di là delle espressioni di stima personale, con una difesa generale del valore della religiosità, anche se è non cristiana, come nel suo rimprovero dell’ambulante che non rispetta il sabato. Il commento al cardinal Ferrari riguardante Algranati richiede qualche interpretazione. In sostanza, il papa metteva in dubbio la fedeltà di un rinnegato che si era messo contro il suo stesso popolo e che ora era in contrasto con la politica ufficiale della Chiesa in materia di attivismo sociale. Inoltre, nella sua esperienza personale, Pio X aveva trovato che gli ebrei di regola non si convertono, o lo fanno solo in extremis, e quindi Algranati era forse un "cattivo Ebreo" ab initio e non ci si poteva fidare. Il papa si considerava un giudice giusto di chi era, o non era, un "buon Ebreo".


La domanda che ora sorge spontanea è se la simpatia e collaborazione personale stretta di Pio X con i singoli ebrei influenzava la condotta pubblica del pontefice riguardo la condizione del popolo ebraico come oggetto di diffamazione e violenza. L’atteggiamento si è tradotto in azione?


Beilis leaving the courtMendel Beilis lascia il tribunale con in mano l'atto d'accusa
il 13 Maggio 1913 (Foto: Edmund Levin) Fonte: Slate.com
Nel suo necrologio di Giuseppe Sarto, il periodico ebraico leader in Italia ha osservato che il papa era stato l'unico sovrano europeo a protestare contro i pogrom in Russia (33). Il 18 ottobre 1913, il segretario di Stato vaticano, Rafael Merry del Val, ha inviato una lettera al lord Lionel Rothschild per confermare l'autenticità del rapporto del 1759 del cardinale Lorenzo Ganganelli al Sant'Uffizio sulla infondatezza totale delle accuse di omicidio rituale contro gli ebrei. Questo documento è stato presentato dalla difesa nel processo di Mendel Beilis, che si stava svolgendo allora a Kiev (34). Tre settimane più tardi, il Papa stesso ha scritto a Leone Romanin Jacur in materia. Nella stessa lettera in cui si è congratulato con il suo amico per la sua recente vittoria elettorale, Pio X gli ha assicurato "Quanto al doloroso Processo di Kiev, Ella può star ben certo, che la S. Sede studierà tutti i mezzi per ovviare alle fatali conseguenze dell'infame fanatismo di quelle popolazioni... Ad ogni modo faccio voti, che il processo finisca senza danno dei poveri Israeliti(35). Dato lo stato attuale della documentazione a disposizione del pubblico, però, non siamo a conoscenza di quali misure effettive il Vaticano potrebbe avere adottato per presentare la posizione del papa al governo zarista.

 

 


Riferimenti:

  1. Eugenio Righini, Antisemitismo e semitismo nell'Italia politica modem (Milan, 1901), pp. 230-231.
  2. Vedi Il Vessillo israelitico 60 (1912): 674-675 e Emilio Zanzi, "Pio decimo," La Stampa (Torino), 20 Agosto 1914.
  3. Per Leone Romanin Jacur (1847-1928), vedi Telesforo Sarti, Il parlamento subalpino e nazionale (Roma, 1896), p. 820; Senato del Regno, Legis. XXVII, Sess. 1924-29, Cenni necrologi estratti dai resoconti delle sedute (Roma, 1929), pp. 443-446; necrologio in Israel (Roma), 23 Ago. 1928. Sulle sue relazioni e quelle della sua famiglia con Pio X, vedi Annibale Alberti, Leone, Emanuele e Michelangelo Romanin Jacur. In memoriam (Roma, 1930), pp. 171-177 e la pubblicazione anonima Giuseppe Santo, arciprete di Salzano (186-­1875) (Padova, 1925), pp. 64-65.
  4. La Stampa, 20 Ago. 1914: "Per dirla schietta, in materia di carità, i migliori cristiani sono gli ebrei".
  5. Vedi memorie della figlia di Grassini, Margherita Sarfatti, Acqua passata (Rocca San Casciano, 1955), pp. 47-48, 52-53.
  6. Per Vittorio Polacco (1859-1926), vedi Senato del Regno, Cenni necrologi, pp. 233-239 e Alessandro Levi, "Ricordo di Vittorio Polacco", in Scritti in onore di Riccardo Bachi (Città di Castello, 1950), pp. 130-139.
  7. Vittorio Polacco, La questione del divorzio e gli lsraeliti in Italia (Padova, 1894).
  8. Vedi II Vessillo israelitico 51 (1903): 373 e Levi, "Ricordo", p. 135.
  9. Per Ulderico Levi (1842-1922), vedi Sarti, Il parlamento, p. 579; Giuseppe Grasselli, Il nobile Ulderico Levi (Reggio Emilia 1946); Ulderico Levi, Appunti e ricordi (Reggio Emilia, 1895).
  10. Vedi II Corriere israelitico 44 (1905-1906): 244,45.
  11. Levi, Appunti, p. 14.
  12. (Ulderico Levi], “Un giudizio su Pio X”, Rassegna nazionale 141 (1905): 535 (1 Feb. 1905) e Il Momento (Torino), 6 Feb. 1905.
  13. Sacra Rituum Congregatio, Beatificationis et canonizationis servi Dei Pii Papae X: Positio super virtutibus (Città del Vaticano, 1949), p. 95: "spesso li aveva trovati persone corrette e leali".
  14. Alberti, Leone, Emanuele e Michelangelo Romanin Jacur, p. 176: "È un ottimo israelita, in quo dolus non est".
  15. Il Vessillo israelitico 51 (1903): 261: “Tu sei un cattivo ebreo perché non rispetti la tua religione, e bada che se ti trovo ancora a lavorare di sabato, ti proibirò l'entrata all'episcopato".
  16. Lettera di Vittore Colorni all’autore, 13 Giugno 1979: "No’l gh’abia paura: l'imbalagio xe strasso ma la merce xe bona".
  17. Maria Torresin, "Il card. Andrea C. Ferrari, arcivescovo di Milano, e S. Pio X", Memorie storiche della Diocesi di Milano 10 (1963): 102: "L'è fà da ebrei e gli ebrei no se converten”. Per Cesare Algranati (1865-1925), vedi Fausto Fonzi, Dizionario biografico degli Italiani, 2.365-366 e Alessandro Zussini, Dizionario storico del movimento cattolico in Italia, 2.545-549.
  18. IL Vessillo israelitico 62 (1914): 449-450.
  19. Per la corrispondenza Rothschild-Merry del Val, vedi ibid., 61 (1913): 610-611 e The Ritual Murder Libel and the Jew. The Report by Card. Lorenzo Ganganelli (Pope Clement XIV), ed. Cecil Roth (London, 1934), pp. 32-35. È ironico che tra gli avi di Merry del Val si conti San Domingo di Saragoza, un pseudo-martire del tredicesimo secolo a un supposto rituale di uccisione Ebreo. Vedi F. A. Forbes, Rafael, Card. Merry del Val (London, 1932), p. 11, n. 2.
  20. Lettera scritta a mano da Pio X a Leone Romanin Jacur, 7 Nov. 1913, conservata tra le carte della famiglia Romanin Jacur, Padova: "Quanto al doloroso Processo di Kiev, Ella può star ben certo, che la S. Sede studierà tutti i mezzi per ovviare alle fatali conseguenze dell'infame fanatismo di quelle popolazioni... Ad ogni modo faccio voti, che il processo finisca senza danno dei poveri Israeliti". Sono molto grato per la cortesia del pronipote del deputato, lng. Leo Romanin Jacur, che mi ha gentilmente fornito una fotocopia di questo documento.

 

 


Andrew M. CanepaFonte: Andrew M. Canepa, Pius X and the Jews: A Reappraisal, Vol. 61, No. 3 (Sep., 1992), pp. 362-372, Published by: Cambridge University Press on behalf of the American Society of Church History

Traduzione di Franco Pellizzari.

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